I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per ulteriori informazioni leggi la Privacy Policy

  • img

L’ACCOGLIENZA è fin dagli inizi uno dei caratteri fondamentali dello stile del Patronato e tratto distintivo della personalità dello fondatore don Bepo il quale in più di un’occasione affermò che: ”Abbiamo accolto tutto quelli che potevamo accogliere, dando così un alloggio onesto e sicuro a quanti ne avevano bisogno”. Oltre ai “suoi” ragazzi infatti, don Bepo accoglie nel 1938-39 gli orfani dell’Istituto Palazzolo; nel 1943 i giovani ricercati dai nazi-fascisti; nel 1944 un centinaio di ragazzi Libici e un folto gruppo di bambini sfollati da Montecassino; nel 1945 non pochi minorenni figli di fascisti da reinserire nella società. Nel 1951 un gruppo di alluvionati del Polesine; nel 1952 molti degli orfani costretti a lasciare Nomadelfia fondata da don Zeno; nel 1956 i giovani fuggiti dalla rivoluzione in Ungheria; negli anni ’70 una cinquantina di ragazzi eritrei e 200 orfani dei lavoratori (Enaoli).

Dopo la morte di don Bepo la tradizione dell’accoglienza non si interrompe, anzi! Se le emergenze dell’Italia uscita dalla guerra sono superate, rimangono però ancora 2 fenomeni: 1) l’emigrazione dal sud a cui al PSV risponde con l’offerta di ospitalità e prezzi contenuti per i lavoratori stagionali 2) l’accoglienza dei parenti dei ricoverati nelle strutture ospedaliere bergamasche provenienti da altre regioni. Ma è a partire dagli anni ’80 che si presenta un fenomeno del tutto nuovo per la nostra terra: l’afflusso degli stranieri, prima soprattutto marocchini, poi albanesi e infine da tutto il mondo. Per questo su suggerimento del Superiore don Berto Nicoli si fonda la Ruah…Leggi tutto →