Riflessione del giorno

Giovedì 22 ottobre 2026

By Patronato S. Vincenzo

October 21, 2026

 

29.a settimana t. ordinario

 

Avvenne il 22 ottobre…

1895 – Parigi: un treno SNCF entra nella stazione di Montparnasse senza frenare causando uno dei più spettacolari incidenti ferroviari della storia.

1962 – Cuba: il presidente Usa John F. Kennedy annuncia la scoperta di armi nucleari sovietiche a Cuba, e ordina il blocco navale sull’isola

1968 – L’Apollo 7 ammara nell’Oceano Atlantico dopo aver orbitato attorno alla Terra 163 volte.

1978 – Inizia il pontificato di Papa Giovanni Paolo II.

2022 – Giorgia Meloni è ufficialmente la prima donna Presidente del Consiglio nella storia d’Italia.

 

Aforisma di Papa Giovanni Paolo II

«Non abbandonatevi alla disperazione. Siamo il popolo della Pasqua, e Alleluia è la nostra canzone».

 

Santo del giorno

 

Preghiera Colletta

O Padre, a te obbedisce ogni creatura nel misterioso intrecciarsi delle libere volontà degli uomini; fa’ che nessuno di noi abusi del suo potere, ma ogni autorità serva al bene di tutti, secondo lo Spirito e la parola del tuo Figlio, e l’umanità intera riconosca a te solo come unico Dio. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen

 

Parola di dio Lc 12,49-53 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

Riflessione don Arturo commenta don Bepo

«Ringraziare: Puer ego sum [Salomone – 1Re 3,7]. Offerte e domande». don Giuseppe Vavassori (12/6/1935 – 1920/1938 – Quaresima e riflessioni).

 Gesù, l’ultima sera della sua vita terrena, dopo aver celebrato coi suoi discepoli la cena pasquale, aveva dovuto assistere a una scena meschina. Era, infatti, «nata tra gli apostoli una discussione: chi di loro fosse da considerare il più grande». Netta la replica di Gesù: «Chi di voi è più grande diventi come il più giovane». La tentazione di essere “primi”.  Salomone giovanissimo sembra esserne esente e chiamato a succedere al suo padre Davide così prega: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene, io sono solo un ragazzo: non so come regolarmi». Questa invocazione rivela la stoffa morale di questo giovane.

Non domanda al Signore ricchezza, vittorie, potere e gloria, ma «un cuore capace di essere docile al volere divino, così da saper rendere giustizia al tuo popolo e saper distinguere tra il bene e il male». Nota è la vicenda di due donne che si contendono un bambino: Salomone risolse il contenzioso in modo esemplare, dimostrando di possedere quella giustizia e sapienza che aveva implorato a Dio. Negli anni di liceo il professore di greco ci raccontò l’aneddoto che ebbe come protagonista Socrate. Un giorno, un amico del filosofo di nome Cherefonte si recò al famosissimo Oracolo di Delfi e domandò alla sacerdotessa del dio Apollo se esistesse al mondo qualcuno più sapiente di Socrate. La risposta dell’oracolo fu secca: “Nessuno è più sapiente di Socrate”.

Quando Cherefonte riferì la risposta al filosofo, questi decise di indagare e iniziò a interrogare le persone che ad Atene godevano di grandissima reputazione in vari ambiti: politici, poeti e artigiani. Parlando con ognuno di loro, Socrate si rese conto di un dettaglio fondamentale: tutti questi uomini credevano di sapere tutto su ogni cosa (anche su argomenti di cui ignoravano le basi), solo perché erano molto bravi nel loro campo specifico o occupavano posizioni di potere. Alla fine del suo viaggio, Socrate comprese finalmente il vero significato dell’oracolo: lui era l’uomo più sapiente perché era l’unico a essere consapevole della propria ignoranza. Mentre gli altri credevano di sapere ed erano ignoranti, Socrate sapeva una cosa sola con assoluta certezza e lo espresse così: “Io solo so di non sapere”. 

Don Bepo non annota quali testimoni di sapienza abbia additato ai suoi allievi… ma una cosa è certa: le persone sapienti sono umili, non si vantano, non sono narcisiste e piene di sé, ma sanno ascoltare e capire e l’esperienza lo ha insegnato anche a me. Le persone che magari hanno letto migliaia di libri, ma non parlano con semplicità, non si vantano mai di ciò che sanno. «È curioso a vedere» diceva Leopardi, «che quasi tutti gli uomini che valgono molto, hanno le maniere semplici». E si potrebbe aggiungere: tutti gli uomini che valgono molto, non solo hanno le maniere semplici, ma costano poco. Quelli invece che valgono poco costano molto.  

 

Intenzione di preghiera

Preghiamo per quello che capita nelle piazze dove si scatena una violenza senza senso manipolata da maggiorenni senza morale e senza scrupoli che si servono per i loro fini di minorenni senza cervello e dal cuore malato. 

 

Don’t Forget! Santi della carità

SANT’ALLUCIO di CAMPUGLIANO P

atrono di Pescia

BENEFATTORE

Nato nel 1070 – Morto il 23 ottobre 1134

ALLUCIO (nome di origine medievale che significa “nutrito dalla luce”) era nato, nell’XI secolo, a Campugliano, frazione di Uzzano (provincia di Pistoia) in Val di Nievole, da famiglia contadina. Da ragazzo, custodiva greggi e armenti, ma si fece notare per insoliti episodi che testimoniavano la sua non comune tempra spirituale. Cresciuto negli anni, gli fi affidato l’ospizio di Campugliano, che era praticamente in rovina. ALLUCIO lo riportò a una notevole efficienza, aiutato in questo da alcuni compagni ricchi come lui di zelo e di carità, che saranno detti poi Fratelli di S. ALLUCIO. Per assistere meglio i poveri e i bisognosi, il giovane ALLUCIO fondò un altro ospizio sul Monte Albano.

Un terzo lo creò presso la riva dell’Arno, sul quale costruì addirittura un ponte (oggi ponte di Signa), per comodità dei pellegrini. Quest’ultima non fu impresa facile, non soltanto per i problemi tecnici ma perché S. ALLUCIO dovette convincere il traghettatore locale, che traeva lauti guadagni facendo passare i viaggiatori da una sponda all’altra. I miracoli, a detta della tradizione, si moltiplicarono numerosissimi intorno al benefattore dei poveri. Per questo gli furono affidate, in città lontane, vere e proprie missioni diplomatiche, che ALLUCIO svolse con successo, riuscendo a pacificare tra loro, per esempio, le due città rivali di Ravenna e di Faenza.

Tra gli interventi miracolosi tramandati dalla devozione, il più insolito fu quello dell’uomo al quale erano stati cavati gli occhi, come punizione per qualche delitto commesso, secondo la cosiddetta ” legge del taglione “, comune nel Medioevo. Non in spregio alla giustizia, ma per pietà dell’accecato, anche se colpevole, ALLUCIO avrebbe rimesso al loro posto gli occhi nelle cave orbite del condannato, restituendogli la vista. Quanto era attivo nel fare il bene, altrettanto era severo con sé stesso: non mangiava mai carne, né formaggio, né uova. Digiunava tre volte alla settimana. E per sette Quaresime consecutive non toccò cibo affatto.

Morì nel 1134, sereno e attivo fino all’ultimo istante. Immediatamente venne fatto oggetto di un vivace culto popolare. Solo nel 1.700, però, il suo culto venne autorizzato ufficialmente dalla Chiesa, e pochi anni dopo le reliquie di Sant’ALLUCIO trovavano degna accoglienza nella cattedrale di Pescia, la città di cui l’antico Santo penitente e benefattore sembrava fatto su misura.