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In genere sono questi i ragazzi che arrivano al Centro: la società li chiama “adolescenti invisibili”, perché non rientrano in nessuna categoria sociale e sembrano espulsi dai circuiti normali della società. Soprattutto sono fuori dal circuito della scuola e del lavoro. In un tempo di crisi come il nostro, sono le categorie sociali più fragili e che fanno fatica a pensare e a costruirsi un futuro… Attualmente il CENTRO META offre risposte concrete e con buone prospettive di futuro a quegli adolescenti e giovani che vivono questa condizione di disagio. Se vogliamo, questo progetto è un po’ la riscoperta di quello che il Patronato ha sempre fatto nella sua storia: introdurre i giovani nel mondo del lavoro, non solo attraverso la Scuola professionale, ma anche attraverso dei laboratori in cui i giovani si sperimentano e provano a maturare. Scrive don Bepo:“Sappiamo bene di non avere esaurito il nostro compito quando abbiamo dato al nostro giovane un pane, un tetto, un mestiere, una professione, quando abbiamo donato un sorriso; potremmo avere formato un egoista, geloso della propria sicurezza raggiunta, riguardoso di non perderla, di non impoverirsi nel comunicarla. Questo ci preme assai: inserire nell’animo dei nostri ragazzi la carità. Non debbono solo ricevere ma debbono sapere donare.”I giovani vengono inviati al CM dai servizi sociali, scuole e parrocchie. A volte sono le stesse famiglie che accompagnano i loro figli. Quasi tutti arrivano con la speranza di trovare un lavoro.Il Centro Meta per aiutare tali ragazzi ha strutturato un percorso preciso:

  1. Accoglienza: a tutti è garantito un colloquio e momenti di ascolto.
  2. Lo psicologo aiuta il ragazzo a capire come e in che direzione orientare la sua vita.
  3. A questo punto sono offerte al giovane tre possibilità: a) ricerca del lavoro, b) stage in azienda per un periodo minimo di tre mesi, c) ingresso ai laboratori aperti proprio per accogliere tali ragazzi.

A decidere che proposta fare ai singoli giovani è l’équipe del Centro, persone che lavorano insieme e si incontrano ogni venerdì mattina, che ha reso e continua a rendere possibile tale esperienza. Ringraziando tutti quelli che hanno lavorato presso il Centro Meta e che hanno dato un loro contributo al progetto, ricordiamo che attualmente il Centro è composto da uno psicologo, un coordinatore, una segreteria, un responsabile del laboratorio coi suoi collaboratori e i volontari. Stiamo collaborando con le parrocchie di Redona e del Villaggio degli Sposi, ma la collaborazione più stretta è quella con la Scuola Professionale del Patronato. L’originalità dell’esperienza risiede nei laboratori. Attualmente sono attivi:

  1. La falegnameria: si realizzano oggetti di artigianato, piccoli lavori di aggiustaggio e restauro.
  2. Le serre presso il Balzer e l’Agro consentono ai ragazzi di sperimentarsi nei lavori agricoli.
  3. A breve partirà anche un orto didattico a servizio delle scuole della città.
  4. Un laboratorio creativo di oggetti artistici per battesimi, comunioni, cresime, matrimoni.

È nel laboratorio che i ragazzi si sperimentano, provano e imparano secondo quella logica ormai quasi scomparsa del maestro di bottega che insegna all’apprendista. È nel laboratorio che i ragazzi imparano le regole fondamentali del lavoro e la relazione con il “capo” e con tutti coloro che sono presenti nel laboratorio. E per finire, è dal laboratorio, al termine di un percorso che dura almeno tre mesi, che i ragazzi ripartono per la ricerca del lavoro. Crediamo nell’importanza di tale progetto, tanto è vero che nell’anno 2012 sono stati accolti circa 200 ragazzi: 20 han trovato lavoro, 70 hanno svolto stage nelle aziende, gli altri hanno lavorato nei nostri laboratori. A conclusione mi piace citare questa frase di Ivo Lizzola che dice come sia importante in tempo di crisi curare le relazioni tra persone: “Tessere trame di relazioni, di luoghi di vita e di comunità”, Don Bepo riassumerebbe la frase col termine “carità”.