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BEATIFICAZIONE DI PADRE MARTINO

By Patronato S. Vincenzo

September 27, 2026

Oggi a Bologna, nella basilica di S. Petronio, il Cardinale Arcivescovo Matteo Zuppi per mandato di Papa Leone XIV, presiede il rito di beatificazione del nembrese don Martino Capelli. Insieme a lui vengono elevati agli altari altri due sacerdoti martiri: don Elia Comini e don Ubaldo Marchioni, tutti e tre vittime dei tragici eccidi nazisti di Monte Sole, noti come strage di Marzabotto.

Padre Martino Capelli nacque il 20 settembre 1912 a Nembro, paese della Val Seriana in provincia di Bergamo. Fu battezzato come Nicola Giuseppe. Il nome di Martino lo scelse al momento di prendere i voti, nel 1930, in onore sia del padre sia del vescovo di Tours, patrono della sua parrocchia natale. Il padre faceva il falegname e aveva avuto 12 figli, sei dalla prima moglie e sei dalla seconda, Maria Teresa. Nicola era l’ultimo e conservò sempre il ricordo di un’infanzia povera, ma serena. Fu un grande dolore per lui, dodicenne, la morte improvvisa del padre proprio nell’anno, in cui aveva iniziato il cammino di studio con i religiosi della Congregazione del Sacro Cuore.

⚠️ IL PUNTO CRITICO

Nell’ottobre 1943, Padre Martino divenne professore a Castiglione dei Pepoli, un paese dell’Appennino bolognese, in un territorio percorso da mezzi militari e coi tedeschi insediati anche in alcuni locali della casa dei religiosi. Nel luglio del 1944 tutta la sua comunità religiosa dovette trasferirsi più a nord, a Burzanella, un piccolo centro dell’Appennino, apparentemente tranquillo, in realtà al centro di scontri tra tedeschi e partigiani. Il 18 luglio i tedeschi bruciarono alcune case e catturarono cinque persone, accusate di avere dato aiuto ai partigiani. Padre Martino intervenne presso il comandante, ma riuscì ad ottenere solo la liberazione dei tre che non avevano usato le armi: per gli altri due, di 19 e 20 anni, poté soltanto portare i conforti religiosi. In quello stesso pomeriggio andò nei boschi a recuperare i corpi di due partigiani rimasti uccisi la mattina nel conflitto a fuoco coi tedeschi.

🕵️ CATTURATO DAI PARTIGIANI

Dopo questi fatti padre Martino, temendo per sé e per la comunità di Burzanella, si trasferì a Salvaro, vicino a Marzabotto, presso l’anziano parroco, dove era ospite anche don Elia Comini. Passò l’estate camminando da solo da una valle all’altra per predicare, confessare, celebrare messe. Lui sapeva dei partigiani, i partigiani sapevano di lui e sospettavano che fosse una spia e il 16 settembre ’44 lo catturarono, minacciandolo di morte se non avesse detto la verità. La mattina dopo lo lasciarono andare, ma non senza minacce. Padre Martino continuò il suo ministero senza temere di esporsi a rischi. Il 26 settembre, per vendicare un tedesco ucciso dai partigiani, i nazisti bruciarono una casa e uccisero tre civili. Padre Martino e don Elia intervennero a placare la reazione dei tedeschi, accolsero in canonica le famiglie colpite, trasportarono e seppellirono i morti. I superiori gli chiesero di rientrare in comunità per mettersi al sicuro; ma sentiva che il suo posto era tra la gente spaventata e sofferente. Il 29 settembre Pioppe visse il primo giorno della strage. L’allarme arrivò all’alba: alcuni fuggirono nei boschi, altri terrorizzati corsero in chiesa. Padre Martino e don Elia, con l’aiuto delle suore, ne nascosero una settantina in sagrestia, coprendo la porta con un grosso armadio, altri 15 sotto il pavimento della cucina, 5 sul campanile. Uno fu messo seduto in cantoria con un fazzoletto da donna in testa. In chiesa le donne e i bambini pregavano ad alta voce, per coprire eventuali rumori provenienti dalla sagrestia. I tedeschi entrarono in chiesa più volte ma non trovarono niente.

🔥 A RISCHIO DELLA VITA

Alle otto, arrivò dalla cascina Creda un uomo sconvolto perché sui monti, era avvenuta una strage. Chiedeva aiuto. Padre Martino e don Elia partirono subito nonostante il pericolo. Ma alla Creda non arrivarono mai: i tedeschi li arrestarono quasi subito, lungo il sentiero. Li costrinsero a trasportare armi e munizioni e deposito per la tessitura della canapa insieme ad altri: in tutto 111. Sabato 30 settembre alcune donne riuscirono a portare cibo e comunicare per qualche minuto. Poi la selezione dei prigionieri in tre gruppi. I giovani e gli uomini abili al lavoro furono riuniti nella vicina chiesetta, per essere portati in Germania. Un secondo gruppo sarà lasciato libero il giorno seguente.

🙏 O TUTTI O NESSUNO

Padre Martino e Don Elia che, con altri 44 uomini – terzo gruppo – restarono chiusi nel magazzino. Verso sera il commissario prefettizio di Vergato, cercò di trattare coi tedeschi, ma ottenne la libertà solo per i due sacerdoti che rifiutarono: “O tutti o nessuno”, aveva risposto Don Elia. Nel terzo giorno di prigionia, verso sera, i soldati derubarono i prigionieri degli oggetti di valore. Poi li fecero uscire, avviandoli verso la canapiera e fermandoli davanti alla “botte”, la vasca che raccoglieva l’acqua per le turbine dello stabilimento: in quel momento era vuota, sul fondo c’era uno strato di fango. Sul terrapieno della ferrovia, di fronte alla botte, erano collocate delle mitragliatrici; accanto ad esse venti o trenta soldati al comando di un sergente. I tedeschi ordinarono agli uomini di togliersi le scarpe; poi un primo gruppo venne fatto salire sulla passerella della vasca e immediatamente falciato dalle mitragliatrici. In quel gruppo c’erano Padre Martino Capelli e Don Elia Comini. Il secondo gruppo dovette buttare nel fango i corpi dei compagni, prima si essere falciato a sua volta. I nazisti sparano alcuni colpi nella vasca e lanciarono delle bombe a mano perché la strage fosse completa.

⛪ LA CHIESA DI BERGAMO IN FESTA

La nostra diocesi, presente Bologna col nostro Vescovo e numerosi nembresi con il loro arciprete plebano oggi esulta per questo nuovo beato; e il nuovo beato ricorda a noi tutti che i veri riformatori sono i santi. Le sfide del mondo odierno non richiedono tanto nuove organizzazioni ma cristiani santi. Nella sanità risplende il volto di Cristo.

 

don Arturo Bellini