Mercoledì 7 ottobre 2026

     

    27.a settimana t. ordinario

     

    Avvenne il 7 ottobre…

    1571 – Vittoria dell’esercito cristiano nella battaglia di Lepanto.

    1879 – Impero tedesco e Impero austro-ungarico creano la duplice alleanza.

    1944 – Scoppia una rivolta nel campo di concentramento di Auschwitz.

    1985 – La nave da crociera Achille Lauro viene dirottata da terroristi palestinesi.

    2023 – Hamas in una serie di attacchi terroristici in Israele uccide 1200 civili e militari israeliani.

     

    Aforisma di don Bosco

    “Tenete presente che la parola che solitamente usa il demonio quando vuole spingerci al male è: Oh! Ma non è niente!”.

     

    Santo del giorno

    Nel 1212 S. Domenico di Guzman, a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta alla sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l’eresia albigese. Fu così che il S. Rosario divenne l’orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l’arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto.

    Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l’avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all’intervento divino. Il Papa Pio 5° attribuì quello storico evento alla preghiera che il popolo cristiano aveva indirizzato alla Vergine nella forma del Rosario.

    Secondo la tradizione, c’è una speciale protezione mariana per chi lo recita: la garanzia che non morirà senza sacramenti e la promessa che quanti propagheranno il Rosario verranno soccorsi dalla Madonna in ogni loro necessità.

     

    Preghiera Colletta

    Dio onnipotente ed eterno, che esaudisci le preghiere del tuo popolo oltre ogni desiderio e ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli. Amen

     

    Parola di dio Luca 111,1-4

    Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».

     

    Riflessione 

    [Al Patronato] «Si incontrano i compagni. Che si devono amare. La differenza tra l’amore dell’uomo e della bestia. La bestia ama per istinto. L’uomo ama per istinto e per rendere felice».  Don Giuseppe Vavassori (22/10/1966).

     Don Bepo insegnava a scegliere amici che aiutano a fare il bene e a comportarsi da buoni cristiani in sintonia con la “Società dell’Allegria” di don Bosco che comportava l’impegno a evitare discorsi e azioni contrarie alla decenza e all’onestà, unendo lo svago allo studio, la preghiera e la disponibilità ad aiutare nel bene. Quando a 18 anni Giovanni Bosco si trovava a Chieri, patì sovente la fame. Lo salvava un amico, Giuseppe Blanchard, che spesso se ne accorgeva, e andava da sua madre, venditrice di frutta, a riempirsi le tasche di mele o di castagne. La brava donna vedeva e fingeva di non vedere. Più di una volta, a tavola, Giuseppe si riempiva le tasche di frutta per la stessa ragione. Suo fratello Leandro un giorno levò la voce: «Tu mamma non vedi mai niente. Giuseppe ti porta via la frutta a chili, e tu non te ne accorgi nemmeno». «Me ne accorgo benissimo» rispose la donna «Ma so dove la porta. Quel Giovanni è un bravo ragazzo, e la fame è una cosa brutta alla sua età».

    Giovanni supplicava il suo giovane amico a non disturbarsi per lui, ma Giuseppe insisteva con tanto affetto, che doveva accettare. Nel 1876, passando per Chieri, don Bosco vide Giuseppe Blanchard. Era diventato un vecchietto. Passava per strada con in mano un piatto e una bottiglia di vino. Don Bosco, lasciando i preti con cui stava parlando, gli andò incontro festoso: «Caro Blanchard! Come sono contento di rivederti. Come va?». «Bene, bene, signor cavaliere» rispose impacciato. La faccia di don Bosco divenne mesta: «Perché mi chiami cavaliere? Perché non mi dai del tu? Io sono il povero don Bosco, sempre povero come quando tu mi toglievi la fame».

    Si rivolse ai preti che gli si erano avvicinati: «Signori, questo è uno dei primi benefattori del povero don Bosco. Ci tengo, sai, che lo sappiano. Perché tu hai fatto tutto ciò che potevi per me. Ogni volta che verrai a Torino, devi assolutamente venire a pranzo da me». Dieci anni dopo, nel 1886, Blanchard seppe che la salute di don Bosco stava declinando, e si recò a Torino per trovarlo. Nell’anticamera il segretario gli disse: «Don Bosco sta male e riposa. Non può ricevere nessuno». «Ditegli che c’è Blanchard. Vedrete che mi riceverà». Don Bosco, al di là della porta, riconobbe la voce. Si alzò a fatica e gli venne incontro. Lo prese per mano, lo fece entrare e sedere accanto a sé: «Bravo Blanchard, ti sei ricordato del povero don Bosco. Come va la tua salute, la tua famiglia?». Parlarono a lungo.

    Era l’ora di pranzo: «Vedi, sono vecchio e malandato. Non posso scendere a pranzo con te: le mie gambe non sopportano più le scale. Ma voglio che tu scenda a pranzo tra i miei salesiani». Chiamò il segretario: «Farai accomodare questo mio amico nel refettorio del Capitolo, al mio posto. Pregherò per te, Blanchard, e tu non dimenticare il tuo povero don Bosco». Miguel de Cervantes scrittore, poeta e militare spagnolo, nel 1615 enumerava gli elementi fondamentali della riconoscenza: «Sebbene alcuni pongano la superbia fra i più grandi peccati commessi dall’uomo, io invece ritengo più grave l’ingratitudine, attenendomi al detto comune che di ingrati è pieno l’inferno. Questo peccato, per quanto mi è stato possibile, ho sempre cercato di fuggirlo fin dal momento in cui ho avuto l’uso della ragione; e se non posso contraccambiare i benefici che ricevo con altri benefici, pongo al loro posto il desiderio di contraccambiarli e, quando questo non basta, li rendo noti».  

     

    Intenzione di preghiera

    L’Europa è libera e benestante anche grazie alla protezione della Madonna che protesse l’Europa di ieri custodendo la sua anima cristiana, quella stessa che oggi molti europei vorrebbero eliminare dalla loro identità di popoli e di singoli. Preghiamo affinché questo non avvenga mai. 

     

    Don’t Forget!

    L’EUROPA CRISTIANA HA AFFRONTATO L’ESPANSIONE ISLAMICA IN 3 STORICI MOMENTI DI SVOLTA:               LE BATTAGLIE DI POITIERS, VIENNA LEPANTO

    Ecco il riepilogo essenziale di questi tre grandi scontri:

    Battaglia Anno Difensori Cristiani Forze Islamiche Esito e Significato
    POITIERS 732 Franchi e Aquitani (Carlo Martello) Califfato Omayyade (Andalusi) Vittoria cristiana. Arrestò l’espansione araba in Europa occidentale oltre i Pirenei.
    LEPANTO 1571 Lega Santa (Venezia, Spagna, Stato Pontificio) Impero Ottomano Vittoria cristiana. La distruzione della flotta turca, segna la fine del mito dell’invincibilità ottomana nel Mediterraneo
    VIENNA 1683 S. Romano Impero e Regno di Polonia (Giovanni Sobieski) Impero Ottomano (Gran Visir Kara Mustafà) Vittoria cristiana. Ruppe il secondo assedio turco a Vienna, avviando il declino ottomano 

    nei Balcani.

    Monsignor Bernardini, vescovo di Smirne, Turchia, il 13 ottobre 1999, nel corso della seconda assemblea speciale per l’Europa del sinodo dei Vescovi della Chiesa Cattolica si alzò e disse: «Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamico-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. Il problema non sono queste minacce (di cui devono assumersi la responsabilità quelli che le pronunciano), ma è il fatto che un’Europa che ha pubblicamente rinunciato alle radici cristiane in nome di una inclusione indiscriminata, di una tolleranza che gli interlocutori non cristiani non sono disposti a condividere e di una laicità che fa il gioco di quelli che vorrebbe combattere non è più in grado di rispondere in modo pacifico, ma serio e determinato a queste provocazioni. Dipende dagli europei tutti, di sentirsi impegnati a difendere l’Europa, la sua storia, la sua civiltà, i suoi valori, da questa nuova, subdola e strisciante offensiva.

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