Venerdì 13 gennaio 2026

     

    V Settimana del Tempo Ordinario

     

    Avvenne il 13 febbraio…

    27 a.C. – L’Impero romano è diviso in province imperiali e in province proconsolari

    1435 – Papa Eugenio IV emana la bolla “Sicut Dudum” 1° documento di condanna della schiavitù

    1915 – Il terremoto nella Marsica devasta Avezzano e varie province del centro Italia: 30.000 morti.

    1953 – Il maresciallo Josip Broz Tito è presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

    2002 – Nel bresciano viene scoperto il primo caso di “mucca pazza” in Italia

    2012 – Costa Concordia urta uno scoglio e naufraga nei pressi dell’isola del Giglio.

     

    Aforisma dei padri del deserto 

    «Abba Macario il Grande che un giorno, mentre saliva da Scete ed era carico di cestini, spossato dalla fatica, si sedette e pregò: “Signore, tu sai che non ce la faccio più”. E subito si trovò al fiume.»

     

    Preghiera Colletta

    O Dio, luce del mondo, concedi a tutte le genti il bene di una pace duratura e fa’ risplendere nei nostri cuori quella luce radiosa che illuminò la mente dei nostri padri. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per i secoli dei secoli. Amen.

     

    Santo del giorno

    La storia delle martiri Fosca e Maura, secondo gli agiografi, va collocata nella persecuzione di Decio, nel III secolo. Secondo la narrazione di un’antica «passio», la giovane Fosca, figlia di genitori pagani di Ravenna, a 15 anni confidò alla nutrice Maura il desiderio di divenire cristiana. Insieme si recarono da prete Ermolao che le educò alla fede e le battezzò.

    A nulla valsero i tentativi del padre di far recedere la figlia da questo passo. Fosca fu denunciata al prefetto Quinziano, ma gli uomini inviati ad arrestarla la trovarono con un angelo e non riuscirono nel loro intento. Quindi Fosca e Maura, presentatesi spontaneamente a Quinziano, vennero processate, crudelmente torturate e infine decapitate il 13 febbraio.

    I loro corpi furono gettati in mare o, secondo altre versioni, rapiti da marinai e trasportati in Tripolitania dove ebbero sepoltura nelle grotte presso Sabratha (oggi Saqratha). Molti anni più tardi, occupata la regione dagli Arabi, un cristiano di nome Vitale per divina ispirazione riportò le reliquie in Italia, nell’isola di Torcello, nella laguna veneta, dove venne eretta una splendida chiesa in stile romanico bizantino in onore delle due martiri. 

     

    Parola di dio Marco 7,31-37

    In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».

    E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

     

    Riflessione don Arturo Bellini commenta don Bepo

    È il grande precetto di Gesù. E la materia di esame nel giudizio di Dio. Come si ama: nel non fare del male; nel non dare scandalo; non dare dispiacere. [Si ama] nel fare del bene. Don Giuseppe Vavassori (28/11/1964 – Dialoghi domenicali). 

    Il grande precetto di Gesù fa parte dei discorsi di addio e viene consegnato agli apostoli in un contesto segnato dall’attesa, dalla vigilanza, dallo sforzo di discernere i “segni dei tempi”. Modelli di attesa sono i servi fedeli, le vergini prudenti e gli industriosi trafficanti dei talenti. «Amatevi gli uni gli altri» ricapitola l’intera storia dell’Antico e del Nuovo Testamento, ugualmente sensibili alla solidarietà verso il povero, l’orfano e la vedova.  Ma, nel ricapitolare, si compie un decisivo passo in avanti con l’audace e incredibile identificazione fra il povero e il Signore Gesù. Chi contempla Cristo scopre in filigrana il povero. Chi serve il povero incontra Cristo. E il mondo – ha detto S. Giovanni Bosco – ha bisogno di vedere e di toccare.  Il mondo vuol vedere le opere”. Il povero è il “lasciapassare”, per giungere a Cristo. Madre Teresa chiamava il comandamento dell’amore “Il Vangelo delle cinque parole”: e per sottolineare la trasformazione operata dalla fede scandiva la frase «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me», utilizzando le cinque dita della mano. Lo splendore della carità trasforma il cristiano in testimone, cioè in un segno – diceva il card. Suhard arcivescovo di Parigi – che suscita interrogativi.

    PROMEMORIA DI GIANNI RODARI: LE COSE DA FARE E QUELLE DA NON FARE

    Ci son cose da fare ogni giorno: lavarsi, studiare, giocare preparare la tavola, a mezzogiorno. Ci son cose da fare di notte: chiudere gli occhi, dormire, avere sogni da sognare, orecchie per non sentire. Ci son cose da non fare mai, né di giorno né di notte né per mare né per terra: per esempio, la guerra».    

     

    Intenzione di preghiera

    Nella settimana di ricordo degli ammalati e degli infermi a loro dedichiamo la nostra preghiera.

     

    Don’t Forget! Foto della settimana

    MERCOLEDÌ 11 FEBBRAIO – GAZA, STRISCIA DI GAZA

    Bambini palestinesi guardano una partita di calcio tra persone amputate, in un campo di recente costruzione, circondato da edifici distrutti dai bombardamenti
    AP PHOTO/JEHAD ALSHRAFI

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