2 novembre. Giorno in cui il cristiano lascia spazio, nel suo cuore e nella sua mente, al ricordo di tutti i defunti, familiari, amici e persone che forse non si hanno neppure  incontrato ma per fede sappiamo che accompagnano il nostro cammino.

Anche noi qui in comunità abbiamo cercato di vivere intensamente questo giorno con la preghiera e l’eucaristia, nel solco della cultura del nostro paese.

Ogni casa infatti ha realizzato “tantawawas”, cioè figure di bambini con il pane, collocandole in un altare realizzato con creatività e fantasia. Su questo piccolo altare presente in ogni casa-famiglia c’erano le foto o i nomi dei familiari defunti dei ragazzi, dolci, pane, frutta, bibite, fiori, candele… Tutto questo perchè le anime dei defunti a mezzogiorno della festa di tutti i santi, il 1 novembre, scendono su questa terra, entrano nelle nostre case, mangiano e condividono con noi il banchetto che si è preparato. Poi  a mezzogiorno del 2 novembre, si prega per i defunti e le loro anime nuovamente salgono al cielo, lasciando a noi la gioia di terminare il banchetto preparato.

Poi nel pomeriggio la visita al cimitero… anche lì tra preghiere e giaculatorie, tra alcool, música e giochi popolari continua la festa e la gioia di incontrarsi, mentre i ragazzi riempiono gli zaini di regali che la gente offre sulle tombe in cambio di una preghiera per i loro cari.

In mattinata, nella nostra chiesa, c’erano due altari. Uno era il banchetto dell’eucaristia e l’altro era la tavola preparata perchè le anime dei sacerdoti missionari potessero stare con noi in questi giorni. C’erano le foto di p. Antonio Berta, p. Bepo Vavassori, p. Giancarlo Breda, p. Josè Ferrari, p. Giuseppe Capelli, p. Berto Nicoli, p. Fausto Dossi, l’amico vescovo Angelo Gelmi… missionari che siamo certi dal cielo accompagnano il cammino e il progetto educativo della Ciudad de los Niños. Due tavole per raccontare l’unica e grande meta per ciascuno di noi: la resurrezione.

Attorno a questi due tavoli abbiamo cercato di riflettere sulla morte e la vita che sempre accompagnano le nostre esistenze. E con il vangelo di Matteo (cap.25), quello del giudizio finale, percepire che i frammenti di eternità sono già presenti nella storia di ciascuno di noi: “ogni volta che abbiamo compiuto un gesto d’amore a uno dei più piccoli, l’abbiamo fatto a Lui”.

Una giornata di festa e di gioia, assaporata dai ragazzi quasi come un gioco. Una giornata per consolidare i legami di amicizia e di familiarità  tra vivi e defunti, dove non c’è spazio per la mestizia o le lacrime. Un anticipo della vera eternità.