Riflessione del giorno

martedì 10 dicembre ’19

By Patronato S. Vincenzo

December 10, 2019

 

nell’immagine un dipinto di Oswald Achenbach

 

 

I 1.000 Proverbi della Bibbia

«Ogni animale ama il proprio simile e ogni uomo chi è simile a lui»

 

Iniziamo la Giornata Pregando (Orazione)

O Dio, Padre di ogni consolazione, che agli uomini pellegrini nel tempo hai promesso terra e cieli nuovi, parla oggi al cuore del tuo popolo, perché in purezza di fede e santità di vita possa camminare verso il giorno in cui manifesterai pienamente la gloria del tuo nome. Per Cristo nostro Signore…

 

EULALIA VERGINE E MARTIRE

E’ la santa più famosa di Spagna: di famiglia cristiana, sarebbe andata incontro alla morte di spontanea volontà a soli 12 anni. Fu uccisa per il suo coraggio nel testimoniare la fede sotto Diocleziano nell’inverno del 304.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio Matteo 18,12-14.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli».

 

Riflessione del giorno (Don Luigi Epicoco)

La fede non è una questione di ciò che si dice, si spiega o si ragiona. La fede è una questione di ciò che si fa, che si tenta di mettere in pratica, che si realizza nel pratico la volontà di Dio. È una regola della nostra storia perché arriva il momento in cui ci accorgiamo che non si può amare a parole ma solo coi fatti. Gesù dice lo stesso riguardo alla fede che cambia la vita solo se mette in pratica ciò che crede e dove l’importante non è riuscirci ma provarci sempre, senza mai stancarsi. Come scavare la roccia non è facile, ma è faticoso, così è faticoso tentare di vivere ciò che è giusto. Ma si tratta di una fatica benedetta perché fonda la vita su qualcosa di solido e di sicuro soprattutto quando le circostanze saranno contrarie. Ecco perché la vita spirituale non è la semplice ricerca di una pace interiore, ma è la ricerca di una pace a caro prezzo, pace che nasce dalla lotta, dal combattimento, dal sudore di chi si sforza con i fatti di fare la differenza. Se la vita spirituale non ci costasse fatica vorrebbe significare che la nostra libertà non ha mai messo la parte che gli spetta.

 

Intenzione del giorno

Preghiamo per i giovani e la mamma che hanno perso la vita nella ressa alla discoteca nelle Marche 

 

Don’t forget! I “mille quadri più belli del mondo”

 

CORNELIS NORBERTUS GYSBRECHTS (1630 – dopo il 1675), è un pittore fiammingo autore di nature morte e trompe l’œil. Le notizie sulla sua vita sono scarse. Nacque ad Anversa, dove nel 1660 divenne membro della Corporazione di S. Luca. La sua prima opera conosciuta porta la data del 1657 e fu al servizio della corte di Danimarca dove si trova gran parte delle sue opere. Morì probabilmente nel 1675 o poco dopo. Appassionato realizzatore di nature morte, è anche specializzato in trompe l’oeil (dal francese, “inganna l’occhio”) tecnica pittorica che crea un’illusione ottica nello spettatore, che crede di vedere oggetti tridimensionali. Ma non si tratta solo di tecnica pittorica raffinata capace di far credere di trovarsi di fronte a oggetti veri: questo tipo di pittura nasconde anche insegnamenti morali e allusioni simboliche a realtà più alte. Così nel quadro che presentiamo accanto al violino (strumento della musica più nobile e alta) e alla tavolozza del pittore (ancora grondante di colori appena usati) c’è un piccolo ovale con ritratto dell’artista. Tra le altre suppellettili: inchiostro, lettere, quaderno di schizzi e spartito musicale, elementi di vita quotidiana per Gijsbrechts. Un osservatore attento noterà poi il pennino infilzato in un buco della tavola di legno, che segue perfettamente la diagonale creata dalla piuma poco più in su: si tratta di un’efficace metafora dell’influenza della scrittura sul miglioramento della natura umana. Il quadro appartiene al genere “vanitas” per la quale la realtà non è mai come appare e occorre capacità di discernimento per coglierne la verità nascosta.

 

 

 

 

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