Riflessione del giorno

Martedì 28 aprile 2026

By Patronato S. Vincenzo

April 27, 2026

 

IV Settimana di Pasqua

 

Avvenne il 28 aprile….

1738 – Papa Clemente XII, con la bolla In eminenti apostolatus specula, condanna la massoneria.

1919 – A Versailles nasce la Società delle Nazioni.

1940 – Papa Pio XII manda un messaggio a Benito Mussolini chiedendogli di non entrare in guerra. Galeazzo Ciano scrive sui suoi diari: «l’accoglienza del Duce è fredda, scettica, sarcastica».

1952 – Gli USA pongono termine all’Occupazione militare del Giappone

1963 – Italia le elezioni politiche, che confermano la Democrazia Cristiana come primo partito

1992 – Il presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga rassegna le dimissioni

1994 – Ruanda, centinaia di migliaia di profughi lasciano il paese per i massacri tra gruppi etnici

 

Aforisma dagli scritti di Luigi Maria Grignion de Monfort

“Dio è una fonte di acqua viva che scorre incessantemente nel cuore di quelli che pregano”.

 

Preghiera Colletta

Dio onnipotente, che ci dai la grazia di celebrare il mistero della risurrezione del tuo Figlio, concedi a noi di testimoniare con la vita la gioia di essere salvati. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen

 

Santo del giorno

 

Parola di Dio del Giorno Giovanni 10,22-30

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».

Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

 

Riflessione don Arturo commenta don Bepo

«Come riprendere il cammino dopo la Pasqua…Come ho passato i giorni della Pasqua. Ho corrisposto: continua. Non ho corrisposto – Non ho obbedito – Ho dato scandalo Non ho pregato. Che cosa devo fare». Don Giuseppe Vavassori (25/4/1965, dialoghi domenicali)

Don Bepo Vavassori esorta i suoi giovani a proseguire nel cammino di rinnovamento che la Pasqua ha operato nel cuore. Canta e cammina – suggerisce S. Agostino. Ma che significa camminare? «Andare avanti nel bene, progredire nella santità. Vi sono infatti, secondo l’Apostolo, alcuni che progrediscono sì, ma nel male. Se progredisci è segno che cammini, ma devi camminare nel bene, devi avanzare nella retta fede, devi progredire nella santità. Canta e cammina».

Ma se la nostra vita si è allontana dal Signore? Il Fondatore del Patronato pone ai suoi giovani l’interrogativo che affiora in noi ogni volta che prendiamo coscienza di qualcosa non va nella nostra vita. Interrogarsi, guardare dentro di sé in verità per identificare le proprie fragilità e iniquità, riconoscere la propria ferita rivela il desiderio di cercare il “medico” – Cristo – che ci guarisca. Il primo passo per uscire dal buio calato nell’anima è tornare a pendersi cura della relazione col Signore, fermarsi, mettersi in ascolto della sua parola e affidarsi a Lui.  Tutti abbiamo una luce dentro l’anima, il segreto è trovare l’interruttore.

E qualcuno che ci aiuti ad accenderla. Il venerabile Fulton Sheen, pioniere dell’evangelizzazione in radio e tv, in una predica di sera in uno stadio, fece spegnere tutte le luci e accese un solo cerino per mostrare che, nel buio totale, anche una piccola fiammella è visibile e illumina. L’educazione non consiste nel soffocare le potenzialità (spegnere la luce), ma nel permettere a ciascuno di riflettere la luce di Cristo.      

 

Intenzione di preghiera

Preghiamo il buon Dio affinché non faccia mancare al popolo cristiano preti e religiosi che donino ogni giorno la Parola divina, il pane di vita eterna e il perdono dei peccati.

 

Don’t Forget!  Storia dei martiri cristiani

I martiri dell’Armenia

 

S. NARSETE il GRANDE: Narsete I (IV sec –373) fu catholicos d’Armenia, proclamato santo dalla Chiesa armena e da quella cattolica. Fino a lui la Chiesa era identificata con la famiglia reale e la nobiltà; Narses la portò a un contatto più stretto con la fede e gli usi del popolo armeno. Costruì scuole e ospedali, inviò monaci nel paese a predicare il Vangelo alla popolazione più indigente, il che provocò la reazione del Re che lo esiliò a Edessa. Con la salita al trono del nuovo Re, l’ariano Pap (369) Narsete tornò in diocesi, ma morì martire, avvelenato dallo stesso re Pap che egli aveva rimproverato per la vita dissoluta e a cui aveva proibito l’ingresso in chiesa.

S. BIAGIO, vescovo di Sebaste in Armenia al tempo della “pax” di Costantino, fu martirizzato verso il 316 per una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l’occidentale Costantino e l’orientale Licinio. Per aver guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, è invocato come protettore per i mali della gola. A questo risale la benedizione con due candele.

S. GREGORIO ILLUMINATORE, apostolo degli Armeni, nato nel 260, scampò alla strage della sua famiglia e fu educato alla fede dalla nutrice. Per il rifiuto di sacrificare agli dèi pagani, come il re voleva, fu imprigionato. Ma Tiridate si ammalò e fu guarito da Gregorio che venne liberato dal re. Convertitosi, Tiridate decise che la nazione divenisse cristiana. S. Gregorio morì nel 328. Sue reliquie sono nella chiesa di S. Gregorio Armeno a Napoli, nell’omonima via. Ma la più importante è il braccio destro del santo vescovo, con cui in Armenia si benedice il nuovo Katholikos. S. EMILIANO nato in Armenia nel III secolo, è stato vescovo di Trevi (Perugia) nel IV secolo. Sotto l’imperatore Diocleziano fu sottoposto a ogni tipo di supplizi per indurlo ad abiurare e fu messo a morte a Trevi il 28-1-304 insieme a tre suoi compagni.