Riflessione del giorno

Venerdì 25 settembre 2026

By Patronato S. Vincenzo

September 25, 2026

 

25.a settimana t. ordinario

 

Avvenne il 25 settembre…

275 – Marco Claudio Tacito viene nominato imperatore dal senato.

1513 – L’esploratore spagnolo Vasco Núñez de Balboa raggiunge l’Oceano Pacifico;

1555 – La Pace di Augusta è firmata da Carlo V d’Asburgo e dal principe della Lega di Smalcalda;

1890 – In California viene istituito il parco nazionale di Yosemite.

2003 – Un terremoto di magnitudo 8,0 della scala Richter colpisce l’isola di Hokkaidō, in Giappone.

 

Aforisma dal libro del Qoelet

“C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace”.

 

Santo del giorno

 

Preghiera Colletta

O Dio, che nell’amore a te e al prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa’ che osservando i tuoi comandamenti possiamo giungere alla vita eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

Parola di dio Luca 9,18-22

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

 

Riflessione don Arturo commenta don Bepo

«Ha parlato ai profeti –  Ha rivelato la sua perfezione – Ha edotto leggi alle quali l’uomo e la società si devono attenere – Ha parlato a mezzo del Figlio suo – e la parola fu conservata nella tradizione e negli scritti di quelli che furono testimoni della sua parola». Don Bepo Vavassori (14/2/1965).

Nel dialogo con gli studenti, don Bepo ripercorre a grandi linee il cammino della rivelazione: dai profeti, ai comandamenti alla venuta di Cristo. In ogni tempo ci sono state voci dissenzienti, ma oggi sono diventate intolleranti Perché il cristianesimo è esigente: “Chi vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua”. Ma l’uomo moderno vuole l’impossibile. Vuole una religione senza Croce, un Cristo senza Calvario, un regno senza giustizia. Nella propria comunità parrocchiale vuole un parroco che non vigila e lascia passare come recita un detto ricavato dal salmo 8: “Oves et boves et pecora universa”; vuole una chiesa inclusiva – termine di moda – dove non si distingue più il bene dal male, il bello dal brutto, il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso.; il persecutore e il perseguitato.

L’uomo moderno vuole una chiesa che non parla più dell’incontro finale con Dio: morte, giudizio, inferno, paradiso, quando tutte le maschere verranno tolte e l’uomo libero dal conformismo oggi imperante, sentirà la voce della sua coscienza, che lo rivelerà tale quale è in realtà…Non ci saranno stupefacenti per aiutarlo a dimenticare o per farlo entrare nell’irresponsabilità del sonno; nessun cocktail per renderlo sordo alla sua coscienza. Per questo abbiamo bisogno dell’eucaristia. Per non dimenticarsi mai che il nostro Dio non è un Dio impassibile un «Motore Immobile» relegato nel suo cielo dorato, ma è un “Dio con noi” che abita i nostri cuori, le loro case e condivide – attraverso il Figlio – gioie e lacrime, desolazione e speranza, vita e morte; cammina al nostro fianco, coi piedi che calpestano sentieri polverosi e sassosi come avviene nel succedersi delle epoche. La Messa domenicale e le Messe feriali sono volontà di ricominciare, respiro di lode, supplica per le sofferenze, le crisi e le attese quotidiane vissute con un «assolo» ma insieme alla comunità: «Dove sono due o tre radunati nel mio nome, io sono là, in mezzo a loro» (Mt 18,20). «Dove non ci sono due o tre in sinfonia, io non ci sono, dice Gesù; cioè, ci sarei, ci sono sempre, ma se non siete in accordo tra voi, non potete sperimentare la mia presenza. Una bella provocazione, non c’è che dire! 

 

Intenzione di preghiera

Preghiamo perché genitori ed educatori sappiano rivestirsi dei sentimenti di umiltà, pazienza, fiducia, e testimonino ai giovani la speranza. 

 

Don’t Forget! Santi e beati della carità

S. SIMON DE ROJAS 

RELIGIOSO TRINITARIO

1552-1622

Il P. SIMÓN DE ROJAS nacque a Valladolid, in Castiglia (Spagna), il 28-10-1552. Dodicenne, entrò nel convento trinitario della sua città natale dove fece la professione religiosa il 28-10- 1572; studiò all’università di Salamanca dal 1573 al 1579; fu ordinato sacerdote nel 1577. Insegnò filosofia e teologia a Toledo, dal 1581 al 1587; dal 1588 alla sua morte, espletò con grande prudenza l’ufficio di superiore in vari conventi della Sua provincia e fu inviato come Visitatore apostolico due volte nella sua provincia di Castiglia ed una in quella dell’Andalusia.

Amò teneramente i poveri ed i bisognosi che visitava, con ogni attenzione: offerte, elemosine e tanto altro contribuiva a sollevare, coloro che bussavano al suo cuore, per avere un’offerta materiale o anche solo un po’ di incoraggiamento. Si racconta che, per loro, non esitasse a dare tutto, pure i pochi oggetti personali posseduti.

Visse da povero e non volle mai ricevere un compenso per il lavoro svolto. Rifiutò ogni privilegio che la sua condizione gli consentiva, pur di rimanere fedele alla sua fede e povero in terra, giunse ricco in cielo per aver fatto della Carità, lo stendardo della Verità di Cristo sul mondo. Il 14 aprile 1612, fondò la Congregazione degli Schiavi del Dolcissimo Nome di Maria; nel 1619 fu nominato precettore degli Infanti di Spagna; il 12-5-1621 venne eletto Provinciale della Castiglia; il 1-1-1622 fu scelto quale confessore della Regina Isabella di Borbone. Morì il 29-9-1624 a Madrid.