21.a settimana tempo ordinario
Avvenne il 30 agosto…
1706 – Pietro Micca si sacrifica per liberare Torino dall’assedio dei francesi
1918 – Sicari feriscono il leader bolscevico Vladimir Lenin e uccidono Moisej Solomonovič Urickij: si instaura il Terrore rosso
1945 – Hong Kong viene liberata.
1963 – Guerra fredda: entra in funzione la Linea telefonica rossa fra i capi di USA e URSS
1991 – L’Azerbaigian dichiara l’indipendenza dall’Unione Sovietica.
1999 – Timor Est, mediante un referendum, vota per l’indipendenza.
Aforisma dei padri del deserto
«Lo sforzo e la sollecitudine di non peccare hanno un solo scopo: non scacciare dalla nostra anima Dio che vi abita». (un monaco del deserto)
Preghiera Colletta
O Dio, che unisci in un solo volere le menti dei fedeli, concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi e desiderare ciò che prometti, perché tra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Santo del giorno

Le più sicure notizie sui santi Felice e Adautto provengono da una composizione poetica di S. Damaso che ci dice solo che Felice ed Adautto erano fratelli e subirono il martirio. Probabilmente ciò accade sotto Diocleziano (IV secolo) ed essi furono sepolti in una cripta del cimitero di Commodilla, presso S. Paolo fuori le mura.
Tale cripta, trasformata in basilica, è stata restaurata e possiede uno dei più antichi affreschi paleocristiani nel quale i due martiri sono insieme ai Ss. Pietro, Paolo e Stefano. Una leggendaria Passione dei Martiri del VII secolo, invece racconta che mentre il presbitero Felice veniva condotto al supplizio, uno sconosciuto si presentò dichiarando di volerne condividere la sorte.
I due vennero decapitati e poiché il nome dello sconosciuto rimase ignoto fu chiamato “adauctus” (aggiunto), dai cui Adautto.
Parola di dio Matteo 25,14-30
Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.
Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ne ha i dieci. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».
Riflessione Parabole Sufi (sapienza islamica)
C’erano una volta tre pesci che vivevano in uno stagno: il primo era intelligente, un altro lo era a metà e il terzo era stupido. Vivevano come tutti i pesci di questo mondo, finché un giorno arrivò un uomo con una rete e il pesce intelligente lo vide attraverso l’acqua. Facendo appello all’esperienza e alla sua intelligenza, il pesce decise di passare all’azione: “dato che ci sono pochi posti dove nascondersi in questo stagno, farò finta di essere morto”, pensò. Raccolte tutte le sue forze, balzò fuori dall’acqua e atterrò ai piedi del pescatore, che si sorprese. Tuttavia, visto che il pesce tratteneva il respiro, l’uomo lo credette morto e lo ributtò nello stagno. Allora il pesce si lasciò scivolare in una piccola cavità sotto la riva.
Il secondo pesce, quello semi-intelligente, non aveva capito bene quanto era accaduto, così chiese spiegazioni all’altro: “È semplice” disse “ho finto di essere morto e così mi ha ributtato in acqua”. Subito il pesce semi-intelligente balzò fuori dall’acqua e cadde ai piedi del pescatore: “Strani”, pensò l’uomo, “questi pesci che saltano fuori dappertutto!”. Ma il pesce semi-intelligente si era dimenticato di trattenere il respiro, così il pescatore si accorse che era vivo e lo mise nel secchio, dimenticandosi però di chiuderlo. Quando il pesce semi-intelligente se ne accorse, riuscì a scivolare fuori e a riguadagnare lo stagno a piccoli salti. Raggiunse il primo pesce e si nascose accanto a lui.
Il terzo pesce, quello stupido, non era in grado di trarre vantaggio dagli eventi, neanche dopo aver ascoltato il racconto dei primi due pesci che perciò riesaminarono ogni dettaglio con lui, sottolineando l’importanza di non respirare quando si finge di essere morti. “Grazie, adesso ho capito!”; disse il pesce stupido, si lanciò fuori dall’acqua e andò ad atterrare accanto al pescatore. Ora, il pescatore, che aveva già perso due pesci, lo mise subito nel secchio senza preoccuparsi di verificare se respirava o no e chiuse il secchio.
Poi lanciò ancora la sua rete nello stagno, ma i primi due pesci erano ormai al sicuro nella cavità, così che il pescatore finì per rinunciare. Il pesce stupido nel frattempo a forza di trattenere il respiro morì e quando l’uomo, aperto il secchio si accorse che il pesce stupido non respirava più, lo portò a casa e lo diede da mangiare al gatto.
Intenzione di preghiera
Preghiamo perché non ci stanchiamo di chiedere a Dio la vera sapienza che il mondo non conosce né possiede, per poter vivere bene noi e far vivere bene il nostro prossimo.
Don’t Forget! Foto della settimana
Non si combattono solo guerre MILITARI, ma anche guerre dei DAZI!
Cambia valute chiude la porta del negozio a Mumbai, India, 7-4-25
AP Photo / Rajanish Kakade)
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