Dopo 20 settimane di Adorazione ininterrotta c’era da aspettarsi che qualcuno lo facesse notare: «Abbiamo pregato tanto per la pace… come si spiega che nel frattempo le guerre siano aumentate?».
Mi sono preso il tempo di riflettere prima di rispondere e ho pensato a Mosè che sul monte pregava con le mani alzate, ma intanto i suoi combattevano contro gli Amaleciti. O a Davide che ha invocato Dio prima di sfidare Golia, ma la fionda e i cinque sassi li ha usati.
Noi siamo in centinaia, è vero, e a disposizione abbiamo solo la preghiera: ma basta la sola preghiera a far scoppiare la pace? A un certo punto a sorpresa è arrivata la risposta: in tanti hanno cominciato a ringraziarci per l’iniziativa dell’adorazione «che – dicevano – fa star bene… fa sentire in pace… aiuta a ritrovare la calma… fa tornare a casa sereni… riaccende la voglia di vivere».
Allora mi è tornato in mente ciò che S. Bernardo raccomandava ai monaci: «Pacem multa in cella. Foris autem plurima bella» che tradotto liberamente significa: «Se sei in pace con te stesso (nella tua cella) riuscirai a far fronte ai tanti conflitti (plurima bella) fuori di te».
Chi ringraziava cioè ci aiutava a comprendere che la preghiera fa radicare dentro di noi la pace di Dio, che produce prima in noi e poi nel mondo frutti di pace per ogni persona di buona volontà.