Riflessione del giorno

Lunedì 26 ottobre 2026

By Patronato S. Vincenzo

October 26, 2026

 

30.a settimana t. ordinario

 

Avvenne il 26 ottobre…

1597 – L’ammiraglio coreano Yi Sun-sin sconfigge la flotta giapponese di 330 navi, con solo 13 navi da guerra

1860 – A Teano l’incontro tra G. Garibaldi e Vittorio Emanuele II conclude la spedizione dei Mille.

1863 – Fondazione della The Football Association inglese, che segna la nascita del calcio moderno.

1896 – Ad Addis Abeba è firmato un trattato di pace fra Regno d’Italia e Impero d’Etiopia.

1944 – Golfo di Leyte; le forze USA assestano un colpo esiziale alla marina imperiale giapponese.

2004 – La sonda spaziale Cassini-Huygens invia alla Terra immagini di Titano, satellite di Saturno.

 

Aforisma di S. Paolo agli Efesini

«Fratelli, un tempo voi eravate tenebra, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce».

 

Santo del giorno

S. Folco Scotti

 Ecclesiastico piacentino della seconda metà del XII e dell’inizio del XIII secolo, apparteneva con ogni probabilità alla famiglia Scotti, casata emergente della Piacenza comunale. Formatosi tra i canonici regolari di S. Eufemia e a Parigi, si affermò come predicatore, teologo e uomo di governo ecclesiastico. Eletto vescovo di Piacenza nel 1210, non ricevette tuttavia la consacrazione episcopale e governò la diocesi come vescovo eletto fino al trasferimento a Pavia.

Nel 1216 fu consacrato da Onorio III e divenne vescovo di Pavia, dove svolse per 13 anni un’attività pastorale e politica legata alle complesse relazioni tra Chiesa, Comune, papato e Impero. Intervenne nelle controversie cittadine, cercò di favorire la riconciliazione tra Piacenza e Pavia e si occupò della disciplina del clero e della riforma degli enti ecclesiastici. Morì a Pavia il 16-12-1229. Il suo culto, riconosciuto precocemente, ebbe una particolare ripresa nel XVI secolo, quando le sue reliquie furono trasferite nella nuova cattedrale. 

 

Preghiera Colletta

Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che prometti, fa’ che amiamo ciò che comandi. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen

 

Parola di dio Lc 13,10-17 

Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da 18 anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».

Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben 18 anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.».

 

Riflessione Frammenti di vita

La 4.a domenica di settembre (che ai tempi di don Bepo riempiva il Patronato con varie centinaia di “ex-allievi”) si è celebrata quest’anno domenica 18 ottobre per farla coincidere con l’inaugurazione delle nuove cucine. Ma gli ex-allievi affezionati al Patronato e al fondatore, sono ridotti a un gruppetto di anziani che si assottiglia di anno in anno. Si è cercato di coinvolgere i giovani della scuola e gli altri ospiti delle varie case, ma con i tempi sono mutate anche le modalità di approccio all’opera di don Bepo.

Con una sorprendente eccezione: i nuovi ex-allievi (sarebbe più corretto dire ex-ospiti) del Patronato sono gli africani usciti dalla struttura che, dopo la settimana lavorativa, tornano in Patronato per passarvi il sabato e la domenica insieme agli attuali ospiti: mangiano, giocano, soprattutto parlano in un clima di cordialità e amicizia e la cosa va avanti fino a notte inoltrata, tanto che si è stabilito un orario limite, le 23,00 dopo di che ognuno è invitato a tornare a casa sua.

E se capita che il portinaio non faccia passar qualcuno, questi protesta dicendo: “Il Patronato è casa mia e ho il diritto di entrarci”. E allora penso che se ci fosse ancora don Bepo sarebbe felice di vedere il cortile pieno di africani e boliviani e non esiterebbe un istante a formare un nuovo comitato: il gruppo degli ex-ospiti di colore.     

 

Intenzione di preghiera

Preghiamo per questo nostro mondo dove quelli che iniziano una guerra non riescono più a finirla: perché il Signore porti a termine ciò che noi non siamo più capaci di fare e ci doni la pace.

 

Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo

VASILIJ KANDINSKIJ: COMPOSIZONE VII

1913 – pittura a olio su tela – 300 x 200 cm – Galleria Statale Tretyakov, Mosca 

Questo dipinto portato a termine da VASILIJ KANDINSKIJ (1866-1944) nel novembre 1914 dopo tre giorni e ½ di intenso lavoro nel suo studio di Monaco, è il più grande e ambizioso della sua carriera e rappresenta la sintesi del lavoro artistico da lui compiuto nei 5 anni precedenti. Il pittore definì le sue “composizioni” come “visioni interiori” analoghe per forma e struttura a una sinfonia. Per questo quadro il pittore realizzò oltre 30 studi.

L’artista russo iniziò a lavorare al centro della parte sinistra della tela, facendo parte da questo nucleo iniziale colori contrastanti, forme e linee sezionate, alternando dense pennellate a leggere sfumature. La presenza di motivi tolti da opere precedenti (come la nave nell’angolo basso a sinistra) non ha nessun intento figurativo: l’artista infatti adotta un linguaggio pittorico completamente astratto, pur se non privo di significato. Kandinskij dichiarò che sua intenzione era creare un’arte che fosse un rimedio spirituale per un mondo malato e materialista.

Le imponenti dimensioni dell’opera suggeriscono una sorta di “immersione” all’interno della tela, nonché un effetto di presenza e compartecipazione agli eventi raffigurati. L’artista invita sia alla contemplazione del dipinto sia alla partecipazione al processo generativo dell’opera d’arte e per capire il quadro vale la pena di ascoltare l’artista stesso: «La pittura è un fragoroso scontro di mondi diversi, evocati per generare, attraverso la battaglia, quel nuovo mondo che è l’opera d’arte.

Tecnicamente, ogni opera nasce proprio come è sorto il cosmo; passa attraverso catastrofi simili al caotico boato di un’orchestra che infine si trasforma in una sinfonia, il cui nome è musica delle sfere. La creazione di un’opera d’arte è la creazione dell’universo». Kandinskij ha continuato a creare composizioni per tutta la sua carriera, e proprio queste rimangono le sue opere più importanti e influenti che hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo dell’arte astratta.