IV Settimana di Pasqua
Avvenne il 29 aprile….
1429 – Giovanna d’Arco, nell’ambito della guerra dei 100 anni, libera Orléans dall’assedio inglese
1587 – Francis Drake affonda la flotta spagnola nel porto di Cadice
1945 – Milano i cadaveri di Benito Mussolini e Claretta Petacci vilipesi dalla folla in P.za Loreto
1945 – Adolf Hitler, nel suo bunker sposa Eva Braun e designa Karl Dönitz come suo successore
1955 – Giovanni Gronchi viene eletto presidente della Repubblica Italiana.
1984 – Un terremoto, in Umbria, provoca ingenti danni e lascia 6.000 persone senza tetto.
Aforisma di S. Caterina da Siena
“Niuno Stato si può conservare nella legge civile in stato di grazia senza la santa giustizia”.
Preghiera Colletta
Dio onnipotente, che ci dai la grazia di celebrare il mistero della risurrezione del tuo Figlio, concedi a noi di testimoniare con la vita la gioia di essere salvati. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen
Santo del giorno
Parola di Dio del Giorno Giovanni 11,25-30
Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Riflessione don Arturo commenta don Bepo
«Vi è un popolo che è privo dei beni intellettuali e morali e spetta e tocca a chi ne possiede di più farne parte anche a loro. Paesi in lotte fratricide – Lontani e vicini- Basta ricordare la giornata della liberazione del 25-4-1945. Liberazione da una pressione, terminata con un’oppressione. Le bambine e i bambini. I fascisti nella procella (tempesta). Vi è morte anche nelle umide tombe di colombari sotterranei». don Giuseppe Vavassori (1964-1969 Diario-Dialoghi domenicali).
Fa riflettere l’espressione di don Bepo: «Liberazione da un’oppressione, terminata con un’altra oppressione». Un commento analogo a quello di don Primo Mazzolari nel suo “Diario di una primavera” che scrive: «È arrivata la notizia di Bologna liberata. Mi sono sentito sollevare. Ed ecco la radio che dice che duecento fascisti sono stati liquidati ancor prima che arrivassero gli americani e i nostri. Capisco la giustizia. Conosco la malvagità di tanti di codesti, ma questo non è un tornar da capo, un far come loro? Non c’è un’altra maniera di intender la giustizia?».
Interrogativi di sempre! Il concilio Vaticano II ha ricordato che “Dio ha destinato la terra e tutto ciò che contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e che i beni della creazione devono equamente affluire nelle mani di tutti, secondo la regola della giustizia, ch’è inseparabile dalla carità“. “Se qualcuno, in possesso delle ricchezze che offre il mondo, vede il fratello nella necessità e chiude a lui le sue viscere, come potrebbe l’amore di Dio abitare in lui?”
Si sa con quale fermezza i padri della chiesa hanno precisato quale debba essere l’atteggiamento di coloro che posseggono nei confronti di chi è nel bisogno: “Non è del tuo avere, afferma S. Ambrogio, che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune per l’uso di tutti, ciò che tu ti annetti. La terra è data a tutti, e non solo ai ricchi“. Molti faticano a liberarsi da fame, miseria, malattie endemiche, ignoranza. Serve vera partecipazione non a parole, ma nei fatti e nella verità…
Intenzione di preghiera
Preghiamo il buon Dio affinché non faccia mancare al popolo cristiano preti e religiosi che donino ogni giorno la Parola divina, il pane di vita eterna e il perdono dei peccati.
Don’t Forget! Santi della carità
BEATI LUCCHESIO e BONA di POGGIBONSI
coniugi del 3° Ordine Francescano
Può un avaro diventare generoso? A volte sì. Così è capitato a Lucio (Lucchesio) e a sua moglie. Lucio nasce a Gaggiano (Siena) nel 1181 e dopo aver combattuto contro i Ghibellini, si sposa con la nobile Bonadonna di Poggibonsi (Siena). In questa città, dalla fiorente economia, Lucio, con la collaborazione della moglie, diventa ricco e potente commerciante di granaglie. Intrattiene anche altre attività redditizie come quella di cambiavalute, grazie ai tanti pellegrini che transitano da Poggibonsi, lungo la Via Francigena, per recarsi a Roma.
Marito e moglie sono avarissimi e forse praticano anche l’usura. Un giorno Lucio ascolta una predica di S. Francesco d’Assisi, ne rimane colpito e lo ospita a casa sua: si pente e vuol cambiare vita. Risarcisce chi ha impoverito con le sue speculazioni, vende i suoi beni e regala il ricavato ai bisognosi e all’ospedale e apre le porte di casa ai malati. La moglie lo giudica uscito di senno e non approva la sua generosità, ma un miracolo la fa ricredere: quando si accorge che nella madia ci sono pochi pani e rimprovera il marito di aver regalato tutto ai poveri, vede la credenza riempirsi di nuovo di pane fragrante.
Da quel momento, anche Bona segue il Vangelo e si mette al servizio di Dio e del prossimo. La coppia chiede a S. Francesco una regola per le persone sposate che lavorano. Nasce così il Terz’Ordine Francescano. I due sposi indossano un saio, pregano, digiunano, invocano la pace. Si ritirano in un modesto alloggio con l’orto, che coltivano per darne i frutti ai poveri. Lucio raccoglie gli ammalati per portarli in ospedale e accadono fatti prodigiosi: un ragazzo che si burla di Lucio nel vederlo trasportare un misero sulle spalle, diventa muto e, dopo una preghiera del francescano, riacquista la parola.
In un’altra occasione Lucio regala quasi tutte le cipolle a un prete: il giorno dopo le poche cipolle rimaste risultano moltiplicate. E c’è chi vede Lucio pregare sospeso da terra. La coppia muore nello stesso giorno, nel 1260. Durante il funerale un acquazzone si abbatte sulla folla che però rimane inspiegabilmente asciutta. Un malato di tumore, toccando le mani giunte del benefattore esanime, guarisce; due ciechi riacquistano la vista e un bambino caduto in un pozzo si salva, grazie alle preghiere rivolte al Beato Lucchesio. I corpi dei due santi coniugi riposano nella chiesa romanica a loro dedicata a Poggibonsi la città di cui sono patroni.