V Settimana del Tempo Ordinario
Avvenne il 10 febbraio…
1258 – I mongoli invadono Baghdad, la incendiano e uccidono 10.000 persone.
1763 – Termina, con il trattato di Parigi, la guerra dei sette anni.
1798 – Louis A. Berthier invade Roma, proclama la Repubblica Romana prende Pio VI prigioniero;
1931 – Nuova Delhi diventa capitale dell’India;
1936 – Guerra d’Etiopia: inizia la battaglia dell’Amba Aradam;
2005 – Si commemora per la 1.a volta il Giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe;
Aforisma di S. Benedetto
«Dobbiamo guardarci dal desiderio del male, perché la morte è stata posta alla porta del piacere».
Preghiera Colletta
O Dio, luce del mondo, concedi a tutte le genti il bene di una pace duratura e fa’ risplendere nei nostri cuori quella luce radiosa che illuminò la mente dei nostri padri. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen.
Santo del giorno
Parola di dio Marco 6,45-52
Si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
Riflessione don Arturo Bellini
Il 5 febbraio alle ore 18,00 nella chiesa centrale del Patronato S. V. don Roberto Trussardi, direttore di Caritas ha ricordato i 51 anni della nascita al cielo di don Bepo Vavassori grande uomo e grande sacerdote e figura straordinaria per l’attenzione ai bisognosi. Don Trussardi ha ricordato che don Bepo è stato antesignano della Caritas: col suo cuore di fede ha saputo guardare con realismo i problemi della società bergamasca e con intuito creativo ha saputo, di volta in volta, dare risposte adeguate non solo per offrire un tetto e un pane, professione e futuro, ma anche per riorientare verso il sogno di Dio.
Per quanto poi riguarda la causa per la beatificazione del servo di Dio essa procede alacremente, ma non secondo il desiderio del cuore. Il materiale finora esplorato ha riservato sorprese su momenti antecedenti la fondazione del Patronato, ma altri ne riserverà quando si terminerà di passare in rassegna gli oltre cinquanta grossi faldoni presenti in archivio. La documentazione fotografica poi che e importantissima, richiede interventi di restauro e contenitori speciali che esigono spese notevoli, ma la Provvidenza ci penserà.
A tutti il compito di pregare e di far pervenire testimonianze personali o indirette di espressioni tipiche di don Bepo o di fatti vissuti o sentiti da familiari. Agli educatori il compito di far conoscere, in occasione di prime comunioni e cresime, la singolare figura di don Bepo, sia con visite al Patronato, sia con pubblicazione di articoli sul Bollettino parrocchiale come lodevolmente ha fatto la parrocchia di Osio Sotto lo scorso anno. La figura di don Bepo è una lampada che indica a tutti come vivere da cristiani le attività caritative.
Intenzione di preghiera
Nella settimana di ricordo degli ammalati e degli infermi a loro dedichiamo la nostra preghiera.
Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo
AMEDEO MODIGLIANI: BAMBINA IN AZZURRO
1918 Olio su tela 116 x 73 cm, Collezione privata, Parigi
Il pittore Amedeo Modigliani nacque a Livorno il 12-7-1884. Nel 1906 si trasferì a Parigi dopo un breve soggiorno a Firenze nel 1902 e una tappa a Venezia. Ad accoglierlo trovò l’ambiente bohemien eccitante e disinvolto di Parigi e del quartiere di Montmartre. Il collezionista Paul Alexander fu tra i suoi primi sostenitori. Modigliani visse di eccessi e l’uso di droghe e alcol ne minarono la salute già precaria. L’artista morì il 24-1-1920 di tubercolosi. Sua musa e compagna fu Jeanne Hèbuterne conosciuta nel 1917. La loro fu una relazione intensa ma breve. La coppia ebbe una figlia chiamata Jeanne e nata il 29-11-1918. Il loro legame fu così stretto che la giovane si suicidò il giorno dopo la morte di Modigliani.
Qui abbiamo uno dei rari dipinti di Modigliani in cui il soggetto è rappresentato a figura piena, nella totale interezza. Si notano subito le pupille di un azzurro acceso, a capocchia di spillo, che danno un senso quasi ipnotico. I tratti del viso e delle mani della bambina appaiono estremamente dettagliati, mentre il vestito e il pavimento sono rappresentati in maniera molto meno curata. Sono presenti molti rimandi cromatici tra l’alto e il basso del dipinto, come il colore degli stivali della bambina che si raccorda con il colore dei capelli. Nel dipinto la “fillette” (=bambina) ha il viso leggermente inclinato a destra; la sua capigliatura è sobria coi capelli tirati in alto e solo qualche ciuffo sopra la fronte. La piccola protagonista ha lo sguardo timido e un po’ impacciato. Indossa un abito azzurro decorato con un colletto bianco.
Ai piedi calza alti stivaletti che arrivano fino ai polpacci ed è in posizione eretta al centro del dipinto, assumendo una posa un po’ rigida con quelle mani educatamente incrociate. Il pavimento è composto da piastrelle sconnesse di colore marrone. Le due pareti chiare s’incontrano nello spigolo che si trova dietro la protagonista. Infine l’ombra della sua figura si proietta sulla parete e sul pavimento a destra dell’osservatore. Dell’artista livornese è stato scritto che “Tutti coloro che hanno posato per Modigliani hanno raccontato che essere ritratti da lui è stato come farsi spogliare l’anima”, ma nel caso di questa piccola è come se il pittore si sia fermato alla soglia dell’anima innocente di questa bimba che non aveva nulla da nascondere. Così è lei che con quegli occhi azzurri e quella posa solo in apparenza impacciata, interroga sia il pittore che la ritrae sia tutti noi che la guardiamo.