IV Settimana del Tempo Ordinario
Avvenne il 5 febbraio…
1576 – Enrico di Navarra si converte al cattolicesimo per assicurarsi i diritti sul trono di Francia.
1885 – Le truppe italiane occupano Massaua, in Eritrea.
1944 – Dopo un pestaggio dei nazifascisti, Leone Ginzburg è trovato morto in cella a Regina Coeli.
1988 – Manuel Noriega viene accusato di traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco.
2000 – La nazionale italiana di rugby esordisce al Sei Nazioni.
2018 – L’indice Dow Jones chiude in ribasso del 4,6%: è la più grande perdita dal 2007-2008.
Aforisma di S. Tommaso d’Aquino
“La misericordia senza giustizia è madre della dissoluzione, ma la giustizia senza misericordia è crudeltà.”
Santo del giorno

Nacque nei primi decenni del III secolo a Catania da ricca e nobile famiglia cristiana. A 15 anni volle consacrarsi a Dio. Il vescovo di Catania accolse la richiesta e le impose il velo rosso portato dalle vergini. Il proconsole di Catania Quinziano la vide e se ne invaghì, e l’accusò di vilipendio della religione di Stato sotto la persecuzione di Decio.
I tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero risultato: furioso, l’uomo imbastì un processo contro di lei che però resisteva nella fede: Quinziano al colmo del furore le fece anche strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Ma la giovane, dopo una visione, fu guarita.
Fu ordinato che venisse bruciata, ma un terremoto evitò l’esecuzione. Il proconsole fece togliere Agata dal fuoco e la fece riportare agonizzante in cella, dove morì qualche ora dopo. Era l’anno 251. Il suo culto fu diffuso dai Longobardi durante il loro dominio in Italia (VI-VIII secolo).
Preghiera Colletta
Signore Dio nostro, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Parola di dio Marco 6,1-6
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Riflessione don Arturo commenta don Bepo
«W Don Bosco Roga Dominum et salva me. Le nostre feste vogliono essere un anticipo di quelle del Paradiso. Come un pittore cerca e si compiace di ritrarre in un quadro le bellezze della natura e, quando ha fatto l’opera sua bella, egli si accorge che non ha saputo che raccogliere solo un’eco della bellezza immensa, inarrivabile che si sprigiona e si eleva dal creato, così è dalla nostra festa. Don Bosco in Paradiso vive in grande festa perché l’anima sua è beata. Tutti i travagli sono scomparsi: la povertà della sua famiglia, le persecuzioni, gli acciacchi». Don Giuseppe Vavassori (5-5-1940).
Le feste religiose sono incentrate sulla presenza di Dio. Il rito, il riposo, il pasto, il tempo con gli amici aiutano a percepire la Sua presenza. Infatti, «se c’è un Dio che si cura di te e ti apre la strada, allora ha senso fare festa, stare con gli altri, mangiare un pasto in allegria. Ha senso vivere. In Dio si chiude il senso. Si può affrontare il futuro con fiducia, si possono portare i pesi dell’esistenza, si possono affrontare i contrattempi. Si può credere alla vita. Le feste religiose rivelano la verità di ogni festa e dicono che abbiamo desiderio ardente di felicità».
Oggi le feste laiche si moltiplicano, ma spesso si limitano a puro divertimento e ripiegamento su di sé. Non accendono il desiderio di fraternità, non aprono lo sguardo sull’ “oltre” cioè sul Paradiso. Il cristianesimo che sorge dalla bella notizia (Gesù offre la vita per te, è risorto e ti dona il suo Spirito) è una religione festosa, garantisce respiro e leggerezza al nostro cammino, assicura una direzione, una destinazione e un senso. Il sogno permanente di Dio è la festa: dalla creazione al compimento finale. Non è casuale che la Scrittura presenti il Paradiso proprio con i caratteri della festa: banchetto, danze, vino, profumi. In una lettera pastorale il vescovo Monsignor Derio ha scritto che «abbiamo bisogno di non sprecare le feste religiose. Senza di esse si spegne il panorama e si abbassa il soffitto. Non è più possibile uno sguardo lungo.
Ci resta solo l’attimo presente, da spremere fino al midollo. Senza le feste, Dio diventa un’idea, un insieme di verità, una dottrina. Sa di carta, non di carne. Diventa astratto, inutile, lontano. Senza le feste, i desideri si spengono, lasciano il campo ai bisogni nella frenetica rincorsa al benessere ad ogni costo. Finiamo per essere pieni, ma vuoti. Non si tratta di essere pieni, ma accesi. Le feste vengono, nello scorrere del tempo, a riaccenderci alla vita. Donandoci ancora la presenza del Dio della festa». È l’augurio per le feste del Patronato e delle nostre parrocchie.
Intenzione di preghiera
Nel 51° anniversario della morte di don Bepo, chiediamo a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai Santi patroni protezione e aiuto per il Patronato S. V. e tutti quelli che ne fanno parte.
Don’t Forget! Settimana don Bosco don Bepo

Giovedì 5 febbraio: nel 51° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DON BEPO VAVASSORI alle ore 18,00 nella Chiesa grande di Casa centrale del Patronato solenne concelebrazione in memoria di don Bepo presieduta da don Roberto Trussardi direttore Caritas Bergamo con la partecipazione dei sacerdoti del Patronato.
Febbraio 1975: Funerali di don Bepo nella Chiesa grande del Patronato. Presiede il Vescovo Gennaro Prata e fra i concelebranti si riconoscono don Roberto Pennati, don Antonio Berta, don Pietro Gatti, don G. Maria Pizzigalli ecc.








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