Dopo l’ennesimo conflitto scoppiato in questi giorni, sono più che mai convinto che il «mestiere più vecchio del mondo» non è quello che pensano in tanti, ma la guerra.
Essa infatti assomiglia al processo chimico della combustione o, in parole povere, dell’incendio. Affinché questo abbia luogo occorrono 3 cose: il combustibile che nelle guerre sono le armi e tutto ciò che la storia accumula di pericoloso nei recessi dell’animo umano.
Questo però da solo non basta: occorre anche il comburente cioè l’ossigeno, senza il quale l’incendio non si sviluppa. Il comburente, l’ossigeno delle guerre è l’odio che, mescolato all’ideologia, a volte è respirato da tante persone e da interi popoli così a lungo e così a fondo, da intossicare la vita loro e di chi gli sta vicino.
La Bibbia poi ci racconta la storia di due fratelli che hanno provocato il primo conflitto col morto di mezzo (Abele ucciso da Caino): questa vicenda insegna che la guerra è ancor più potente, spietata e pericolosa se l’odio assume motivazioni religiose.
Infine il terzo e decisivo elemento che permette a combustibile e comburente di mischiarsi e scatenare l’inferno, è l’innesco cioè la miccia, che non deve essere necessariamente grande: basta un fiammifero a far saltare in aria tutto. E l’innesco della guerra sono i soldi, visto che per farne una ne occorrono tanti, ma la prospettiva di guadagnarne di più, incoraggia a non fermarsi.








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