Riflessione del giorno

Mercoledì 9 settembre 2026

By Patronato S. Vincenzo

September 08, 2026

 

23.a settimana tempo ordinario

 

Avvenne il 9 settembre…

9 – Nella foresta di Teutoburgo, i romani, al comando di Varo, sono sconfitti dai germanici.

337 – I figli dell’imperatore Costantino I, Costantino II, Costanzo II e Costante I sono incoronati augusti e regnano insieme.

1922 – Inaugurazione del parco nazionale d’Abruzzo.

1943 – 2.a guerra mondiale: in Italia è costituito il Comitato di liberazione nazionale

1999 – Nasce, con la dichiarazione di Sirte, l’Unione africana.

2015 – con 63 anni, 7 mesi e 3 giorni), Elisabetta II eguaglia il primato della regina Vittoria; il suo regno durerà altri 7 anni e sarà il più lungo in assoluto di una regina.

 

Aforisma di S. Pietro Claver

“Non possiamo amare Cristo se non lo amiamo in coloro che egli ha amato di più: i poveri e gli abbandonati.”

 

Santo del giorno

 

Preghiera Colletta

Concedi, o Signore, ai tuoi servi il dono della grazia celeste e poiché la maternità della beata Vergine ha segnato l’inizio della salvezza, la festa della sua nascita accresca in noi la pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen

 

Parola di dio Matteo 1,18-23

In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

 

Riflessione don Arturo commenta don Bepo

«Proposito del mese: 1) non dire mai una parola che possa essere contro l’amore del prossimo». Don Giuseppe Vavassori [1920].

Questo proposito di don Bepo mi ha fatto ricordare lo spirito di finezza nei rapporti con le persone. Secondo il filosofo Pascal la finezza (l’esprit de finesse) è sguardo penetrante attento ai dettagli, alle pieghe della vita e dell’animo umano, è sensibilità nell’uso delle parole: mai parola aggressive e colpevolizzanti, ma miti e cortesi. Da studente l’insegnante di italiano ci spiegò i poeti del dolce Stilnovo per i quali la gentilezza era forma potente di comunicazione: Conferma l’altro che è degno di esistere che è apprezzato per come è contrariamente alla modalità oggi diffusa di comunicare con spirito aggressivo e combattivo.

Il dibattito pubblico e i social media hanno normalizzato il “ribattere colpo su colpo”, trasformando spesso i confronti in scontri dove l’obiettivo non è capire, ma avere l’ultima parola o ferire l’interlocutore. Il poeta Giacomo Leopardi definisce «gentile» un fiore, non perché suscita un’emozione effimera, ma perché ne coglie l’essenza. Gentile è la ginestra che fiorisce nel deserto di lava del Vesuvio. Per il poeta la gentilezza del fiore è l’eroica fedeltà a sé stesso in favore dell’altro, compimento della propria singolarità L’elogio di Leopardi alla ginestra fa pensare: “Tu siedi, o fior gentile, e quasi/ i danni altrui commiserando, al cielo/ di dolcissimo odor mandi un profumo, / che il deserto consola».

La ginestra è fedele a sé e agli altri, non nonostante il deserto, ma proprio nel e per il deserto, dove ha le sue radici e dove vive la sua missione: dare sé stessa e diffondere il suo profumo. Bella immagine che ci fa capire che il cristiano è chiamato a vivere sui passi di Gesù, facendo come Lui dono di sé: fiorire e diffondere il buon profumo del Vangelo con animo traboccante di riconoscenza per il dono di Dio.

 

Intenzione di preghiera

Preghiamo per i cristiani che svolgono ruoli di guida, abbiano risorse di bontà e di intelligenza, per rendere la comunità umana più giusta e pacificata sulla strada del regno.   

 

Don’t Forget! Parrocchie Bg n° 13 Almenno S. Salvatore

LA CHIESA DI S. GIORGIO IN LEMINE che oggi appare isolata in campagna, in realtà è sorta su un territorio abitato fin dal tempo dei Romani che vicino avevano edificato un grandioso ponte per unire le sponde del Brembo e avevano realizzato vari «castra» cioè luoghi fortificati. La basilica di S. Giorgio in Lemine sorse intorno all’anno 1150 ma anticamente era circondata da un borgo medioevale, distrutto dalla Repubblica Veneta nel 1443.

Pare sia stata fatta edificare dall’Episcopato di Bergamo nel periodo in cui si ricostruiva la basilica di S. Maria Maggiore in città; vi avrebbero lavorato le medesime maestranze, utilizzando gli stessi materiali e tecnica costruttiva. Dopo la fase iniziale, i lavori subirono un’interruzione e furono conclusi sulla fine del XII secolo con una muratura diversa. L’aspetto più importante di S. Giorgio è la decorazione pittorica. La chiesa conserva il più consistente campionario di affreschi due-trecenteschi che in Bergamasca si possano ammirare raccolti in un solo luogo.

Sulle pareti delle navate laterali e sui pilastri ci sono affreschi votivi, il cui soggetto riguarda la Vergine o Santi più venerati, ma i più importanti si trovano sulla navata centrale e formano un ciclo completo della Vita di Cristo, il più antico conosciuto in Bergamasca. Pittori ignoti della fine del Duecento e degli inizi del Trecento di scuola romana, assisiate e lombarda ne sarebbero gli autori.

Nelle foto sotto: a sinistra in alto: la facciata – a destra in alto: l’abside – a sinistra in basso: affresco con S. Giorgio – a destra in basso: la Madonna con il Bambino e S. Giovanni Battista