Riflessione del giorno

Lunedì 3 agosto 2026

By Patronato S. Vincenzo

August 02, 2026

 

XVII Settimana del T. Ordinario

 

Avvenne il 3 agosto…

1492 – Cristoforo Colombo salpa da Palos per il suo 1° viaggio verso il “nuovo mondo”

1778 – Inaugurazione del Teatro alla Scala con l’opera L’Europa riconosciuta di Antonio Salieri

1914 – Prima traversata del canale di Panama

1943 – Termina l’operazione Gomorrah che portò alla distruzione di più del 70% di Amburgo

1972 – Il Senato degli Stati Uniti ratifica il Trattato anti missili balistici

 

Aforisma di S. Francesco 

“I combattimenti difficili vengono riservati solo a chi ha un coraggio esemplare.”

 

Santo del giorno

 

Preghiera Colletta

Mostra la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce creatore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

Parola di Dio Matteo 14,22-36

Gesù costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario.

Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque».

Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

 

Riflessione frammenti di vita

Dalle cronache quotidiane, dal confessionale e dall’ascolto di tanti ho notato che l’aggressività e la violenza nei pensieri e nelle parole sono in allarmante aumento. E mi è tornato alla mente il dialogo fra un antico monaco del deserto e un tizio polemico e iracondo con tutto e tutti che gli aveva chiesto consiglio e aiuto per vincere l’ira. Dopo averlo ascoltato gli disse: “Vuoi portare questa rabbia nella tomba? Essa non riuscirebbe a contenerla e scoppierebbe.

E la tua anima sarebbe costretta a vagare nei luoghi da te odiati, non avresti pace neppure da morto e nessuno ti benedirebbe”. L’uomo si spaventò, ma il monaco insistette: “Ho dovuto benedire stanze da letto, case, campi e tanti altri luoghi e pregare Dio di intervenire con anime come la tua”. “Ma io ho ragione” reagì l’altro tentando un’imbarazzata difesa. “Hai ragione se, vedendo il male, ne provi dispiacere. Ma hai torto se ti lasci dominare dall’ira perché diventi complice dello stesso male che vuoi combattere.”

Per diventare persone di pace infatti occorre spegnere la miccia della violenza nei pensieri; disarmare le parole; non lasciare che il sole tramonti sopra la tua ira, ma soprattutto combattere il male nell’unico modo utile ed efficace: cioè facendo esattamente il contrario di ciò che ti fa arrabbiare quando lo vedi in azione negli altri…E questo non vale solo per gli altri, ma per tutti, me e te compresi. 

 

Don’t Forget!  1000 quadri più belli del mondo

EDGAR DEGAS: L’ASSENZIO

1876 – Pittura a olio su tela, 92 x 68 cm, Musée d’Orsay Parigi Francia

Il pittore / scultore impressionista HILAIRE GERMAIN EDGAR DEGAS (Parigi, 19-7-1834 – Parigi, 27-9-1917) ritrasse una serie di soggetti non troppo usuali come le ballerine, il teatro, il circo, le cose di cavalli e in questo caso, due avventori di un bar. Questo scorcio di vita “moderna” provocò enorme scalpore. Il titolo originale “In un caffè” diventò “l’assenzio” che in questo caso si riferisce sia alla bevanda molto alcolica, sia ai suoi consumatori. Quando l’opera fu esposta alla Grafton Gallery di Londra per alcuni fu considerata come un vero e proprio affronto alla morale vittoriana: come potevano una prostituta alcolizzata (che beve assenzio) e il suo depravato compagno (che beve un rimedio per la sbronza) essere i soggetti adatto a un dipinto?

Molto più che i due personaggi erano noti nella Parigi del tempo: si trattava infatti dell’attrice Ellen André e dell’artista bohemien Marcellin Désboutin. Ma in compenso molti altri considerarono il dipinto un capolavoro rivoluzionario. È infatti assente dall’opera l’intento moralistico di mettere in guardia gli eventuali spettatori dalle conseguenze dell’alcolismo: il pittore si limita a cogliere e fissare sulla tela un’istantanea di vita mostrando i due personaggi per quello che erano, senza filtri e senza giudizi di sorta. La scena si svolge nel terrace del Café de la Nouvelle Athènes in Place Pigalle, ritrovo prediletto dagli Impressionisti.

Pur essendo seduti uno accanto all’altro, i personaggi sembrano lontanissimi fra loro, con lo sguardo perso nel vuoto: rappresentano due solitudini che non si incontrano, nemmeno con lo sguardo. La posizione della donna è decentrata con un vasto spazio vuoto attorno e la figura del compagno viene “tagliata” dall’artista (il braccio sinistro cade infatti fuori del quadro). Il critico d’arte Giulio Carlo Argan ne parla nei termini di «una umanità smunta e sprecata, ferma nel tempo vuoto e nello spazio stagnante: fredda come il marmo dei tavolini mal lavati, logora e stinta come il velluto dei divani, torbida come gli specchi offuscati». 

Ne l’assenzio Degas abbandona il punto di vista frontale e ricorre a un impianto prospettico a zig-zag che semplifica e accelera la visione verso l’alto. Questa prospettiva obliqua viene descritta dal tavolino in basso, dietro al quale immaginiamo possa esserci un terzo personaggio che contempla la scena, forse un musicista (sulla superficie marmorea del tavolino, infatti, è poggiato un archetto di violino). L’opera che dà l’impressione di essere stata realizzata di getto, in realtà è il risultato di un difficile e meditato lavoro di atelier, durato ben due anni.