Riflessione del giorno

Giovedì 23 luglio 2026

By Patronato S. Vincenzo

July 23, 2026

 

XVI Settimana del T. Ordinario

 

Avvenne il 23 luglio…

1829 – Negli Stati Uniti viene brevettata la prima macchina per scrivere.

1929 – Il fascismo bandisce l’uso delle parole straniere da ogni comunicazione scritta e orale.

1952 – Entra in vigore il Trattato CECA e nasce così la Comunità europea del carbone e dell’acciaio;

2005 – Una serie di attentati terroristici coinvolgono la città di Sharm el-Sheikh, causando 88 morti.

2018 – In Grecia una serie d’incendi nelle vicinanze di Atene provoca 94 morti;

2021 –Tokyo, Giappone: Giochi della XXXII Olimpiade posticipati dal 2020 al 2021 per il COVID

 

Aforisma di Lope de Vega  

“Non c’è cosa più facile che dare consigli né cosa più difficile che saperli accettare.”

 

Santo del giorno

 

Preghiera Colletta

O Dio, che hai guidato santa Brigida nelle varie condizioni della sua vita, e nella contemplazione della passione del tuo Figlio le hai rivelato la sapienza della croce, concedi a noi di cercare te in ogni cosa, seguendo fedelmente la tua chiamata. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

Parola di Dio del giorno Giovanni 5,1-8 

Gesù disse: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.

Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

Riflessione di don Andrea Lonardo

Nei Mondiali 2026, il percorso alla finale ha comportato che, dalle iniziali 48 squadre, si sia giunti alla finale Spagna-Argentina, con due sole squadre ed è chiaro che una sola sia risultata vincitrice (= Spagna) e l’altra (= Argentina) ricorderà con tristezza il giorno della sconfitta. Non solo: dopo ogni partita, tutto è valutazione, chi ha rovinato la sua prestazione provocando un rigore, chi ha salvato goal fatti: ogni giocatore riceve da tutti i media un voto e si discute di promesse mancate, così come di sorprese e i giovani sono in prima linea nel fare questo. Non ci sarebbe bellezza nella competizione sportiva senza verdetti, senza eliminazioni e promozioni, senza un vincitore, tanti sconfitti e qualche squadra che ha “vinto” il suo torneo, anche se è stata eliminata, tale è stata la sorpresa del suo gioco, della sua autorevolezza, della piacevolezza delle sue azioni.

Ma lo stesso è dei bambini: quando fanno un disegno vogliono che i genitori lo giudichino e che, se lo apprezzano, lo facciano in verità: un genitore che finge è il peggior educatore dei suoi bambini. Certo, questo provoca anche dispiacere e, quando si prende un quattro, sono lacrime: ma compito dei genitori e dei professori non è fingere che quell’interrogazione e quell’esercizio non fossero pessimi, ma spiegare come migliorare, in maniera da aiutare il figlio e l’alunno a capire come arrivare al sei la volta successiva, e poi al sette e anche all’otto. Ma anche mostrare che quel voto non è la tua vita, c’è dell’altro: ma che quel voto è quel che è e te lo devi tenere, anche se il resto della tua vita è bella. Nel giudizio sta il gusto della vita, perché non tutto è uguale.

Chi non sa giudicare – ma anche chi non ha il coraggio di farlo – non aiuta gli altri a crescere. Certo, questo va fatto senza avvilire, ma va fatto. Ognuno ha gli anticorpi necessari per affrontare quella piccola sconfitta o, se ancora non li ha, se li deve fare pian piano. Di sicuro sarà il mondo degli adulti, quello dello sport, ma ancor più quello del lavoro, a non fare sconti e la famiglia e la scuola debbono preparare a reggere anche i colpi, mentre si preparano al contempo i successi, che a volte vengono dopo anni e anni – come i trionfi ai Mondiali.

L’apostolo Paolo ha scritto che “l’uomo mosso dallo Spirito giudica ogni cosa” (1 Corinti 2,15): che nessuno stupido venga a dire che nella fede cristiana non si debbono emettere giudizi su ciò che è giusto o sbagliato. Ogni persona saggia è in attesa di un giudizio e la passione per lo sport lo attesta: esami e interrogazioni, così come sfide sportive, ricordano che è alla resa dei fatti che ognuno viene giudicato e non è vero che ogni risultato è uguale ad un altro: è così e solo così che si può crescere..  

 

Intenzione di preghiera

Preghiamo per quanti provano noia, indifferenza e disinteresse nei confronti della fede, perché Dio tocchi le corde del loro cuore e i moti della loro intelligenza. 

 

Don’t Forget! Santi della carità

SAN LUCIO DI CAVARGNA – vissuto tra il XII e il XIII secolo

Lucio di Cavargna conosciuto anche come Uguzzone, ha il centro del suo culto nel piccolo Oratorio di S. Lucio, sperduto trai pascoli montani, all’estremo limite della Val di Cavargna, al confine con la Svizzera tra i laghi di Lugano e di Como, a 1669 m. sul l. d. m.; la parrocchia è quella di Cavargna della diocesi di Milano, benché sia in provincia di Como.

Dall’antico “Catalogus sanctorum Italiae” edito nel 1613, si apprende che Lucio sarebbe stato un pastore di armenti, dipendente di un padrone, dal quale fu licenziato con l’accusa di furto, perché aveva fatto con gli averi del padrone, piccoli doni alla Chiesa e ai poveri. Fu assunto da un nuovo padrone più accondiscendente e successe che mentre le ricchezze di questo aumentavano, diminuivano quelle del padrone precedente; il quale per odio e per invidia, lo uccise.

Là dove fu ucciso, sgorgò una sorgente così abbondante da formare un laghetto, alle cui acque accorrono i malati agli occhi per guarirne. L’oratorio divenne meta di pellegrinaggio di devoti, i quali gli si rivolgevano per impetrare la pioggia o il sereno; inoltre conserva un dipinto del 1.500, che raffigura il santo pastore che distribuisce ai poveri il formaggio. Il culto è diffuso in una cinquantina di località del Nord Italia e del Canton Ticino; la sua festa è al 12 luglio.