Riflessione del giorno

Martedì 4 agosto 2026

By Patronato S. Vincenzo

August 03, 2026

 

XVII Settimana del T. Ordinario

 

Avvenne il 4 agosto…

1258 – Pace di S. Ambrogio che fece tramontare il rischio di guerra civile fra popolo e aristocrazia nel Comune di Milano

1789 – In Francia viene abolito il sistema feudale

1848 – Milano: il podestà firma la resa al maresciallo Radetzky dopo le Cinque giornate

1914 – Il Regno Unito dichiara guerra all’Impero tedesco. Gli USA si dichiarano neutrali.

1974 – Strage Italicus: a S. Benedetto Val di Sambro un ordigno ad alto potenziale su treno e causa 12 morti e 48 feriti.

2020 – Libano: nel porto di Beirut una violentissima esplosione causa ingenti danni, con un bilancio di oltre 220 morti e più di 7000 feriti

 

Aforisma del S. Curato d’Ars

“Verrà il tempo in cui gli uomini saranno così stanchi degli uomini, che non si potrà più parlare loro di Dio senza farli piangere”.

 

Santo del giorno

 

Preghiera Colletta

Dio onnipotente e misericordioso, che hai fatto di san Giovanni Maria Vianney un pastore mirabile per lo zelo apostolico, per la sua intercessione e il suo esempio fa’ che con la nostra carità guadagniamo a Cristo i fratelli e godiamo, insieme con loro, la gloria senza fine. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

Parola di Dio Matteo 15,1-2.10-14

In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».

Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».

 

Riflessione don Arturo commenta don Bepo

«E in questa Provvidenza si crede o non si crede? Il Vangelo va accettato così come è, anche dove va poco d’accordo colle banche, coi banchieri e con tutti i maneggiatori di soldi. Sé noi crediamo che la Provvidenza non abbandona un passero gelato, potremo guardare bimbi che non hanno mamma, non hanno casa, operai giovani che non possono guadagnarsi il necessario, li potremo veder soffrire, per la semplice ragione che alla tavola, non c’è più posto? Ah! no! Finché c’è un metro di terra, ci dovrà essere posto per tutti. Ecco perché i nostri cristiani bergamaschi migliori, quelli che hanno il cuore buono e la fede diritta, amano questa Casa che tiene viva tra noi la poesia della Provvidenza». (bollettino PSV dicembre 1938).

Per portare avanti il suo lavoro, don Bepo Vavassori si affidava alla Divina Provvidenza. La frase «la Provvidenza non abbandona un passero gelato» non era per lui una “frase fatta”. Nessuno di noi oggi penserebbe di iniziare un’attività che richiederebbe un sacco di soldi “affidandosi esclusivamente alla Provvidenza”, cioè senza avere un gran conto bancario. Invece don Bepo ha preso il Vangelo alla lettera. Come del resto hanno fatto i santi, donne e uomini dalla fede in Dio granitica. “Se hai fede, puoi spostare una montagna”, ha detto Gesù nel Vangelo. 

E i santi gli hanno creduto. E così, per loro è stata riservata la gioia e la felicità di scoprire l’esistenza della Provvidenza, che l’amore di Dio per i suoi figli non è un’espressione astratta. Diventarono testimoni felici e riconoscenti di miracoli spettacolari. Don Bepo temeva l’arricchimento. Come don Bosco, come Madre Teresa di Calcutta, come i santi. Amavano l’assoluta povertà.  E nella povertà Dio, ogni giorno, opera veri miracoli. 

 

Intenzione di preghiera

Preghiamo per le 2 famiglie italiane morte nell’incidente aereo in Perù; per le 6 vittime dell’incidente in Umbria e per tutte le persone morte tragicamente in questi giorni.

 

Don’t Forget! Santi della carità

BEATO FRANCESCO (CECCO) DA PESARO 

1270 – 1350

Francesco Zanferdini vide la luce a Pesaro intorno al 1270, da famiglia benestante. La perdita prematura dei genitori segnò una svolta decisiva nella sua esistenza. Rimasto orfano giovanissimo, donò ai poveri i suoi averi e seguì la Regola del Terz’Ordine francescano. Dopo aver trascorso un periodo di tempo nell’Eremo di Montegranaro (oggi in provincia di Fermo, nelle Marche) insieme al Beato Pietro di Foligno, tornò a Pesaro per diffondere il culto della Vergine.

Costruì due cappelle dedicate alla Madonna, una a Pesaro ed una a Montegranaro. Sul Colle Accio, vicino a Pesaro, fondò un convento dove trascorse gran parte della sua vita. Come terziario francescano, praticava la penitenza, dedicava molte ore alla preghiera e alle opere di carità. Le elemosine che raccoglieva le devolveva all’aiuto dei bisognosi e per il restauro di chiese ed ospedali. Guarito da una grave malattia, si recò in pellegrinaggio ad Assisi per lucrare l’indulgenza della Porziuncola e ringraziare il Signore. Nel 1347 Francesco fondò con la Beata Michelina, anch’essa terziaria francescana, la confraternita della SS. ma Annunziata per l’assistenza agli infermi e la sepoltura dei morti.

Ogni tanto lasciava Pesaro ed i suoi impegni di apostolato della carità per andarsi a ritemprare lo spirito nell’eremo di Montegranaro, ove il 5-8-1350 spirò all’età di ottant’anni. La notizia della sua morte si diffuse rapidamente e presso la sua tomba si recarono una moltitudine di devoti per invocarlo ed ottenere grazie. Dopo non molto tempo il suo corpo fu riportato a Pesaro e tumulato sotto l’altare maggiore del Duomo. Il suo culto fu approvato da Papa Pio IX il 31 marzo 1859.