mercoledì 19 settembre ’18

    XXIV Settimana del tempo ordinario

     

     

    nell’immagine un dipinto di Ferdinand Hodler 

     

     

    Aforisma del giorno

    Dio perdona sempre. L’uomo perdona qualche volta. La natura non perdona mai.

     

    Iniziamo la Giornata Pregando (RABINDRANATH TAGORE)

    Fa’ che io preghi, Signore, non per allontanare da me i pericoli bensì per affrontarli senza timore. Fa’ che io preghi, non per implorare la fine del dolore, ma per un cuore che lo vinca. Fa’ che io non implori nell’ansia di essere salvato ma speri nella pazienza per conquistare la mia libertà. Amen

     

    S. Gennaro

    Nato a Napoli, nella seconda metà del III secolo, fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato dai pagani. Durante le persecuzioni di Diocleziano si inserisce la storia del martirio: destinato ad essere sbranato dagli orsi, quando il proconsole si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri, prevedendo disordini durante i giochi nello stadio, cambiò decisione e fece decapitare i prigionieri. Era l’anno 305 d. C.

     

    Ascoltiamo la Parola di Dio (Luca 7,31-35)

    Il Signore disse: «A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili? Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto! E’ venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio. E’ venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli».

     

    BREVE COMMENTO AL VANGELO

    Riconoscere che nelle nostre vicissitudini si dispiega l’opera misteriosa di Dio è un’abitudine che può cambiare il modo di iniziare la giornata. Allora smettiamola di fare i bambini capricciosi e lamentosi, sempre insoddisfatti di ciò che abbiamo, e diventiamo grandi, accogliendo la Sapienza, che è lo Spirito, che ci permette di riconoscere l’opera di Dio in noi.

     

    Riflessione Per Il Giorno (Mons. Nunzio Galantino)

    La tenerezza di Dio si intreccia nei fili della nostra trama quotidiana: il suo Regno si nasconde nel granello di senape, nel pizzico di lievito, nel minuscolo seme. Roba, insomma, di tutti i giorni. Un tempo Rilke scrisse: «Se la tua giornata ti sembra povera, non la accusare; accusa te stesso, che non sei abbastanza poeta da evocarne le ricchezze», come dire che siamo noi a rendere povero e meschino un tempo o un luogo se siamo senza fantasia, senza sussulti, senza capacità di lasciarci sorprendere. Anche Martin Buber sottolinea la realtà della misteriosa presenza di Dio nel quotidiano: un giorno in cui riceveva degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a bruciapelo: “Dove abita Dio?”. Quelli risero di lui. “Ma che vi prende? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?”. Ma il Rabbi diede lui la risposta alla domanda: “Dio abita dove lo si lascia entrare”. Ecco ciò che conta in ultima analisi: lasciar entrare Dio. Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova e dove ci si trova realmente, dove si vive e dove si vive una vita autentica. Se instauriamo un rapporto santo con il piccolo mondo che ci è affidato… allora lasciamo entrare Dio.

     

    Intenzione del giorno

    Preghiamo perché abbiamo la forza di rifiutare le “porcherie” che il mondo offre con generosità a chi non ricerca il bene e la verità, ma solo il piacere e i suoi comodi.

     

    Don’t forget…!

    Personaggio della Settimana

     

     

    DAG HJALMAR

    AGNE CARL HAMMARSKJÖLD

     

    (1905-1961)

    «MERITA  IL POTERE

    SOLO CHI OGNI GIORNO

    LO RENDE GIUSTO»

    Dag Hammarskjöld, politico, diplomatico, economista e scrittore svedese fu segretario generale delle Nazioni Unite per due mandati consecutivi da 1953 al 1961. Nato il 29 luglio del 1905 a Jönköping morì, durante una missione in Africa per risolvere la crisi congolese, la notte tra il 17 e il 18 settembre 1961 in Rhodesia del Nord, con altre 15 persone, in un incidente aereo avvenuto in circostanze mai del tutto chiarite. Hammarskjöld si trovava in missione in Africa per la crisi congolese, sull’accaduto ci furono almeno tre inchieste ufficiali, una delle Nazioni Unite e le altre delle autorità della Rhodesia, ma nessuna riuscì a ricostruirne con precisione le cause. Lo stesso anno gli fu conferito il Nobel per la pace postumo per la sua attività umanitaria: «In segno di gratitudine – recitano le motivazioni del Comitato – per tutto quello che ha fatto, per quello che ha ottenuto, per l’ideale per il quale ha combattuto: creare pace e magnanimità tra le nazioni e gli uomini». Oltre a guidare le Nazioni Unite, Dag è ricordato anche come testimone di una profonda fede evangelica.

    Una fede vissuta in solitudine, scoperta solo dopo la morte, quando fu trovato il suo diario il cui tema principale era costituito – per usare le sue stesse parole – “dal mio commercio con me stesso e con Dio”. Le preziose pagine di quest’opera postuma hanno mostrato al mondo il vero animo di quest’uomo del quale tutti lodavano le straordinarie virtù politiche alle quali è stato poi aggiunto il cammino spirituale intrapreso in età matura e arricchito dagli insegnamenti di S. Giovanni della Croce, Blaise Pascal, Martin Buber. Molti critici della storiografia letteraria e numerosi esponenti del cattolicesimo si stupirono di scoprire che una persona che ricoprisse un così alto incarico a livello mondiale e immersa nel pieno di crisi internazionali avesse una vita spirituale tanto intensa. Contemplazione e preghiera: la sua probabilmente è stata una fede interiorizzata, un’azione introspettiva tesa ad analizzare debolezze, difetti, tentazioni tipiche dell’uomo come l’ambizione e l’orgoglio, di cui nel diario rivolgendosi a un eventuale, ipotetico e trascendentale lettore, li riconosce in sé, li mette sotto una lente di ingrandimento, dandone definizioni brevi, significative e spesso inclementi, usando un linguaggio rintracciabile nelle Confessioni di Sant’Agostino. Come inoltre hanno riflettuto in molti, se si accostano le date del diario a quelle degli eventi che caratterizzarono gli anni in cui fu alla guida dell’Onu, si può tracciare con lucidità la figura di un credente che esprimeva la sua fede impegnandosi nel civile, essendo egli al servizio dell’umanità e alla pace. Quella che perseguì pertanto non fu una diplomazia dei rapporti di forza, quanto piuttosto una «diplomazia della riconciliazione», motivo per il quale gli venne assegnato, postumo, il premio Nobel per la pace.

     

     

     

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