Domenica 29 marzo 2026

    Settimana Santa – Domenica delle Palme

     

    Aforisma dalla lettera ai Filippesi

    “Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini”.

     

    Preghiera Colletta

    O Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

     

    Parola di Dio
    Isaia 50,4-7; Salmo 21; Filippesi 2,6-11; Matteo 26,14-27,66

    Vicini a Gerusalemme, Gesù mandò 2 discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La numerosissima folla, stese i propri per via, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!». Mentre entrava in Gerusalemme, la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla: «è Gesù, da Nazareth di Galilea».

    Dopo aver crocifisso (Gesù) si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Quelli che passavano di lì lo insultavano…e i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo ciò, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù emise lo spirito.

     

    Riflessione di Monsignor Ravasi

    Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola di Dio perché i nostri pensieri sono già rivolti alla Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina, perché Dio deve avere la prima parola. Facciamo silenzio prima di coricarci perché l’ultima parola appartiene a Dio. Con passo silenzioso entriamo nella Settimana Santa, un’espressione che una volta scandiva giorni vissuti in sobrietà e con qualche fremito interiore e oggi, purtroppo, segnati solo dai bollettini meteorologici o del traffico, unica guida indispensabile per le vacanze pasquali. Lo facciamo sulla scia di questo appello bellissimo di Dietrich Bonhoeffer, il teologo martire nel lager nazista di Flossenbürg nell’aprile del 1945. L’appello è tutto ritmato su un’apparente antitesi, parola-silenzio. In realtà, le vere parole, quelle che nascono dal cuore, strappate dalla verità intima, e non estratte dalla tasca della giacca per essere spese nella chiacchiera o nell’uso quotidiano, hanno bisogno di un alone di silenzio. Soprattutto quando sono di scena le grandi parole, anzi la Parola per eccellenza, quella divina. Con un orecchio ostruito dalle ortiche del vaniloquio non è possibile lasciare spazio a una Parola così alta, che inquieta e consola, che ammonisce e pacifica, che provoca e rasserena. Ecco, allora, una piccola decisione almeno per questi giorni particolari: ricreare nel deserto dell’esistenza quotidiana due oasi alla mattina e alla sera. Modesti orizzonti di silenzio in cui lasciar vagare gli occhi sulle righe di un testo sacro, custodire l’orecchio dal rumore incessante, penetrare nella profonda stanza della coscienza. C’è un bellissimo verso del poeta Vittorio Sereni (1913-1983) che dice: «Con non altri che te è il colloquio” E qui ti aspetto». Sono parole che valgono per ogni vero incontro d’amore, per ogni attesa di uno svelamento dell’altro. Anche dell’Altro supremo e misterioso, cioè di Dio.

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché viviamo questa settimana santa vegliando e pregando insieme a Gesù per dare il nostro piccolo contributo alla pace dell’umanità e alla salvezza di ogni persona.

     

    Don’t Forget! Santo del giorno

    Nativo della Lombardia, fu intorno al 1230 secondo priore generale dei Carmelitani. Avrebbe avuto una visione, nella quale vide portare in cielo dagli angeli le anime di molti carmelitani uccisi dai saraceni. Il domenicano Stefano di Salignac che erroneamente attribuì la composizione della regola carmelitana ad Aimerico di Malefaida da Salignac, patriarca di Antiochia (1142-93), disse che questo aveva tra i Carmelitani un nipote, «un uomo santo e famoso». Costui ricevette un nome ed una qualifica nella cosiddetta Epistola Cyrilli, pubblicata dopo l’anno 1378 dal carmelitano Filippo Riboti, che lo dice fratello, non più nipote, di Aimerico, di nome Bertoldo e primo priore generale dei Carmelitani. Il Papenbroeck pubblicando un testo del monaco greco Phocas che nel 1177 visitò il Carmelo, identificò Bertoldo con un vecchio monaco di Calabria.

     

    Avvenne il 29 marzo…

    1516 – La Repubblica di Venezia delibera l’istituzione del “ghetto”, primo in Europa, dove gli ebrei veneziani erano costretti a risiedere

    1941 – Seconda guerra mondiale: termina la battaglia di Capo Matapan iniziata il 27 marzo

    1973 – Gli ultimi soldati americani lasciano Saigon, in Vietnam del Sud. In totale i morti della guerra del Vietnam ammontano a 930 000 nord-vietnamiti, 180 000 sud-vietnamiti e 45 000 statunitensi.

    2004 – Sette paesi dell’ex-Patto di Varsavia entrano a far parte della NATO: si tratta di Bulgaria, Estonia, Lituania, Lettonia, Romania, Slovacchia e Slovenia.

    2017 – Il Regno Unito da formalmente inizio alla Brexit.

     

     

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