X Settimana del T. Ordinario
Avvenne il 9 giugno…
68 – Suicidio di Nerone, fine della dinastia Giulio-Claudia e inizio dell’anno dei 4 imperatori
1537 – Papa Paolo III dichiara che “gli indiani sono esseri umani, con qualità e difetti degli umani”
1815 – Viene firmato l’atto finale del Congresso di Vienna.
1940 – La Norvegia si arrende alla Germania nazista.
1999 – Guerra del Kosovo: Repubblica Federale di Jugoslavia e NATO firmano un trattato di pace
Aforisma di Charles Dickens
“Tutti gli imbroglioni della terra insieme sono nulla in confronto a coloro che ingannano sé stessi.”.
Santo del giorno
Efrem nacque nel 306 a Nisibi, città Mesopotamica governata con la forza delle armi da Roma. Dei primi anni della sua vita si conoscono racconti molto diversi tra loro: certo, invece, è il sacramento del battesimo che egli ricevette verso i 18 anni. Strinse una profonda e spirituale amicizia con il vescovo della città, Giacomo (santo, 15 luglio), col quale contribuì a costruire e a guidare una scuola di teologia.
Ordinato diacono prima del 338 dal vescovo Giacomo (303-338), visse e operò a Nisibi fino alla conquista persiana: Efrem, alternò insegnamento e vita ascetica e si ritirò gli ultimi anni presso Edessa dove prosegue nel suo lavoro di teologo e di predicatore e continua anche ad aiutare la gente in prima linea quando, più che della penna, c’è urgenza di curvare la schiena su chi soffre.
La cura agli ammalati di peste è l’ultimo capolavoro, scritto con l’inchiostro della carità, partorito da Efrem il siro. Che a Edessa si spegne, vittima del morbo, nel 373.
Preghiera Colletta
O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio Matteo 5,13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Riflessione del giorno
Dalla Lettera enciclica Magnifica Humanitas del papa Leone XIV.
«La potenza dell’IA resta legata al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. Romano Guardini ha scritto: «L’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza».
Il controllo dell’IA non è oggi appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni. L’innovazione tecnologica può essere vista come una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione. Hannah Arendt ha scritto che i sudditi ideali sono «la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cioè, la realtà dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè, i canoni del pensiero) non esistono più».
La cultura che si genera nella rete non deve diventare strumento di eccessiva distrazione, di omologazione e di dominio, ma spazio in cui possano maturare libertà e pensiero. La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iper-stimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria a cercare la verità».
Intenzione di preghiera
Preghiamo perché il grande dono dell’Eucaristia fatto da Dio al suo popolo e rinnovato ogni giorno da migliaia di sacerdoti, diventi sorgente e traguardo della vita cristiana personale e comunitaria.
Don’t Forget! Parrocchie Bergamasche
6) PARROCCHIA di TREVIOLO
È del 929 la prima attestazione dell’esistenza di una chiesa a Treviolo col titolo di «basilica sancti Georgii» che dipendeva dalla cattedrale di S. Alessandro in Bergamo. In una pergamena del 1174, la chiesa di Treviolo compare con il titolo di “Ecclesia” e si presume che tale titolo equivalga al riconoscimento della chiesa di S. Giorgio come battesimale.
Al sinodo diocesano del 1304, è attestata la presenza di “Fredericus presbiter” rappresentante della chiesa di Treviolo. In un’ordinanza del 1360 di Bernabò Visconti si trova un’attestazione della chiesa di Treviolo, che è nominata nella “nota” delle chiese della diocesi come dipendente dalla pieve di Lallio. Dall’attestazione dei redditi ricaviamo che nella chiesa di S. Giorgio era censito un solo beneficio. Nel 1555 furono fissati, dal vescovo Soranzo, nella sua visita pastorale, i confini della parrocchia che rimasero in vigore fin alla metà del XIX secolo.
Nel 1575, l’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, visitando la parrocchia, trovò che la cura era di circa 350 anime; erano presenti la scuola del Corpo di Cristo e dei disciplinati di S. Anna. Verso la metà del XVII secolo, nella visita pastorale del vescovo Barbarigo, erano presenti due nuove confraternite, quelle del Rosario e della dottrina cristiana e il numero dei parrocchiani era di 560. Nel 1666, le anime in tutto erano 633 di cui «comunicati» 446.
Entro i confini della parrocchia era citato l’oratorio dedicato alla B. V. Maria nella contrada della Roncola. Nella relazione fatta dal parroco per la visita pastorale del vescovo Dolfin (1778-1781), la parrocchia era governata da un parroco e da altri due preti. Entro la circoscrizione parrocchiale di Treviolo c’erano due oratori, uno dedicato alla Beata Vergine, l’altro intitolato a S. Francesco Saverio di proprietà della famiglia Tomini Foresti. La parrocchia contava allora 784 anime.
Nella serie degli Stati del clero della diocesi, a partire dal 1734, la parrocchia di Treviolo risultava inserita nella vicaria di Lallio. Il territorio parrocchiale subì una variazione significativa nel 1931 quando, con l’istituzione della Parrocchia della Roncola (di Treviolo), venne tolta a Treviolo la parte di territorio degradante verso il Brembo.
Con il passaggio di sede vicariale da Lallio a Stezzano, la parrocchia di Treviolo, fu sottoposta a quest’ultima parrocchia e dal 1971 con la riorganizzazione territoriale diocesana in zone pastorali, venne compresa nella zona pastorale X. Con l’erezione dei vicariati locali nella diocesi nel 1979, la comunità di Treviolo è entrata a far parte del vicariato di Dalmine-Stezzano. Oggi la parrocchia ha 3.540 abitanti e il parroco è don LUCA MORO. Oltre alla parrocchiale, c’è anche la chiesa sussidiaria della Madonna di Lourdes.