1.settimana Tempo Ordinario
Aforisma del giorno di Dietrich Bonhoeffer
Dio è vicino a ciò che è piccolo, ama ciò che è spezzato. Quando gli uomini dicono: «perduto», Egli dice: «trovato»; quando dicono «condannato», Egli dice: «salvato»; quando dicono: «abietto», Dio esclama: «beato!».
Preghiera del giorno di S. Luigi M. G. de Monfort
“Signore, alzati! Perché fingi di dormire? Dimostrati onnipotente, misericordioso e giusto: scegli una compagnia di guardie del corpo, per custodire la tua casa, difendere la tua gloria e salvare le anime, affinché ci sia un solo ovile e un solo pastore e tutti possono glorificarti nel tuo tempio. Amen. Dio Solo!”.
Santo del giorno
La Parola di Dio del giorno Marco 1,21-28
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafarnao, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità.
Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Riflessione del giorno da Berlicche: in viaggio
Nella prima parte del poema “Il viaggio dei Magi” di Eliot, uno dei Magi si lamenta per la fatica e il disagio del viaggio che ha compiuto. E quando alla fine trova ciò che cercava, esso è diverso da ciò che si aspettava.
Quella nascita è anche una morte; la morte di tutto ciò che pensava, perché ha cominciato a vedere tutto con occhi diversi. Così è il cristianesimo, così è quello che potremo chiamare conversione.
L’accorgersi che quello che si cercava era lì, occorreva solo prenderlo sul serio, perché era del tutto diverso dalla nostra immagine mentale e dalle nostre aspettative. Ma, per capirlo, occorre fare un viaggio, scomodo, disagevole, pieno di sacrifici.
Nel nostro mondo in cui la scomodità è il peccato da evitare e il sacrificio una parolaccia, non stupisce che siano così pochi coloro che intraprendono questo viaggio; nonostante i segni nei cieli e sulla terra, che si sceglie di non vedere.
Meglio oziare sulle terrazze, mangiando il gelato che fanciulle vestite di seta ci portano, tranquilli. Senza osare guardare la stella, perché sappiamo che, se la seguissimo, questa nostra tranquillità non ci basterebbe più. E che quella che potremmo pensare la fine del nostro viaggio non è altro che il suo punto iniziale.
Intenzione di preghiera per il giorno
Perché non abbiamo paura di metterci in cammino e di seguire la stella che Dio accende per ognuno nel cielo della vita e così arriviamo alla meta che ci attende: Cristo Signore.
Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo
DOMINIQUE INGRES: RITRATTO DI MONSIEUR BERTIN
1832 – olio su tela – 116 x 95 cm – Museo del Louvre – Parigi
Il pittore francese Jean-Auguste-Dominique Ingres (Montauban 1780 – Parigi 1867) è considerato a ragione uno dei massimi esponenti della pittura neoclassica. Fece i primi studi di pittura a Tolosa, ma presto si trasferì a Parigi nell’atelier di David dal quale apprese il neoclassicismo che caratterizzerà la sua pittura.
Soggiornò a lungo anche in Italia, a Firenze e a Roma dove la pittura di Raffaello segnerà per sempre il suo stile. Tornato in Francia, morirà a 87 anni a Parigi. Il formidabile ritratto che presentiamo raffigura un amico del pittore, monsieur Louis-François Bertin direttore del Journal des débats che dava voce alla borghesia di cui Bertin era espressione come affarista potente e affermato, intellettuale e collezionista d’arte.
Al tempo di questo ritratto Bertin aveva circa 66 anni. Colpiscono subito lo spettatore lo sguardo sicuro e diretto, quasi cinico del soggetto; le sue mani che più che appoggiarsi, sembrano artigliare le gambe; la mole imponente che la giacca scura e il corpetto di raso faticano a contenere.
Bertin è seduto su di una poltroncina dallo schienale curvo, con il busto inclinato a sinistra e il volto frontale come a sfidare lo spettatore: lo sguardo infatti punta di fronte a sé, mentre i capelli bianchi spettinati ne rivelano carattere anticonformista e sicuro di sé.
Se si traccia un asse di simmetria a metà viso, non nota come metà bocca sembri sorridere e l’altra metà esattamente il contrario. Contro lo scuro dei pantaloni spiccano orologio e occhiali dorati. Lo sfondo è monocromatico, ma si tratta di un muro, come fa intuire il fregio.
La luce che piove dall’alto a sinistra, illumina volto e mani, a indicare pensiero e azione, il binomio che governa la vita degli imprenditori vincenti di quel tempo. Questo ritratto infatti non descrive solo il soggetto Bertin, con la sua psicologia e il suo carattere, ma diventa un vero e proprio manifesto della borghesia che in seguito alla rivoluzione francese aveva conquistato al potere a spese dei nobili e aristocratici.