Frammenti di vita

Quando la prassi è fare «tabula rasa»

By Patronato S. Vincenzo

June 15, 2026

 

Forse è un retaggio culturale che ci viene dagli Usa o forse ha radici più lontane, nelle rivoluzioni che hanno segnato i secoli XIX e XX, ma la prassi della “tabula rasa” per cui si fa piazza pulita del passato per ripartire da zero, ha preso piede nel nostro mondo (e a volte anche nella chiesa) e ha trovato nella cancel culture, che abbatte statue e riscrive storie, il suo punto di forza.

Più modestamente qualcosa del genere è capitato anni fa in missione: due giovani volontarie venute a dare una mano, avevano manifestato dapprima distacco, poi crescente insofferenza nei confronti della modalità con cui noi missionari ci relazionavamo con la gente, accusandoci di mentalità coloniale, di pregiudizi razziali, di paternalismo e di tutti i peggiori stereotipi che giustificavano il loro impegno a “riscrivere la storia e a fare tabula rasa”.

Naturalmente le due andarono a vivere –come sostenevano loro- “in mezzo alla gente”, ma di fatto in un quartiere esclusivo della capitale. Il loro approccio alla realtà era condito di presunzione e ingenuità e a nulla valsero i nostri inviti a non esporsi troppo, finché furono costrette a sbattere il muso contro ciò che si rifiutavano di vedere. In una “noche brava de movida” dopo essere state fatte oggetto di un grave tentativo di violenza, sconvolte si rivolsero a noi che le abbiamo accolte e aiutate. Giorni dopo la loro ONG ha fatto “tabula rasa” obbligandole a rientrare in Italia.