IV Settimana del Tempo Ordinario
Aforisma di S. Tommaso d’Aquino
“Tre cose sono necessarie per raggiungere la salvezza di un uomo: sapere cosa deve credere, sapere cosa deve desiderare e sapere cosa deve fare.”
Santo del giorno

Rabano Mauro fu un protagonista della cultura carolingia. Nato a Magonza, in Germania nel 780, studiò nella celebre scuola del monastero benedettino di Fulda.
Si recò poi a Tours, dove gli fu maestro Alcuino di York. Dopo il periodo trascorso in Francia, ritornò a Fulda, dove venne ordinato sacerdote nell’814 e dall’817 divenne direttore della Scuola, per divenire poi nell’822 abate del grande monastero che governò per 20 anni.
Nell’847 diventò arcivescovo di Magonza fino alla morte, avvenuta nell’856. Noto come «Magister Germaniae», è considerato il teologo occidentale più erudito del suo tempo.
Spiegò e commentò molti libri sacri dei 2 Testamenti, utilizzando con sapienza le opere dei grandi Padri, S. Girolamo, S. Agostino e S. Gregorio Magno e scrisse vari manuali e omelie per l’educazione del clero, poesie e iscrizioni per chiese e sepolcri. Fu autore del «De laudibus S. Crucis» e gli è attribuito l’inno «Veni creator».
Preghiera Colletta
Signore Dio nostro, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Parola di dio Marco 6,1-6
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?».
Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Riflessione Francesco d’Agostino: le paranoie della modernità
Appartiene a Giovanni Jervis, l’illustre psicoanalista da poco scomparso la definizione di paranoie della modernità per indicare le innumerevoli forme di sospetto e soprattutto di “iper-interpretazione” che a livello di mentalità diffusa vengono elaborate contro ciò che non vogliamo far rientrare nei nostri schemi mentali. Invece di cercare di conoscere le cose come stanno, di scioglierne i nodi, di comprometterci con la realtà, la respingiamo, la stigmatizziamo, facendo in modo di trovarci sempre dalla parte dei “buoni” e di qualificare quelli che ci si contrappongono come “cattivi”.
Un esempio di questo modo paranoico di interpretare la realtà è dato dal fatto che Dio viene pensato dai laicisti non come colui che dà la libertà, ma colui che, per il solo fatto di esistere, ce la toglie. Scatta qui l’”iper-interpretazione”: non solo Dio ci toglierebbe la libertà, ma arriverebbe a toglierci anche l’amore: se è Dio che ci ha amato per primi, come potremmo noi a nostra volta amare “autonomamente” ed essere moralmente soddisfatti di noi stessi? E a questo punto la paranoia diviene di fatto un delirio: non si nasconderà dietro il riferimento a Dio – si chiedono alcuni – un’occulta e malevola volontà da parte dei nostri parlamentari di clericalizzare la nostra legislazione, di darci leggi che assomigliano più a precetti religiosi che a norme giuridiche? Dobbiamo rispettare le opinioni di tutti; opinioni, certo, ma corrosive.
Opinioni che ci indeboliscono moralmente, ci inducono a ritenere che esistano comunque in noi forze adeguate, in grado di autorigenerarci ogni giorno. E se queste forze ci portassero verso l’indifferenza, il disimpegno, l’egoismo, la crudeltà? Quando la nostra coscienza morale viene davvero messa alla prova dal male presente nel mondo, quando pensiamo ai cadaveri degli extra-comunitari annegati nel canale di Sicilia, capiamo che l’etica non si fonda sulle nostre autonome, insindacabili opinioni, per nobili che esse pretendano di essere, ma su una radicale e doverosa scelta per il bene. Possiamo liberarci dalle paranoie della modernità? Possiamo, perché dobbiamo.
La paranoia altera la nostra percezione della realtà, la impoverisce e la umilia. Dal richiamo a Dio e (con un linguaggio più filosofico) all’Assoluto non abbiamo nulla da temere. Lo sapeva benissimo perfino il più cinico degli illuministi settecenteschi cioè Voltaire quando insegnava che solo Dio può essere il garante morale dell’umanità. Per noi oggi Dio è ben altro che il controllore del buon comportamento sociale degli uomini: egli è nostro “padre”. Ed è quando si comprende che del padre non bisogna aver paura, perché tutto ciò che egli ci chiede è solo fiducia ed amore, che cominciamo a liberarci dalla paranoia. Possiamo farlo, dobbiamo farlo.
Intenzione di preghiera
Preghiamo per l’uomo moderno così innamorato di sé stesso e così geloso della sua libertà da negare Dio e di conseguenza da negare la realtà per vivere di fantasie malate e di sospetti infondati.
Don’t Forget! Avvenne il 4 febbraio…
362 – L’imperatore Giuliano con un editto assegna uguali diritti alle religioni dell’Impero romano.
1459 – Ferdinando I d’Aragona viene incoronato re di Napoli.
1915 – L’Impero tedesco impone un blocco sottomarino attorno al Regno Unito e dichiara che ogni vascello che lo forza sarà considerato bersaglio legittimo.
1966 – Soppresso l’Indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica creato nel 1559 sotto Paolo IV
1998 – Terremoto magnitudo 6,1 Richter colpisce il nord Afghanistan: 5.000 vittime.
2004 – Nasce il social network Facebook.








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