27.a settimana t. ordinario
Avvenne l’8 ottobre…
316 – Costantino I sconfigge l’imperatore Licinio nella battaglia di Cibalae
451 – A Calcedonia in Bitinia, Asia Minore, si apre la 1.a sessione dell’omonimo Concilio.
1939 – La Germania nazista annette la Polonia occidentale.
1967 – Che Guevara e i suoi uomini vengono catturati in Bolivia.
2001 – Linate: bimotore Cessna Citation e aereo della SAS si scontrano nella nebbia: 118 vittime
2005 – Un terremoto di magnitudo 7,6 scuote il Pakistan nella regione del Kashmir causando più di 30.000 vittime, di cui gran parte bambini.
Aforisma di Charles Haddon Spurgeon
“La ripetizione di piccoli sforzi otterrà più dell’uso occasionale di grandi talenti.”
Santo del giorno
Preghiera Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che esaudisci le preghiere del tuo popolo oltre ogni desiderio e ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen
Parola di dio Luca 11,5-13
Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
Riflessione Roberto Pellai presenta il suo libro: “Ti farò correre in salita”
“Ti farò correre in salita”. L’allenatore sportivo sa che dire questa frase ad un ragazzo è “cosa buona e giusta”. Nel suo compito è incluso anche il dovere di “imporre la fatica” per consentire l’acquisizione di abilità e competenze che – senza di essa – non possono essere conquistate. Ciò che è chiaro all’allenatore, non sempre lo è ai genitori. Eppure mamme e papà sono allenatori alla vita per i loro figli.
Nel concetto di allenamento, la fatica è un ingrediente necessario perché fornisce struttura e fortificazione. Se vuoi potenziare un muscolo, lo sottoponi ad un lavoro faticoso. Se vuoi allenare la mente, devi fare altrettanto. Se vuoi produrre capacità di tollerare la frustrazione, non potrai rimuoverla dal principio di realtà di un figlio. La fragilità che oggi connota il tempo della crescita è specchio di una fragilità educativa che, nel terzo millennio, ha preferito rinunciare alla fatica di far fare fatica.
Per far fare fatica ad un figlio si deve possedere una sicurezza interiore di cui gli adulti devono essere portatori e consapevoli. Mentre oggi molti adulti, si sentono incerti e confusi. “Forse è meglio donargli felicità. Forse è meglio proteggerlo da frustrazioni che potrebbero essere fonte di fatica e disagio. E se poi non mi vuole più bene?”.
I genitori si pongono questo tipo di domande le risposte alle quali hanno comportato un’educazione facilitante e protettiva che invece che rendere felice un figlio lo hanno reso spesso fragile e confuso, sempre più affaticato nell’affrontare i suoi compiti evolutivi. Un “compito” è sempre impegnativo: richiede sforzo, fatica, volontà e motivazione per essere affrontato e compiuto.
Intenzione di preghiera
Perché nell’educazione dei ragazzi non manchi mai da parte dei genitori l’allenamento alla fatica, allo sforzo, al sacrificio necessario all’acquisizione di certe virtù e di certe doti umane e spirituali.
Don’t Forget! Parrocchie bergamasche
Oggi il Comune di Almè è un centro industriale della collina bergamasca di 5.465 abitanti, che sorge presso la sponda sinistra del Brembo, in un ampio piano di fronte alle pendici dell’Albenza, all’imbocco della Val Brembana.
Dista da Bergamo 8 km e si trova a 294 metri s.l.m. Per quanto riguarda la parrocchia, la prima chiesa di Almé -già citata in un documento del’867- è S. Michele (1.a foto a sinistra) di rustica architettura romanica come il campanile, tra i più antichi e belli della bergamasca: la torre è stata restaurata negli anni ‘70 del XX sec. perché minacciava di crollare.
La chiesa nel medioevo godeva del giuspatronato dei Conti Ghisalbertini di Bergamo e divenne pieve urbana dipendente dalla cattedrale di S. Alessandro nel 1113 e nel 1174 ricevette dal vescovo Guala il permesso di celebrarvi i battesimi. In una fonte del XIV secolo risultano però attestate, in Almè, due chiese: S. Michele e S. Maria (2.a foto da sinistra).
Nel 1575 S. Carlo Borromeo in visita pastorale fa menzione di quest’ultima come parrocchiale, la quale godeva di un beneficio di 250 lire annue; vi si trovava la scuola del Corpo di Cristo, retta da tre sindaci e dalla parrocchiale dipendeva la chiesa di S. Michele, i cui beni erano di ragione dell’arcidiacono di S. Vincenzo di Bergamo. La comunità di Almè contava allora 217 anime di cui 138 comunicate.