Riflessione del giorno

Sabato 22 marzo 2025

By Patronato S. Vincenzo

March 22, 2025

 

2 Settimana di Quaresima

 

Avvenne il 22 marzo…

1450 – A Milano si insedia Francesco Sforza, ricevendo nell’Arengo il sigillo e le chiavi della città.

1457 – Johannes Gutenberg completa la stampa del primo libro: la Bibbia

1848 – Finiscono le Cinque giornate di Milano.

1945 – Al Cairo nasce la Lega araba.

1995 – Il russo Valeri V. Polyakov stabilisce il record di 438 giorni di permanenza nello spazio

2024 – Attentato terroristico a Krasnogorsk, presso Mosca provoca 143 morti e 130 feriti.

 

Aforisma dalla Bibbia

“Dio non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore. Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe!”

 

Preghiera

Dio, che coi tuoi doni di salvezza ci rendi partecipi sulla terra dei beni del cielo, guidaci nelle vicende della vita e accompagnaci alla splendida luce della tua dimora. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen

 

Santo del giorno

 

Parola di Dio del giorno Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”.

Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici.

Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

Riflessione Mons. Ravasi: Mattutino.

Dopo che l’esperienza mi ebbe insegnato come fossero vane e futili tutte quelle cose che capitano così frequentemente nella vita quotidiana, decisi infine di cercare se ci fosse qualcosa che mi facesse godere in eterno di una continua e somma letizia.

Si tratta di un unico volume di 2832 pagine e raccoglie Tutte le opere (con l’originale latino a fronte, la lingua “scientifica” di allora) del grande e controverso filosofo che fu l’ebreo olandese Baruch Spinoza, morto di tisi nel 1677 a 44 anni. Da quel piccolo oceano testuale ” che comprende persino una grammatica di ebraico” ho tratto una frase semplice eppure forte.

La vorrei trasformare in appello “quaresimale” per tutti, anche per chi non leggerà mai altre righe di questo pensatore. Dobbiamo, infatti, essere consapevoli che troppo spesso siamo così curvi e chini sulle realtà quotidiane da non avere più gli occhi della mente capaci di guardare in alto; siamo spesso così protesi verso gli atti piccoli e modesti da diventare incapaci di quelli grandi; siamo così assorbiti dalle cose materiali da perdere ogni sapore per la bellezza e la spiritualità: siamo così avvolti dal chiacchiericcio da non conoscere più la voce della coscienza che risuona nel silenzio; siamo talmente alla ricerca spasmodica del piacere da ignorare che esiste una felicità interiore che è ben più alta e affascinante.

Fermiamoci qui in questa riflessione che scaturisce dalla scelta di Spinoza di dedicarsi ” anche in mezzo a contestazioni e fatiche ” ai valori più nobili e profondi. Ma a chi non leggerà nient’altro di questo filosofo lascio come ricordo questo suo motto da meditare: «Mi sono sempre impegnato a non deridere le azioni degli uomini, a non compiangerle, a non detestarle, ma solo a comprenderle».

 

Intenzione di preghiera

Perché la quaresima sia favorevole per la preghiera, la riflessione, il silenzio e la cura dell’interiorità.

 

Don’t Forget! Foto della settimana

KOČANI, MACEDONIA DEL NORD

Operai scavano fosse nel cimitero della città per seppellire i 59 giovani morti del grave incendio in discoteca.

AP PHOTO / ARMIN DURGUT