III Settimana di Pasqua
Avvenne il 25 aprile…
387 – S. Agostino e il figlio Adeodato ricevono il battesimo a Milano da S. Ambrogio
1267 – Solenne consacrazione del duomo di Monreale
1945 – 2.a guerra mondiale, l’esercito nazista lascia l’Italia dopo le insurrezioni partigiane a Genova, Milano e Torino, ponendo fine all’occupazione: l’evento è ricordato dalla festa della Liberazione
1945 – USA: 50 nazioni fondano a S. Francisco (California) l’Organizzazione Nazioni Unite (ONU)
1982 – Israele completa il suo ritiro dalla penisola del Sinai dopo gli accordi di Camp David
2015 – In Nepal un terremoto di magnitudo 7,8 causa quasi 8700 vittime
Aforisma dalla 1.a lettera di S. Pietro 5
“Fratelli, siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede”.
Santo del giorno
Preghiera Colletta
O Dio, che hai glorificato il tuo evangelista Marco con il dono della predicazione del Vangelo, concedi a noi di imparare dal suo insegnamento a seguire fedelmente le orme di Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio Marco 16,15-20
Gesù apparve agli Undici e disse: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano».
Riflessione don Arturo Commenta don Bepo
«Come si ama. Nel non fare il male – scandalo – non dare dispiacere. Nel fare del bene». don Bepo Vavassori (1964-1969 Diario-Dialoghi domenicali – 28- 11- 1964)
Come don Bepo abbia dato corpo ai suoi appunti non sappiamo. Ma la traccia è chiara: non fare il male, non dare scandalo, non dare dispiacere. I “no” indicano un limite e presuppongono che ciascuno sia consapevole di ciò che è male, di ciò che di inciampo per l’altro, di quello che lo ferisce. E poi fare del bene. Il Fondatore del Patronato sa che il bene, il vero, il buono, il bello, il giusto hanno il volto di Gesù e si rispecchiano nella sua esistenza donata, nelle sue parole mai reticenti, ambigue, mutevoli. Oggi don Bepo da educatore attento saprebbe e come smascherare i travestimenti del male, la malizia dello scandalo sdoganato come normalità, le false giustificazioni di attacchi preventivi contro gli altri.
Oggi don Bepo non mancherebbe di ricordare che il progetto divino sul mondo non è il carro delle merci e del potere; non è un palcoscenico rissoso di parole inconcludenti, non è un campo di battaglia, ma un giardino da custodire e coltivare. Se si smarrisce il disegno divino il mondo diventa un deserto.
Qualche anno fa papa Francesco metteva in guardia dal coro seducente delle sirene che diffondono senza sosta ciò che vale per lo spirito mondano, e cioè: «Tu vali per ciò che appari, non per quello che sei; vali se sai abilmente fingere, dissimulare, ingannare; vali se non fai vedere le tue paure; vali se ti mostri bello, forte e onnipotente, performante e concorrenziale; vali se dai prova di bastare a te stesso, di non aver bisogno degli altri se non di coloro che ti danno ragione; vali se non cedi alla tenerezza, alla compassione, al perdono, alla misericordia; vali se ti presenti forte e sicuro: vali se sei vincente».
A 15 anni l’adolescente Giò, in un ritiro in seminario annotò le tappe di un cammino di crescita interiore: «Serie di valori per questo mio anno: Amicizia. Comunità. Sincerità. Comunità. Schiettezza. Solidarietà. Disponibilità. Comunità. Voglia di impegnarsi. Verità. Comunità. Aggiungerei come valori: il classico POCO, MA SEMPRE; sarebbe inutile infatti fare una lista di qualche centinaio di metri per non rispettarne neanche uno». Insegnamento prezioso in ogni tempo: i nostri gesti hanno valore anche se non vengono ricevono like di compiacimento.
Bisogna deporre l’ansia di ammirazione, l’arrivismo che sgomita, l’invidia verso il successo. Chi ne ottiene ne vuole sempre di più: diventa bulimico non trova pace. Siamo fatti di bene e per il bene e il bene riconosce il piacere di una finestra aperta e la bellezza di mettere nelle mani del Signore i suoi 5 pani e due pesci. Con il poco Lui fa tutto.
Intenzione di preghiera
Preghiamo il buon Dio affinché non faccia mancare al popolo cristiano preti e religiosi che donino ogni giorno la Parola divina, il pane di vita eterna e il perdono dei peccati.
Don’t Forget! IL 25 APRILE NELLE PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
SERGIO MATTARELLA
«Festeggiare il 25 aprile significa celebrare il ritorno dell’Italia alla libertà e alla democrazia, dopo 20 anni di dittatura, di privazione delle libertà fondamentali, di oppressione e di persecuzioni. Significa ricordare la fine di una guerra ingiusta, tragicamente combattuta a fianco di Hitler. Una guerra scatenata per affermare tirannide, volontà di dominio, superiorità della razza, sterminio sistematico.
Se oggi, in tanti, ci troviamo qui e in tutte le piazze italiane è perché non possiamo, e non vogliamo, dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libertà a tutti gli altri. La libertà nostra e delle future generazioni. A chiamarci a questa celebrazione sono i martiri delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema e di tanti altri luoghi del nostro Paese; di Cefalonia, dei partigiani e dei militari caduti in montagna o nelle città, dei deportati nei campi di sterminio, dei soldati di Paesi stranieri lontani che hanno fornito un grande generoso contributo e sono morti in Italia per la libertà. Questo doveroso ricordo ci spinge a stringerci intorno ai nostri amati simboli: il tricolore e l’inno nazionale.
È il dovere, morale e civile, della memoria. Memoria degli eventi decisivi della nostra storia recente, che compongono l’identità della nostra Nazione da cui non si può prescindere per il futuro».
Sergio Mattarella 25 aprile 2019