II domenica dopo Natale
Aforisma dal libro della sapienza
“La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria… Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell’assemblea dei santi ho preso dimora”.
Preghiera Colletta
O Dio, nostro Padre, che nel Verbo venuto ad abitare in mezzo a noi riveli al mondo la tua gloria, illumina gli occhi del nostro cuore, perché, credendo nel tuo Figlio unigenito, gustiamo la gioia di essere tuoi figli. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Parola di dio Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.».
Riflessione di P. Ermes Ronchi
Giovanni, unico tra gli evangelisti, comincia il suo racconto con un poema, un inno che ci chiama a volare alto, che proietta Gesù verso i confini del tempo e dello spazio. “In principio era il Verbo e il Verbo era Dio”. Ma poi il volo plana fra le tende dell’accampamento umano: “e venne ad abitare”, letteralmente piantò la sua tenda, “in mezzo a noi”. Poi Giovanni apre di nuovo le ali e si lancia verso l’origine delle cose: “tutto è stato fatto per mezzo di Lui”. Nulla di nulla senza di lui. “In principio”, “tutto”, “nulla”, “Dio”. Parole assolute che mettono in connessione il tempo con l’eternità, tutte le creature del cosmo con Dio. Senza di lui nulla di ciò che esiste, è. Il Verbo è come il nodo centrale del grande tappeto, del magnifico arazzo del cosmo. Senza, tutto si disfa. Terra e cielo si sono abbracciati e, almeno a Betlemme, almeno in quel bambino, uomo e Dio sono ormai una cosa sola, inseparabili. In principio e nel profondo, nel tempo e fuori del tempo, sta il Verbo.
E rileggo Giovanni così: “In principio sta la tenerezza, e la tenerezza è presso Dio, e la tenerezza era Dio, da sempre”. Gesù è venuto a portare sulla terra la rivoluzione della tenerezza. E ci assicura che un’onda affettuosa viene a battere sulle rive della nostra esistenza, che siamo da forze buone miracolosamente avvolti, che siamo raggiunti da una sorgente pura che ci alimenta e che non verrà mai meno, che nella nostra vita ce n’è in gioco una vita più grande di noi. Questa è la profondità ultima del Natale: la vita di Dio nella mia vita. Gesù Cristo non è venuto a portarci una nuova teoria religiosa, un sistema di pensiero alternativo, una morale più evoluta.
È venuto a portare sé stesso, a comunicare vita. Sono venuto perché abbiate la vita in abbondanza (Gv 10,10). Non ha mai compiuto un miracolo per punire, i suoi sono sempre segni che guariscono la vita e la accrescono. “E la vita era la luce degli uomini”. Una cosa enorme: la vita stessa è luce, è come una grande parabola che racconta di Dio. Il Vangelo ci insegna a sorprendere parabole nella vita, a sorprendere perfino nelle pozzanghere della vita il riflesso del cielo. “Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo”.
Ogni uomo è illuminato, tutti, nessuno escluso, nessuno privo di quella luce, che è come una lampada che non si spegne, un sole nella notte. La luce splende nelle tenebre, che non l’hanno vinta! Non la vincono mai. Venne fra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto. Dio non si merita, si accoglie. Dandogli cuore e tempo. Accogliere: parola bella che sa di porte che si aprono, di mani che accettano doni, di cuori che fanno spazio alla vita.
Intenzione di preghiera
Preghiamo per i giovani morti nella notte di capodanno nella terribile tragedia di Crans Montana in Svizzera e per le loro famiglie devastate dal dolore.
Don’t Forget! Santo del Giorno

Angela vide la luce a Foligno nel 1248, in una famiglia ricca di beni materiali e visse nel benessere, negli agi e piaceri. Sposata ebbe figli e visse con la madre che soddisfaceva tutti i suoi capricci. In quegli anni ci fu una notevole fioritura del 3° Ordine di S. Francesco (contemporaneo della santa) il cui messaggio era presente anche a Foligno. Recatasi ad Assisi e dopo aver avuto esperienze mistiche avviò un’intensa attività apostolica per aiutare il prossimo e soprattutto i suoi concittadini affetti da lebbra.
Una volta morti marito e figli diede tutti i suoi beni ai poveri ed entrò nel Terz’Ordine Francescano: da quel momento tramite l’amore giunse all’identità mistica con Cristo. Per i suoi scritti è stata chiamata “maestra di teologia”. Angela morì il 4-1-1309, ma tra i tanti che la «conobbero», ci sono S. Teresa d’Avila (grande mistica del 1500) ed Elisabetta della Trinità (una mistica morta nel 1906 e beatificata nel 1984) che apprezzarono il messaggio.
La spiritualità di Angela parte dall’affermazione centrale che «Dio è tutto Amore e perciò ama in modo totale» e che per corrispondere a questo amore non si dovrà fare altro che seguire il Cristo «che si è fatto e si fa ancora via in questo mondo; via… veracissima e diritta e breve».








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