VII Settimana di Pasqua
Avvenne il 21 maggio…
526 – Terremoto di Antiochia di Siria: uno dei più disastrosi con 250.000 morti stimati
996 – Il sedicenne Ottone III è incoronato Sacro Romano Imperatore;
1674 – Jan III Sobieski viene eletto dalla nobiltà re di Polonia;
1927 – Charles Lindbergh completa il primo volo transatlantico senza scalo in solitaria;
1972 – La Pietà di Michelangelo è danneggiata da László Tóth, ungherese con disordine mentale
1991 – L’ex primo ministro indiano Rajiv Gandhi assassinato da un terrorista kamikaze a Madras;
Aforisma di F. Dostoevskij
«Le piccole cose hanno la loro importanza: è sempre per le piccole cose che ci si perde».
Santo del Giorno
CRISTOBAL MAGALLANES nasce a Totiche presso Guadalajara nel 1869, da famiglia di contadini da cui impara a pregare il S. Cuore di Gesù e la Madonna del Rosario. Entrato in seminario, è ordinato sacerdote nel 1888, diventa parroco del suo villaggio natale; apre una missione ad Azqueltán, tra gli indigeni Huicholes, che mira a evangelizzare, fonda diverse scuole, un ospizio per orfani e una casa di riposo per anziani.
Quando si diffonde il “Movimiento Cristero”, Cristobal non aderisce e respinge l’uso della violenza, ricordando come né Gesù né gli Apostoli vi abbiano fatto ricorso.
L’unica arma della Chiesa è la Parola di Dio: Cristobal ne è convinto e lo scrive anche in un articolo sul giornale. Ma non abbandona la sua gente. Per questo all’alba del 21-5-1927 viene arrestato dall’esercito federale e accusato di sostenere la ribellione, ma in realtà viene condannato a morte per il solo fatto di essere prete: 4 giorni dopo viene fucilato a Colotlán, assieme a 24 compagni.
Preghiera Colletta
Il tuo Spirito, o Signore, infonda con potenza i suoi doni, crei in noi un cuore a te gradito e ci renda conformi alla tua volontà. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio Giovanni 17,20-26
In quel tempo, [Gesù, alzati gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».».
Riflessione don Arturo commenta don Bepo
«Dio si ha fatto conoscere mettendo nell’anima una facoltà che aveva la potenza di avviarci alla conoscenza di Dio. (il bimbo cresciuto senza Dio)» don Bepo (22-10-1962 diario1962-1969).
Riprendo il tema del bambino cresciuto senza Dio e oggi allargato all’adulto che vive senza Dio. L’idea che l’uomo possa fare a meno di Dio è tema ricorrente ed esibito. Ma che cosa accade quando – come scrive Nietzsche nel celebre aforisma dell’«uomo folle» – il filosofo annuncia che non solo Dio è morto, ma siamo stati noi a ucciderlo? Quando l’uomo uccide Dio crollano tutti i punti di riferimento, le certezze e i valori assoluti. Tutto si “rimpicciolisce” perché senza un orizzonte infinito, il mondo finisce o in un profondo spaesamento oppure, come scrisse Fëdor Dostoevskij, l’uomo che rifiuta il Dio creatore, finisce per abbracciare e seguire falsi idoli terreni (denaro, successo, ideologie). Un amico mi ha scritto che la citazione di Nietzsche – «chi ci dette la spugna per cancellare l’intero orizzonte?» – esprime il senso di disorientamento e di vertigine che l’uomo sperimenta quando si accorge di non avere più punti di riferimento fissi.
Poco dopo, il folle aggiunge: “Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non ci alita forse addosso il vuoto? Non si è fatto più freddo? Non viene sempre più notte, sempre più notte?”. Se si prescinde da Dio, tutto rimpicciolisce, come nella favola di «Alice nel paese delle meraviglie» che, da alta diventa bassa e da grande diventa piccola. Lo scrittore Bernanos vedeva nella favola di Alice un’acuta metafora della modernità, dove l’uomo è spaesato in un mondo guidato dal “non-senso”, dalla schizofrenia dei valori e dalla dittatura della velocità e della macchina. Dove Dio è assente manca la bussola e dunque l’orientamento e la strada dove andare.
Portare Dio nel nostro mondo, farlo conoscere e farlo presente è stato l’invito più volte ribadito da Papa Benedetto XVI. S. Geltrude Comensoli aveva riassunto il suo programma di vita nell’espressione: «Gesù, amarti e farti amare». Tutta la sua spiritualità era incentrata sul portare Dio agli uomini attraverso l’Adorazione Eucaristica e le anime a Dio mediante la carità attiva e l’educazione. Il cuore della missione di Don Bosco ruotava attorno al motto: “portare Dio ai giovani e i giovani a Dio”. Dio sembra assente, ma come ci ha insegnato il catechismo di Pio X in risposta alla domanda “dove è Dio”? «Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è l’Immenso”.
L’Onnipotenza di Dio non è un potere arbitrario, perché Dio è il bene, è la verità, può tutto, ma non può agire contro l’amore e contro la libertà, perché egli stesso è il bene, è l’amore è la vera libertà. Non può mai essere in contrasto con la verità, con l’amore, con la libertà. Egli è il custode della nostra libertà, dell’amore della verità”.
Intenzione di preghiera
Preghiamo per chi si dedica alla cura dei malati, dei fragili e dei poveri, perché Dio li aiuti.
Don’t Forget! GENOCIDIO ARMENO
Studio di ALBERTO ROSSELLI 3.a Parte
Abbiamo già detto che temendo la dissoluzione dell’Impero, prima la Sublime Porta dell’Impero Ottomano e poi il Partito dei Giovani Turchi, assunsero un atteggiamento sempre più sospettoso verso le minoranze (greca, bulgara, ebraica, beduina e armena), colpevoli – secondo i vertici di Costantinopoli – di tramare nei confronti dell’Impero, minandone le fondamenta. Complice quest’ottica distorta, fu la minoranza armena quella a destare le maggiori attenzioni. Ma la ragione di tanta diffidenza da parte dei turchi scaturiva da precise considerazioni e timori di carattere politico internazionale.
La Sublime Porta, infatti, vedeva in questa minoranza, che in gran parte abitava l’area anatolica nord orientale, una possibile se non sicura alleata dell’Impero Russo cristiano ortodosso, il più feroce e tradizionale nemico della Sublime Porta. Un Impero che, fino dai tempi degli zar Pietro il Grande (1682-1725) e Nicola I (1825-55), aveva cercato di sottrarre alla Turchia le regioni confinanti del Caucaso, guadagnandosi la simpatia delle comunità armene stanche di sottostare al dispotico dominio turco.
Diverse furono le guerre che, tra il XVIII e il XIX sec. contrapposero i turchi ai russi. Nel 1876, le forze zariste intervenute a sostegno della Bulgaria, costrinsero Costantinopoli a una resa umiliante, imponendo ai Turchi il Trattato di S. Stefano. Un documento, questo, che sancì tra l’altro la cessione alla Russia di alcune aree dell’Anatolia settentrionale, abitate da armeni. Tuttavia il Trattato, non divenne mai del tutto operativo, anche per le pressioni esercitate dal Premier inglese Benjamin Disraeli (vedi vignetta sotto), ostile a un’eccessiva espansione politica e militare russa, soprattutto sui Balcani.
E in seguito all’intromissione di altre potenze occidentali (Francia e Prussia) avverse anche esse alla Russia, il documento venne parzialmente modificato, con l’eliminazione della clausola relativa alla tutela della minoranza armena. In buona sostanza, nessuna potenza occidentale volle spendere più una parola in favore della popolazione cristiana, preferendo orientarsi verso una real politik.
Anche se, pochi anni dopo, l’art. 61 del successivo Trattato di Berlino del 1878, sancì, almeno sulla carta, il diritto alla sopravvivenza di questa sfortunata comunità, il sostanziale disimpegno delle nazioni europee permise al Sultano Abdul Hamid di sopprimere la fragile Costituzione concessa nel 1876, abolendo le libertà più elementari, istituendo nuove, severe leggi contro le minoranze religiose del Paese e costituendo un’efficientissima polizia segreta incaricata di schiacciare il neonato Movimento Indipendentista Armeno.
Non contento, il Sultano incoraggiò le tribù curde musulmane a migrare verso le tradizionali zone rurali armene della Turchia orientale, aizzandole contro i cristiani. Forti dell’appoggio della Polizia Segreta e dell’Esercito Ottomano, i curdi iniziarono così a insediarsi in territorio armeno, scacciando la locale popolazione.
Così i giornali euopei del tempo commentarono il genocidio turco contro gli Armeni mettendo in evidenza la complicità di potenze come la Germania e l’Inghilterra