Ottava di pasqua
Aforisma dalla Liturgia Pasquale
“Il Signore è risorto, come aveva predetto; rallegriamoci ed esultiamo: egli regna in eterno. Alleluia.”
Preghiera del giorno
O Padre, che fai crescere la tua Chiesa donandole sempre nuovi figli, concedi ai tuoi fedeli di custodire nella vita il sacramento che hanno ricevuto nella fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Santo del giorno: S. Galdino
Figlio di piccoli nobili, nasce a Milano. Nel 1160 è arcidiacono del duomo. Nel 1162 vede la distruzione ordinata dall’imperatore, Federico I Barbarossa. Lui e l’arcivescovo sono schierati con Alessandro III, eletto papa nel 1159 da parte dei cardinali, mentre altri eleggevano il filo-tedesco, antipapa, Vittore VI.
Scisma nella Chiesa, dunque. Nel 1165 Galdino è nominato cardinale e succede a Oberto sulla cattedra di Ambrogio, ma la città è in rovina. Nel 1167 riorganizza la Chiesa in Lombardia e pianifica il soccorso ai poveri.
Rimesse in piedi le strutture, fa incidere sulla pietra: «Voi siete qui solo per servire i poveri». Restaura la cattedrale, ma muore nel 1176 nella chiesa di S. Tecla.
Parola di Dio del Giorno Giovanni 28,8-15
In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!».
Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto.
Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”.
E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.
Riflessione da “I fratelli Karamazov di Dostoevskij”
“Il suo silenzio gli pesa. Il prigioniero l’ha ascoltato guardandolo fisso negli occhi con uno sguardo dolce e penetrante. Il vecchio Inquisitore vorrebbe che gli dicesse qualcosa, anche di amaro, di terribile.
Ma ecco, Cristo gli si avvicina in silenzio, e lo bacia dolcemente sulle vecchie labbra esangui. E questa è tutta la sua risposta”. Cala così il sipario su uno dei testi più alti della letteratura di tutti i tempi, la celebre «Leggenda del Grande Inquisitore» di quel capolavoro che sono I fratelli Karamazov di Dostoevskij.
Lo scrittore russo completava queste pagine un paio di anni prima della sua morte: era il 1879, ed egli stesso confessava che questo era il «culmine» del romanzo. Cristo, nel carcere dell’Inquisizione della Siviglia del XVI secolo, è contestato dal vecchio Inquisitore dal «volto scarno e dagli occhi infossati che mandano ancora una luce simile a una scintilla di fuoco».
E la prima e fondamentale domanda è: «Perché sei venuto a disturbarci? Lo sai anche tu che sei tornato a disturbarci». E l’ultimo, violento monito sarà: «Vattene e non venire più” non venire mai” mai, mai!».
Cristo tace sempre di fronte alla valanga di accuse dell’Inquisitore che gli contesta di essere un pericolo per la quiete amorfa dell’umanità alla quale ha portato la libertà, la coscienza, la responsabilità, alla quale ha insegnato il senso segreto del dolore e nel cui cuore ha deposto il seme dell’amore.
Cristo, anzi, donerà la sua vita per questa folla che «oggi bacia i suoi piedi e domani si precipiterà ad attizzare il fuoco del rogo» ove incenerire una presenza così forte e scomoda. Perché abbiamo evocato la «Leggenda del Grande Inquisitore» di Dostoevskij? Perché potrebbe diventare una sublime meditazione per questi giorni di dolore per il mondo e di Risurrezione per la chiesa”.
Intenzione di preghiera per il giorno
Perché la Pasqua porti al mondo la speranza necessaria a resistere al male e la forza per combatterlo
Don’t forget! Anno di S. Giuseppe
L’obbedienza di Gesù
Questo quadro del pittore spagnolo Sebastián Martínez S. Giuseppe con il bambino Gesù, del 1650, custodito nel Museo del Prado a Madrid, presenta un modo singolare di illustrare Luca 2,51 che afferma come Gesù, tornato a Nazareth con igenitori dopo il suo smarrimento e il successivo ritrovamento nel tempio, stessesottomesso cioè obbedisse loro, sebbene nel Tempio avesse detto: “Non sapete che debbo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Nel quadro Gesù
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