«Quanto è stato compiuto per quelli che oggi costituiscono la nostra grande e cara famiglia, deve essere facilitato anche a quegli altri che da tempo bussano alla nostra Casa, perché non sia troppo tardi. I veri Apostoli della carità Non conobbero limite alcuno, se non quello della grande miseria. Fermarsi è tradire il comando della carità, è ignobile egoismo, è una triste condanna! Molti fanciulli rimarrebbero senza sorriso; ed una giovinezza senza sorriso prepara un uomo che odia senza pietà. Il giovanetto è la porzione più cara dell’umanità, che non deve patire carenza d’amore. Il Patronato S. Vincenzo sente perciò il dovere di continuare l’opera sua. Deve ubbidire ad una legge, che vince ogni titubanza e che non lascia tregua. Conta quindi sull’amore degli umili e dei ricchi, perché i primi sono molti e gli altri possono dare molto. Nell’assolvere questa missione e questo dovere sentiamo di aver non solamente il vostro consenso, o amici, ma anche il vostro mandato. Chi dà, ha il merito di aver salvato la vita a chi sta per perderla, come ne sono responsabili della rovina coloro che non vengono in soccorso. La vita del Patronato S. Vincenzo è la realizzazione della vostra missione, del vostro dovere e della vostra gioia; perché i fanciulli di questa Casa appartengono anche a voi, hanno un posto nel vostro cuore». Don Vavassori e i suoi Collaboratori (Bollettino 1952).
IL SEME NEL DESERTO
Queste parole di don Bepo concludono il numero speciale dedicato al XXV della nascita del Patronato san Vincenzo in via Conventino (oggi via Gavazzeni BG). Parole semplici che riassumono lo stile che contrassegna il Patronato con don Bepo e i suoi successori. Sono più di cinquantamila gli ex allievi passati nel Patronato dal 1927 anno di fondazione fino al 1975 quando venne a morte il Servo di Dio don Bepo Vavassori. E quanti sono stati i cooperatori, preti, religiose e laici, e quanti gli amministratori, i benefattori? Quanto mai opportuna per questo è la biografia di Bondanese perché legge la storia del patronato da un punto di vista del vissuto di un ex allievo. Il Patronato nelle sue varie articolazioni (Casa Centrale, Santa Brigida, S. Paolo D’argon, Endine, Stezzano, Romano di Lombardia, Sanremo, Sorisole, Viana di Nembro, Sorisole, Bolivia) è stato ed è un luogo di passaggio e chi passa non solo riceve ma lascia una porzione della propria storia e quando si sente ben accolto porta con sé ricordo grato. La biografia «Il seme nel deserto. Storia di una vita costruita con volontà» scritta nella forma dell’autobiografia dal nipote Daniele Bondanese, ripercorre la vita del nonno Alberto Trussardi, uno dei tanti ragazzi approdati al Patronato e che hanno trovato in don Bepo, nello stile attento all’umano intero – corpo e anima – l’educatore che li ha lanciati ad affrontare la vita.
UOMINI E DONNE IN PIEDI, A TESTA ALTA, OCCHI NEL SOLE
È nel 1952 a 12 anni che Alberto Trussardi, baradello di Clusone, viene accolto da don Bepo e trova in lui e nel clima di casa che si respira lo slancio per prendere il volo della sua vita. “Il mondo – ha scritto il card. Martini non si divide in credenti e non credenti ma in chi pensa e chi si rifiuta di prendere il volo”. In tal senso – scrivono i Matti di Sanper – “mai rifiutarsi di salire fin su dove palpitano le stelle, da dove si vedono nascere arcobaleni; uomini e donne in piedi, a testa alta, occhi nel sole, gente dalla vita verticale. E in tal modo sentirci parte dell’intero creato, avvolti da una energia più grande di noi, connessi a una storia immensa. Poi magari il volo lo spiccheremo, verso gli spazi infiniti dell’anima e magari, aggiungerebbe Dante, sarà così folle che potremo addirittura considerarci eredi di Ulisse”..
Alberto Trussardi trascorre al patronato dieci anni ed è stato spettatore di un Patronato in crescita, un alveare in perenne movimento, un rosaio in fioritura inarrestabile, un cantiere aperto 24 ore su 24.
La sua storia è bella come ogni storia, come un mosaico fatto di tante piccole tessere. Nella varietà dei colori, l’opera musiva compone il disegno di una vita dove ostacoli e vie di uscita offrono un tracciato che suscita emozioni, evoca ricordi e aiuta a rivisitare la propria storia personale.Ha scritto papa Leone che scrivere «è un gesto di umanità», «un atto di verità, di svelamento».
La presentazione del libro è in programma domenica alle 10.00 alla Casa del Giovane, seguirà alle 11.00 la santa Messa in ricordo di tutti coloro hanno trascorso parte della loro vita al Patronato San Vincenzo. Il ricavato sarà per il Patronato che accoglie, in via Gavazzeni 3 a Bergamo, oltre duecento immigrati, 80 in housing sociale, 80 minori a Sorisole e oltre mille bambini in Bolivia. Se qualcuno facesse qualche offerta più consistente sarebbe davvero una Provvidenza. Lo faccia tramite bonifico bancario intestato a Opera Diocesana Patronato S. Vincenzo – iban IT18Y0503411105000000010725 indicando la causale pro causa beatificazione don Bepo.
don Arturo Bellini vicepostulatore