San Filippo Neri aveva dato come penitenza a una donna pettegola di spennare una gallina per le vie di Roma per poi raccoglierne le piume sparse dal vento. Alle sue rimostranze egli rispose che anche le chiacchiere da lei sparse non si potevano più raccogliere e neppure i danni provocati.
Mi è tornato in mente quest’episodio pensando a un fatto capitato anni fa a un tizio che si era rovinato per una serie di eventi solo in parte dovuti a mala sorte, ma non disposto ad ammettere le sue colpe, anzi incattivito da dicerie che lo avevano convinto di essere vittima del piano perverso di gente maligna.
Si sa che nei paesi piccoli, non solo la gente mormora, ma non manca neppure chi con leggerezza, riferisce le chiacchiere a chi è già esasperato di suo e accende la miccia. La frustrazione dell’uomo infatti si era trasformata in ira incontenibile: di notte non dormiva pensando a come mettere in atto la sua vendetta contro chi ai suoi occhi era colpevole di tutte le sue disgrazie.
Il caso volle che il piano di speronare l’auto del nemico spingendola in un dirupo, fallisse: fu invece lui a uscire di strada e finì in ospedale salvandosi per miracolo. Da allora non lo si vide più e nel paese si spensero anche quelle chiacchiere che stavano per provocare guai grossi. Perché come dice S. Giacomo la lingua è un membro piccolo, ma pur sempre capace di provocare grandi incendi.