Le parole usate come proiettili

     

    «La pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante”» è stato l’auspicio del Papa per il 1° gennaio 2026, ma quel che è successo nei primi giorni del nuovo anno non è incoraggiante.

    Molto più che nelle guerre avviene come negli incendi dei boschi: diventano incontrollabili quando il sottobosco è secco e altamente infiammabile e il sottobosco in questo caso è il linguaggio sempre più aggressivo di troppe persone.

    Così un anziano stimato per l’impegno nel volontariato e la dedizione al prossimo, ha affermato di fronte a tutti: «Spiace che Hitler non sia riuscito a completare la sua opera di sterminio degli ebrei… lo avesse fatto avremmo finalmente risolto il problema di Gaza».

    Così ancora un giornale francese noto per cinismo e provocazione non ha trovato di meglio che irridere i poveri ragazzi morti di Crans-Montana con l’orrenda vignetta «Les brulés font du Sky».

    Non andiamo oltre, ma non si può negare che le parole spesso esplodono come proiettili e che con questo andazzo c’è da aspettarsi che la pace rimanga a lungo un miraggio.

    È giusto chiedere ai grandi della terra che si impegnino contro le guerre, ma ancor più urgente è darsi da fare affinché si diffonda un modo di pensare, parlare e agire «disarmato e disarmante» a partire dagli anziani per arrivare fino ai giovani e ai bambini, ricordando che «una nazione si corrompe, quando si è corrotto il suo linguaggio».

     

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