Giovedì 22 gennaio 2026

     

    III Settimana del Tempo Ordinario

     

    Avvenne il 22 gennaio…

    1506 – Arriva a Roma il primo contingente di guardie svizzere, composto da 150 uomini.

    1521 – L’imperatore Carlo V, apre la dieta di Worms.

    1517 – L’Impero ottomano di Selim I sconfigge il sultanato mamelucco e conquista l’Egitto

    1771 – La Spagna cede le Isole Falkland al Regno Unito.

    1944 – Gli alleati sbarcano ad Anzio.

    1997 – Madeleine Albright diventa la prima donna Segretario di Stato degli USA

     

    Aforisma di S. Antonio abate

    “Dio non permette le guerre del Nemico (=demonio) contro la gente di questo tempo come contro gli antichi. Sa infatti che ora gli uomini sono deboli e non sono capaci di sopportarle”.

     

    Preghiera Colletta

    Dio onnipotente ed eterno, che governi il cielo e la terra, ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo e dona ai nostri giorni la tua pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.  Amen.

     

    Santo del giorno

    S. VINCENZO di SARAGOZZA diacono e martire e PATRONO SECONDARIO di BERGAMO

    Uno dei santi più radicati nella memoria religiosa della Spagna, san Vincenzo di Saragozza, oggi ci ricorda come non servano “qualifiche” per diventare maestri e guide nella comunità cristiana, basta la volontà di testimoniare senza mediazioni il Vangelo. Anche se pare essere nato da una nobile famiglia ad Huesca, in Aragona, da sempre se ne contendono i natali Valencia e Saragozza.

    Era un diacono vissuto a cavallo tra il III e IV secolo e lavorava al fianco del vescovo Valerio, che sapeva di avere nel suo collaboratore un grande sostegno grazie al coraggio e alle capacità dimostrate. Vescovo e diacono venne arrestati, nell’anno 304, nella violenta persecuzione anticristiana scatenata da Diocleziano.

    Fu subito chiaro che tra i due il più “pericoloso” era Vincenzo, il cui eloquio era accompagnato dalla solida volontà di non cedere al persecutore. Atroci furono le torture che fu costretto a subire e che lo portarono alla morte.

     

    Parola di dio Marco 3,7-12

    In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero.

    Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

     

    Riflessione Card. Ratzinger e Vittorio Messori

    La Chiesa presume da sempre che chiunque celebri l’eucarestia abbia bisogno di dire: “Io ho peccato; non guardare, Signore, ai miei peccati”. È stata l’invocazione obbligatoria di ogni sacerdote: i vescovi, il papa stesso alla pari dell’ultimo prete dovevano pronunciarla nella loro celebrazione quotidiana della Messa. E anche i laici, tutti gli altri membri della Chiesa, erano chiamati a unirsi a quel riconoscimento di colpa. Dunque “tutti” nella Chiesa, senza alcuna eccezione, dovevano confessarsi peccatori, invocare il perdono, mettersi quindi sulla via della loro vera riforma. Ma questo non significava affatto che fosse peccatrice la Chiesa in quanto tale.

    La Chiesa è una realtà che supera, misteriosamente e insieme infinitamente, la somma dei suoi membri. Infatti, per ottenere il perdono di Cristo, si opponeva “il mio peccato alla fede della sua Chiesa”. Oggi questo sembra dimenticato da molti teologi, da molti ecclesiastici, da molti laici. Non si è verificata solo un’oscillazione, quasi uno slittamento dall’ “io” al “noi”, dalla responsabilità personale alla sottolineatura di quella collettiva.

    Si ha addirittura l’impressione che alcuni, magari inconsciamente, rovescino l’invocazione, intendendola come: “Non guardare ai peccati della Chiesa ma alla mia fede”. Se davvero avviene questo, le conseguenze sono gravi: le colpe dei singoli diventano le colpe della Chiesa e la fede è ridotta a un fatto personale, al “mio” modo di comprendere e riconoscere Dio e le sue richieste…Non dimentichiamo mai per nessun motivo che il cristiano è un povero peccatore, ma la Chiesa, in quanto corpo di Cristo è in sé stessa Una, Santa, Cattolica, Apostolica.  

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo per la nostra diocesi di Bergamo perché nella testimonianza di S. Vincenzo trovi forza e ispirazione per l’oggi.  

     

    Don’t Forget! S. Vincenzo diacono patrono di Bergamo

    Come sia arrivato a Bergamo il culto di S. Vincenzo è ancora un problema storico aperto, ma di certo gli venne dedicata la Cattedrale, costruita all’incirca nel V° secolo, nel pieno centro della Città tardo romana, proprio dove oggi si trova il Duomo. La convivenza tra i due Capitoli quello di S. Alessandro’ fuori le Mura’ e S. Vincenzo’ dentro le Mura ‘non fu mai tranquilla, anzi, a tratti fu burrascosa perché era in gioco quale delle due fosse la Chiesa Madre di Bergamo, con tutte le conseguenze che ne derivavano.

    Quando nel 1561 i Veneziani distrussero la millenaria Basilica di S. Alessandro per la costruzione della Mura il suo culto venne portato in Città e cominciò la convivenza quasi fisica tra i due culti. A partire dal 1614, la nuova cattedrale, ancora non completata, venne dedicata in un primo tempo ad entrambi i santi, ma poi venne dedicata al solo S. Alessandro e a S. Vincenzo fu assegnata una cappella minore, a destra del presbiterio.

    Del Santo spagnolo, così importante per la vita della Città, la cui effige è riportata in atti ufficiali ed in numerose opere d’arte, la memoria cominciò ad attutirsi: oggi però è il ‘giorno natale’, il giorno che ricorda il martirio e la rinascita a nuova vita di Vincenzo di Saragozza che per secoli fu Patrono della nostra Città e della nostra Diocesi.

     

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