Lunedì 16 marzo 2026

     

    IV Settimana di quaresima

     

    Avvenne il 16 marzo…

    37 – Muore l’imperatore romano Tiberio

    453 – Muore il sovrano Unno Attila

    1935 – Hitler ordina il riarmo della Germania violando il trattato di Versailles: nasce la Wehrmacht

    1968 – Vietnam: soldati USA torturano, stuprano e uccidono 347 civili nel massacro di My Lai.

    1978 – via Fani, Roma, le Brigate Rosse rapiscono Aldo Moro e uccidono 5 uomini della scorta.

    1978 – Il naufragio della petroliera Amoco Cadiz in Bretagna (Francia) provoca uno tra i più gravi sversamenti in mare di petrolio

     

    Aforisma dei padri del deserto

    ««Conosci te stesso, e non cadrai mai. Procura lavoro alla tua anima, cioè la preghiera continua e l’amore di Dio, prima che un altro non le procuri cattivi pensieri; e prega affinché lo spirito d’errore si allontani da te».

     

    Santo del giorno

    Giovanni di Brébeuf nacque nel 1593 nella diocesi di Bayeux in Francia. Fattosi gesuita, nel 1625 si imbarcò con un gruppo di confratelli per il Canada. Nell’immenso territorio il padre si fece notare per dedizione e coraggio. In particolare visse tre anni con gli uroni, studiandone usi e costumi e scrivendo nella loro lingua un catechismo, importante anche come unica testimonianza di una lingua presto scomparsa.

    Nella guerra anglo-francese del 1627-29, padre Brébeuf fu costretto a tornare in patria, ma non appena la colonia venne restituita con un trattato di pace ai francesi ritornò tra gli uroni. A questo punto i suoi tentativi cominciarono a dare frutti significativi. Gli irochesi, tuttavia, armati dagli olandesi, ruppero il trattato di pace e diedero il via a una serie di attacchi.

    In una spedizione del 1649, dopo aver compiuto una strage, presero un gran numero di prigionieri, tra i quali padre Brébeuf, torturato e messo a morte in maniera crudele. Egli fa parte del gruppo di gesuiti conosciuti con il nome di martiri canadesi. 

     

    Preghiera Colletta

    O Dio, che rinnovi il mondo con i tuoi ineffabili sacramenti, fa’ che la Chiesa si edifichi con questi segni delle realtà del cielo e non resti priva del tuo aiuto per la vita terrena. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

     

    Parola di dio Giovanni 4,43-54

    Gesù partì [dalla Samaria] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino.

    Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive».

    Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre l’ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea».

     

    Riflessione frammenti di vita

    Filippo Neri aveva dato come penitenza a una donna pettegola di spennare una gallina per le vie di Roma per poi raccoglierne le piume sparse dal vento.

    Alle sue rimostranze egli rispose che anche le chiacchiere da lei sparse non si potevano più raccogliere e neppure i danni provocati. Mi è tornato in mente quest’episodio pensando a un fatto capitato anni fa a un tizio che si era rovinato per una serie di eventi solo in parte dovuti a mala sorte, ma non disposto ad ammettere le sue colpe, anzi incattivito da dicerie che lo avevano convinto di essere vittima del piano perverso di gente maligna.

    Si sa che nei paesi piccoli, non solo la gente mormora, ma non manca neppure chi con leggerezza, riferisce le chiacchiere a chi è già esasperato di suo e accende la miccia. La frustrazione dell’uomo infatti si era trasformata in ira incontenibile: di notte non dormiva pensando a come mettere in atto la sua vendetta contro chi ai suoi occhi era colpevole di tutte le sue disgrazie.

    Il caso volle che il piano di speronare l’auto del nemico spingendola in un dirupo, fallisse: fu invece lui a uscire di strada e finì in ospedale salvandosi per miracolo. Da allora non lo si vide più e nel paese si spensero anche quelle chiacchiere che stavano per provocare guai grossi. Perché come dice S. Giacomo la lingua è un membro piccolo, ma pur sempre capace di provocare grandi incendi.         

       

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo per i cristiani perseguitati e uccisi in Nigeria soprattutto nel Benue State dove i terroristi di Boko Aram e le tribù Fulani distruggono interi villaggi e uccidono le popolazioni.

     

    Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo

    UMBERTO BOCCIONI: MATERIA

    1912 – Olio su tela – 35 x 23 cm

    Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

    Il pittore, scultore e scrittore italiano Umberto Boccioni (Reggio Calabria 19-10-1882 – Verona, 17-8-1916) fu un importante esponenti del movimento artistico-letterario ecc. la cui nascita e fondazione si devono a Filippo Marinetti che espose il Manifesto Futurista nel 1909. L’idea di rappresentare visivamente il movimento e la sua ricerca sui rapporti tra oggetto e spazio hanno influenzato fortemente le sorti della pittura e della scultura del XX secolo.

    Boccioni realizzò questo ritratto della madre poco prima di abbandonare la pittura per dedicarsi alla scultura. È un’immagine tra le più intense e sconvolgenti di quell’epoca e rappresenta la risposta italiana al Cubismo di Braque e Picasso. Nel quadro “Materia” la madre del pittore non è più una figura venerabile, ma si muta in un caleidoscopio di colori febbrili e di piani sovrapposti. La donna è seduta sul balcone di casa e si pone a metà strada tra il suo mondo interiore (la casa) e quello esterno (il balcone) che la sua possente figura unifica e condensa attorno a sé.

    Tipico di questo quadro è l’energia che si viene a formare grazie ai colori utilizzati, un’energia che va in ogni direzione come è tipico della corrente di appartenenza, il Futurismo il cui sogno però svanì con la 1.a guerra mondiale quando emerse l’orrore di cui le società meccanizzate e industrializzate erano purtroppo diventate capaci.  

     

    Condividi questa!

    Informazioni sull'autore

    Potrebbe piacerti anche

    Nessun commento

    È possibile postare il commento di prima risposta.

    Lascia un commento

    Please enter your name. Please enter an valid email address. Please enter a message.

    WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com