V Settimana del Tempo Ordinario
Avvenne il 14 febbraio…
1301 – Con la morte del re Andrea III d’Ungheria si estingue la dinastia degli Arpadi.
1784 – Il Congresso USA sancisce la fine della guerra d’indipendenza americana.
1814 – La Danimarca cede la Norvegia alla Svezia.
1875 – nasce Albert Schweitzer (+ 1965) medico, filantropo, musicista, musicologo, teologo, filosofo, biblista, pastore e missionario luterano franco-tedesco
1943 – 2.a guerra mondiale: comincia la ritirata del 4º Corpo d’armata alpino in Unione Sovietica
2019 – a 38 anni dall’evasione, l’ex terrorista Cesare Battisti è espulso dalla Bolivia e portato in Italia
Aforisma dei padri del deserto
«Un giorno un fratello interrogò abba Poimen: “È meglio parlare o tacere?”. Gli disse l’anziano: “Chi parla a motivo di Dio fa bene e chi tace a motivo di Dio fa ugualmente bene”.
Preghiera Colletta
O Dio, che per mezzo dei santi fratelli Cirillo e Metodio hai dato ai popoli slavi la luce del Vangelo, concedi ai nostri cuori di accogliere il tuo insegnamento e fa’ di noi un popolo concorde nella vera fede e coerente nella testimonianza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen.
Santo del giorno
Fratelli, nati a Tessalonica (Salonicco) nei primi decenni del IX secolo, Cirillo e Metodio evangelizzarono la Pannonia e la Moravia nel IX secolo. Poco notizie ci sono state però tramandate su di loro: sappiamo che Cirillo in realtà si chiamava Costantino ed adottò in seguito il nome Cirillo come monaco, verso il termine della sua vita.
I due ebbero stretti rapporti con la Chiesa di Costantinopoli e con l’imperatore bizantino. Dalla capitale orientale vennero inviati in diversi luoghi come evangelizzatori. Ma l’impresa più importante fu in Pannonia e Moravia, dove Cirillo lavorò a un nuovo alfabeto per le popolazioni locali e alle traduzioni dei testi sacri.
Metodio fu ordinato vescovo a Roma e morì in Moravia nell’885, 16 anni dopo Cirillo, che, fattosi monaco, era morto a Roma nel’869. Sono tra i patroni d’Europa, proclamati da Papa Giovanni Paolo II nel 1980. Anche se sono ricordati come gli apostoli degli slavi, infatti, la loro opera ha lasciato un seme di unità che supera qualsiasi divisione culturale, linguistica, politica.
Parola di dio luca 10,1-9
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».
Riflessione da “il Mattutino” di Mons. Ravasi
“Satana è molto spirituale. La sua natura è la stessa di un puro spirito. In lui non vi è neppure un’oncia di materia. Non ha propensione per il materialismo banale. E quindi – ci si può scommettere – la spiritualità è il suo stratagemma”. Ci si potrà sorprendere, ma è difficile contestare queste righe del libro La fede dei demoni (Marietti 1820, 2010) del filosofo francese FABRICE HADJADJ, nato nel 1971, di origine ebraica, convertito dall’ateismo al cattolicesimo. Satana, come insegna la dottrina tradizionale, è «puro spirito»; perciò, non è così ingenuo da affidarsi al materialismo greve per convertire a sé le persone più avvedute.
No, sceglie spesso un’altra via, quella dello spiritualismo etereo, magico, esoterico che colma ormai intere biblioteche specializzate e si vende persino su eBay. Egli, allora, propone una sua fede, lasciando da parte gli attrezzi arrugginiti di un certo ateismo alla “Unione Atei Agnostici Razionalistici” che sa tanto di vecchia congrega miscredente e gaudente («Dio non c’è: goditi la vita!»). Satana predilige, invece, una spiritualità individualistica, egoistica, snob e detesta la “carnalità” cristiana che costringe a sporcarsi le mani nel curare malati, a varcare soglie di carcere rovinandosi la reputazione, interessandosi ai colpevoli, a impantanarsi negli spazi fangosi riservati ai nomadi, a curare vecchi bavosi, servendo a mensa brutti ceffi affamati.
Eppure, il Dio cristiano del Natale si nasconde proprio lì, nella carne degli ultimi della terra, lui che ha scelto di finire sull’equivalente di allora della sedia elettrica. Aveva ragione un altro filosofo più celebre, l’austriaco Ludwig Wittgenstein: «Il cristianesimo non è una dottrina, né una teoria sull’anima umana. È la descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo».
Intenzione di preghiera
Nella settimana di ricordo degli ammalati e degli infermi a loro dedichiamo la nostra preghiera.
Don’t Forget! PIETER BRUEGHEL il Vecchio (1530–1569): LOTTA TRA CARNEVALE E QUARESIMA
1559 – olio su legno di quercia – 118 x 164 cm – Kunsthistorisches Museum Vienna
In questi giorni stiamo vivendo il Carnevale che annuncia l’approssimarsi della Quaresima la quale inizierà il prossimo mercoledì 18 febbraio. Nel quadro di Pieter Brueghel il Vecchio il CARNEVALE è l’uomo ben pasciuto a cavallo di una botte, che brandisce come fosse un’arma un lungo spiedo con infilzati dei pezzi di carne. Il cibo è decisamente al centro del suo corteo bizzarro: guardate dietro di lui l’uomo che porta sulla testa una tavola imbandita.
Di fronte a lui la Quaresima: tanto è grasso il Carnevale, tanto è magra ed ossuta la donna che la rappresenta. Ha in testa un’arnia, forse riferimento al miele selvatico, cibo di Giovanni Battista nel deserto. Risponde agli attacchi dello spiedo di carne del Carnevale con una lunga pala da fornaio con due aringhe, pietanza di magro. Il carretto su cui siede è tirato da un frate e una monaca.
Il lato destro del quadro, dietro alla Quaresima, è dominato dalla grande mole della chiesa, dalla quale entrano ed escono fedeli penitenti; alla chiesa fa da contraltare l’osteria, sul lato sinistro, quello del Carnevale, attorno alla quale la gente si diverte, suona, mangia, cucina.
In questi giorni stiamo vivendo proprio questa simbolica battaglia: siamo nel pieno del Carnevale “grasso”, ma incombe la Quaresima. Questo ci suggerisce che per ogni cosa c’è il suo tempo: c’è il tempo della gioia, anche sfrenata, e il tempo della penitenza, della riflessione come leggiamo nel Libro del Qoelet:
«Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.Un tempo per piangere e un tempo per ridere,un tempo per gemere e un tempo per ballare.Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.»