Ottava di Pasqua
Aforisma dal Libro della Sapienza 10
“Si leva un coro di lodi alla tua vittoria, o Signore, perché la sapienza ha aperto la bocca dei muti e ha reso eloquente la voce dei piccoli.”
Preghiera Colletta
O Padre, che da ogni parte della terra hai riunito i popoli nella confessione del tuo nome, concedi che tutti i tuoi figli, nati a nuova vita nelle acque del Battesimo e animati dall’unica fede, esprimano nelle opere l’unico amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Parola di Dio del giovedì dell’Ottava di Pasqua
Atti 3,11-16 – Salmo 8 – Luca 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
Intenzione di preghiera
Preghiamo per Papa Francesco perché il Signore lo accolga nel suo Regno e gli doni la ricompensa per tutto il bene compiuto e la speranza che ha saputo mantenere viva in tanti poveri ed emarginati
IRiflessione di Anselm Grün – da “Nuovi volti di Gesù”
Che cosa è la vita? A questa domanda fondamentale di qualsiasi filosofia Gesù risponde con una singolare affermazione: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai» (Gv 11,25s). Sono parole di difficile comprensione: Gesù è la risurrezione. Chi crede in lui, risuscita già ora dalla morte alla vita, è già passato dalla morte alla vita. Secondo Giovanni, molti sono coloro che, pur essendo vivi, sono morti: non vivono infatti in maniera autentica, bensì vivono solo in superficie. Chi crede in Gesù, invece, capisce chi è veramente lui e risuscita già in questa vita terrena dalla tomba delle sue paure, della sua auto-commiserazione, delle sue inibizioni, della sua debolezza, del suo lato oscuro. La sua risurrezione si realizza nel quotidiano, nel passaggio, giorno dopo giorno, dalle tenebre alla luce, dall’immobilismo alla vitalità, dall’orizzonte ristretto al cielo aperto. Per dimostrare che cosa intende Gesù quando dice: «Io sono la risurrezione», Giovanni racconta la storia di Lazzaro. Gesù risuscita Lazzaro, che è morto e riposa già da quattro giorni nella tomba. Le sue mani e i suoi piedi sono avvolti in bende, il suo volto è coperto da un sudario. Giace nel sepolcro, chiuso da una grossa pietra e già manda odore. Chi giace dietro la pietra della mancanza di rapporti con gli altri, è tagliato fuori dalla vita; va quindi incontro alla decomposizione e tutto in lui finisce per avere un cattivo odore. Il suo volto è coperto da un sudario: la vita diventa solo una maschera; quello che è veramente è come morto. È legato mani e piedi, non è veramente libero. La risurrezione significa che la parola di Gesù, che è parola d’amore, passa attraverso la pietra per raggiungere l’amico. La parola d’amore riporta in vita l’amico. Scioglie le bende che lo avvolgono e lo stringono in una morsa. Lo libera dalla maschera dietro la quale si nasconde. La risurrezione di Lazzaro dimostra che chi crede in Gesù vivrà, anche dopo la morte. Quest’ultima non può sciogliere i legami d’amore. L’amore è più forte della morte: attraversa qualsiasi pietra, scioglie qualsiasi immobilismo. Quello che morirà sarà sì il nostro corpo, ma non il nostro vero Io. La fede va oltre la morte, arriva alla vita eterna. Nella fede siamo già passati, in questa vita terrena, dalla morte alla vita, dall’immobilismo alla vitalità, dalla mancanza di rapporti umani all’amore. L’affermazione di Gesù «Io sono la risurrezione» ha acquistato per me un nuovo significato grazie al romanzo Delitto e castigo del russo Dostoevskij. Dostoevskij ha posto il testo biblico della risurrezione di Lazzaro come motto all’inizio del suo romanzo. Sonja, che è diventata prostituta a causa della sua povertà, legge il racconto della risurrezione di Lazzaro all’assassino Raskolnikov. Nel romanzo Sonja stessa diventa Gesù, che chiama Lazzaro e lo invita a uscire dalla tomba. Con il suo amore, Sonja scioglie il cuore di pietra dell’assassino e risveglia in lui sentimenti dimenticati. Trasforma il prigioniero isolato, privo di rapporti con gli altri, che tratta i suoi compagni di prigionia in modo burbero, poco affabile, in un uomo affettuoso, pieno d’amore. Trovo coraggioso il fatto di aver scelto Sonja, una donna, per incarnare la figura di Gesù. Sonja, la prostituta, vive nella sua vita il mistero di Gesù risurrezione. Di Raskolnikov scrive Dostoevskij: «Egli era risuscitato e lo sapeva, lo sentiva in tutto e per tutto con il suo nuovo essere, lei però — lei sì — viveva soltanto in lui». Quando l’amore di una donna risveglia alla vita un uomo o, viceversa, l’amore di un uomo risveglia alla vita una donna, si ha la risurrezione; in quel momento, diventa evidente cosa intende Gesù quando dice «Io sono la risurrezione». Gesù è la sorgente dell’amore di Sonja, un amore che non si è lasciato intimorire dalla durezza e dal rifiuto, durato anni interi, dell’assassino. Sonja ha percepito nell’amore di Gesù la forza della risurrezione, tanto da riuscire a risvegliare alla vita e all’amore l’uomo chiuso in sé stesso, ostile a qualsiasi rapporto con gli altri. Osserva la tua vita: in qual misura puoi parlare di vita autentica e in quale misura di vuoto e routine? Che cosa rende la tua vita degna di essere vissuta? Quando nella tua vita hai fatto esperienza della risurrezione? Che cosa ti ha fatto uscire dal tuo torpore, risvegliandoti alla vita? Che cosa ti ha fatto uscire dalla tomba della tua paura e della tua rassegnazione? Quando sei risuscitato dalla tua mancanza di rapporti umani? È probabile che in tutte queste esperienze di risurrezione tu non abbia mai pensato a Gesù. Tuttavia – ce lo dice il vangelo di Giovanni – quando risuscitiamo dalla morte alla vita, incontriamo Gesù, anche se non lo vediamo, anche se non pensiamo a lui. Quando nella tua vita si ha la risurrezione, Gesù è in te, Gesù risuscita dentro di te.
Don’t Forget! Cristo nell’arte moderna

La vita di Cristo (in tedesco: Das Leben Christi ) è un polittico in 9 parti del pittore espressionista tedesco EMIL NOLDE (1867-1956), realizzato tra il 1911 e il 1912. È una delle opere principali della produzione pittorica religiosa di ispirazione cristiana dell’artista ed è conservato presso la Nolde Stiftung Seebüll nello Schleswig-Holstein, Germania, dedicato alla vita e alle opere del pittore. Tra i suoi dipinti religiosi realizzati tra il 1911 e il 1912, l’artista ne selezionò otto, che unì nel 1912 con un pannello centrale per formare il grande polittico “La vita di Cristo”. Nel pannello centrale il Golgota appare tenebroso e senza alito di vita. Il crocifisso è al centro della scena, innalzato in totale solitudine: l’artista si identifica con il Cristo da lui dipinto. Egli pone la croce nella parte centrale del quadro, come punto di luce più alto del dolore umano, ma anche della speranza. Il colore del corpo di Gesù e la postura, lo fanno apparire ancora vivo, proteso e in un dialogo immortale con l’umanità. Nella tela si nota il contrasto emozionale tra il gruppo dei soldati intenti a spartirsi le vesti giocandosele ai dadi e le pie donne che piangono Cristo crocifisso; al centro svetta preponderante il figlio di Dio che mostra sul volto tutta la sua sofferenza, simbolo di un volere – quello di Nolde – concentrato sul racconto dell’enorme sacrificio attuato dal Salvatore.








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