La provvidenza – riflessione di don Davide Rota

    Oggi il Patronato celebra la festa della Provvidenza: l’aveva fortemente voluta a suo tempo don Bepo per caratterizzare una modalità di azione a cui egli fortemente credeva e a cui voleva che si ispirassero i suoi collaboratori e segnasse lo stile del Patronato. La Provvidenza è infatti anzitutto segno distintivo dell’agire divino nella storia, il suo segno principale e più caratteristico: essa infatti è figlia della fedeltà di Dio alle sue promesse («Molte sono le idee nella mente dell’uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo» Pr 19,21) e del suo immenso amore verso le sue creature. Le parole più belle e significative sulla Provvidenza le ha pronunciate Gesù in Matteo 6,25-34:

    “Io vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.

    Se il PSV è andato avanti per 90 anni e andrà avanti –come ci auguriamo- per molti altri ancora, lo si deve in primo luogo alla Provvidenza divina e solo in secondo luogo al pur lodevole impegno di tanti preti e laici. Che la fiducia nella Provvidenza non sia cosa da ingenui o sprovveduti, è un profeta e martire come Bonhoeffer a ricordarcelo: “Dio non compie tutti i nostri desideri, ma mantiene tutte le sue promesse” e un grande benefattore come don Carlo Gnocchi a confermarcelo: “Dio, l’anima, la Provvidenza e l’aldilà con la sua chiara e acquietante giustizia per tutti. Ce n’è abbastanza per costruirvi saldamente tutta un’esistenza, come su pochi pilastri di roccia gettati nel fiume rapido e insidioso della vita”. Nulla al mondo infatti è più sicuro e garantito della certezza che Dio ci ama e provvede al nostro bene. Ma questa certezza non dà a nessuno il permesso di trattare la Provvidenza come una serva dalla quale si pretende di tutto o peggio ancora come una specie di rimedio alla nostra inettitudine e incapacità: la Provvidenza è una signora, una grande, nobile signora che dà tutto a chi si sforza di assomigliarle e di conseguenza bisogna meritarsela. Uno che se ne intendeva come Ignazio di Loyola raccomandava: “Prega come se tutto dipendesse da Dio e lavora come se tutto dipendesse da te”. Che la Provvidenza favorisca le persone serie e oneste ce lo ricorda chiaramente uno scrittore caustico come Léon Bloy “…Giustizia vuole che gli imbecilli e gli infingardi non abbiano Provvidenza”. Insomma perché la Provvidenza divina intervenga a nostro favore ci vogliono da parte nostra almeno due condizioni e bisogna ricordarne una terza:

    1) grande fiducia in Dio che è fedele alle promesse e non ci abbandona mai anche quando sembra che le difficoltà e i problemi ci travolgano, nella certezza che –come dice A. Manzoni nei Promessi Sposi- : “Dio non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”. Lo capiremo se non perdiamo mai di vista quel Regno di Dio che è il dono completo e definitivo che Dio prepara per noi suoi figli e che un altro grande scrittore, l’inglese Gilbert K. Chesterton così descrive magistralmente: “La Provvidenza ci ha tagliato l’immortalità a pezzetti, come la nutrice taglia a bastoncelli il pane imburrato al bambino”.

    2) certamente l’uomo deve fare solo ciò che può, ma è altrettanto vero che è chiamato a fare tutto ciò che può: quando avrai dato fondo a tutte le tue risorse, quando avrai toccato il limite oltre il quale non è più possibile andare, chiedi a Dio che intervenga e lui non ti farà mai mancare il suo aiuto.

    3) la Provvidenza è opera di Dio, ma ha sempre il volto di una persona concreta. Un racconto aiuta a capirlo: Un uomo chiede a Dio di salvarlo da un’inondazione. Prima arrivano i vigili del fuoco, ma lui si rifiuta di entrare nella loro barca perché attende l’aiuto di Dio. Poi arriva la protezione civile, ma neanche nella loro imbarcazione entra. Infine viene raggiunto da un elicottero della polizia, ma si rifiuta ancora una volta. Così l’uomo muore annegato e quando arriva in cielo chiede a Dio: “Perché mi hai abbandonato?” Al che Dio risponde: “Ma se ti ho mandato prima i pompieri, poi la protezione civile e infine la polizia, e tu li hai rifiutati tutti!”… 

     

    – don Davide Rota –

     

     

     

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