Riflessione del giorno

Martedì 13 ottobre 2026

By Patronato S. Vincenzo

October 13, 2026

 

28.a settimana t. ordinario

 

Avvenne il 13 ottobre…

54 – Muore avvelenato l’imperatore Claudio, il suo successore sarà Nerone

1815 – Gioacchino Murat viene fucilato presso il castello di Pizzo.

1918 – Mehmed Talat Pascià e i ministri dei Giovani Turchi si dimettono e firmano l’armistizio, ponendo fine alla partecipazione dell’Impero ottomano alla 1.a guerra mondiale.

1943 – Il governo italiano si schiera con gli alleati e dichiara guerra alla Germania nazista.

1977 – Quattro terroristi palestinesi, in Somalia, dirottano un aereo della Lufthansa e chiedono il rilascio di undici membri della Rote Armee Fraktion.

 

Aforisma di S. Teofilo di Antiochia

“Per il fatto che i ciechi non vedono, non si può concludere che la luce del sole non brilla. Giustamente perciò essi attribuiscono la loro oscurità a sé stessi e ai loro occhi.”

 

Santo del giorno 

 

Preghiera Colletta

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, o Signore, perché, sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo mai di operare il bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen

 

Parola di dio Luca 1 1,37-41

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro». 

 

Riflessione don Arturo commenta don Bepo

«Bisogna avere sempre le lampade fornite di olio, cioè essere in grazia.  don Bepo Vavassori (diario 1964-1969 dialoghi domenicali) Don Bepo ricorreva frequentemente alla Parola di Dio, lampada per i passi dell’uomo. Aveva ben presente che cosa rappresentava la lampada per il soldato e per il minatore. Nella parabola delle dieci vergini, la lampada rappresenta la fede ricevuta, mentre l’olio è simbolo dello stato di grazia, che si manifesta in concreto nelle opere buone, nella carità e nella preghiera costante.

È richiamo alla vigilanza spirituale: non basta professare la fede a parole (avere la lampada), ma è indispensabile mantenerla viva e alimentarla attivamente ogni giorno attraverso l’amore e la rettitudine morale (l’olio), in modo da farsi trovare pronti al momento dell’incontro finale con il Signore. Un tempo, in Giappone, i viandanti illuminavano la strada con delle lanterne, fatte con carta di riso e canna di bambù, al cui interno vi era, come fonte di luce, una candela. Un cieco era andato in visita presso un sacerdote, suo caro amico.

Prima di lasciarsi, il sacerdote regalò al cieco una lanterna. Il cieco fu sorpreso per il regalo e un po’ stizzito disse al sacerdote: «Cosa me ne faccio di una lanterna? Dovresti sapere che per me tra il giorno e la notte non vi è alcuna differenza!». Allora il sacerdote disse: «Amico caro, so che la lanterna non ti può servire per viaggiare, ma sarà utile, nella notte, a farti vedere dagli altri viandanti.  Perciò ti prego accetta, come segno di amicizia, il mio piccolo dono».

Il cieco, convinto da queste parole, prese la lanterna, abbracciò il sacerdote e si avviò verso la propria casa. Non fece però molti passi, quando si sentì urtare con violenza e cadde per terra. «Guarda, dove vai!» urlò il poveretto allo sconosciuto. «Non hai visto la mia lanterna!». Lo sconosciuto, più spaventato che mai, si fece vicino al cieco e afferratolo per la mano, lo sollevò in piedi e disse: «Fratello, mi spiace per quanto è successo, ma la tua candela si deve essere spenta, e così non ti ho potuto vedere!». Il saggio è colui che si prende cura del prossimo e che non dimentica che la distrazione o il buio di chi ci sta accanto ci coinvolgono sempre.     

 

Intenzione di preghiera

Preghiamo per la Chiesa, sposa di Cristo: perché colmata di Spirito Santo, segua fedelmente la parola di Gesù per recare a ogni creatura il lieto annuncio della salvezza.

 

Don’t Forget!  1000 quadri più belli del mondo

GEORGE GROSZ: I PILASTRI DELLA SOCIETÀ

1926 – olio su tela – 108.0 x 200.0 cm – Musei Statali di Berlino

George Gosz nacque a Berlino nel 1893. Suo padre morì quando lui aveva otto anni e sua madre si trasferì nella città di Stolp, in Pomerania, dove George frequentò corsi settimanali di disegno. A 16 anni si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Dresda e poi al Politecnico di Berlino. Nel 1914, allo scoppio della 1.a Guerra Mondiale, si arruolò nell’esercito, ma dopo un anno fu congedato per sinusite. Nel 1919 si iscrisse al Partito Comunista Tedesco, ma la sua avversione per ogni autorità dittatoriale, di destra o di sinistra, lo spinse a dimettersi.

All’inizio degli anni ’30, con l’ascesa del Nazismo, Grosz nel 1933, emigrò con la famiglia in America e divenne 5 anni dopo cittadino USA. Apprezzò lo stile di vita americano, intraprese diversi lavori nel campo artistico ed espose le sue opere. Ebbe sempre intenzione di tornare in patria e nel 1959 fece ritorno a Berlino, un po’ deluso dalla vita americana, ma morì cadendo dalle scale tre settimane prima del suo 66° compleanno. Il dipinto di oggi si intitola “I pilastri della società”, un ritratto feroce e sarcastico delle élites tedesche che appoggiarono il nazismo. 

 

 

Nel dipinto si distinguono 4 personaggi principali. In primo piano, un vecchio aristocratico con una cicatrice da duello sulla guancia sinistra e una svastica sulla cravatta. In una mano ha un bicchiere di birra e nell’altra una spada. Il suo monocolo è opaco e ha difficoltà a vedere.   Dal cranio aperto emergono immagini di guerra. A sinistra si nota il giornalista Alfred Hugenberg, col vaso da notte in testa, simbolo della scarsa intelligenza: stringe dei giornali in una mano e un ramo di palma insanguinato nell’altra. A destra, un grosso social democratico forse una caricatura di Friedrich Ebert, il presidente tedesco, che regge una piccola bandiera e un opuscolo socialista dal titolo “Il socialismo deve funzionare”: la testa aperta mostra un mucchio fumante di sterco.

Dietro i 3 personaggi si erge un corpulento ecclesiastico filo-nazista, che predica la pace, ignorando le azioni omicide dei militari sul fondo.  Dalle finestre si vede la città in fiamme dove regna il caos incontrollato. Per George Grosz, le istruzioni impartite ai politici senza cervello provenivano da militari, clero e stampa, tutti considerati amorali e privi di integrità, e per questo da lui disprezzati. Grosz fu una figura di spicco del movimento Neue Sachlikeit (Nuova Oggettività), che rifletteva la rassegnazione e il cinismo del dopoguerra e utilizzava una satira violenta per rappresentare il volto del male.