III Settimana del Tempo Ordinario
Avvenne il 19 gennaio…
1764 – John Wilkes viene espulso dalla camera dei comuni per diffamazione e sedizione.
1915 – Zeppelin tedeschi bombardano le città di Great Yarmouth e King’s Lynn, nel Regno Unito, facendo più di 20 vittime. Si tratta del primo bombardamento aereo su obiettivi civili della storia.
1939 – La Camera dei fasci e corporazioni, sostituisce la Camera dei deputati del Regno d’Italia.
1966 – Indira Gandhi eletta primo ministro dell’India.
2000 – Muore ad Hammamet Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano dal 1976 al 1993
Aforisma di S. Macario il grande
“Quando pecchiamo, Dio ci tende la mano, aspettandosi il pentimento; e quando cadiamo, non si vergogna di riprenderci.”
Preghiera Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che governi il cielo e la terra, ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo e dona ai nostri giorni la tua pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Santo del giorno

La biografia di S. Macario il grande viene spesso confusa con quella del suo omonimo san Macario Alessandrino, pure monaco a Scete e contemporaneo. I due insieme a Isidoro furono discepoli di S. Antonio abate. Macario il grande nasce intorno al 300. Giovanissimo diventa cammelliere, occupato nel trasporto del salnitro nel 329-30.
Tra il 330 e il 340 incontra S. Antonio abate e vive a lungo con lui. Viene ordinato prete quando è già conosciuto come «padre spirituale» di quell’area di deserto. Dal 356 al 384 si avvicendano nel monastero tre gruppi di discepoli che costituiranno la colonia monastica di Scite.
Tra il 373 e il 375 Macario viene esiliato insieme al suo omonimo Macario l’Alessandrino in un’isola del Nilo per ordine di Lucio, il vescovo ariano di Alessandria. La sua grande notorietà si deve soprattutto all’importanza che rivestì il monastero di Abu Macario nella storia del monachesimo egiziano.
Parola di dio Marco 2,18-22
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».
Riflessione frammenti di vita
«La pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante”» è stato l’auspicio del Papa per il 1° gennaio 2026, ma quel che è successo nei primi giorni del nuovo anno non è incoraggiante. Molto più che nelle guerre avviene come negli incendi dei boschi: diventano incontrollabili quando il sottobosco è secco e altamente infiammabile e il sottobosco in questo caso è il linguaggio sempre più aggressivo di troppe persone.
Così un anziano stimato per l’impegno nel volontariato e la dedizione al prossimo, ha affermato di fronte a tutti: “Spiace che Hitler non sia riuscito a completare la sua opera di sterminio degli ebrei…lo avesse fatto avremmo finalmente risolto il problema di Gaza”. Così ancora un giornale francese noto per cinismo e provocazione non ha trovato di meglio che irridere i poveri ragazzi morti di Crans Montana con l’orrenda vignetta “Les brulés font du Ski”.
Non andiamo oltre, ma non si può negare che le parole spesso esplodono come proiettili e che con questo andazzo c’è da aspettarsi che la pace rimanga a lungo un miraggio. È giusto chiedere ai grandi della terra che si impegnino contro le guerre, ma ancor più urgente è darsi da fare affinché si diffonda un modo di pensare, parlare e agire “disarmato e disarmante” a partire dagli anziani per arrivare fino ai giovani e ai bambini, ricordando che “una nazione si corrompe, quando si è corrotto il suo linguaggio”.
Intenzione di preghiera
Preghiamo per don Mario Marossi del quale oggi alle 15 saranno celebrati i funerali.
Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo
JOHN SINGER SARGENT EL JALEO
1882, olio su tela 232 x 348 cm, Museo Isabel Stewart Gardner – Boston USA

EL JALEO del pittore americano JOHN SINGER SARGENT (1856-1925) è opera vibrante del 1882, un capolavoro dell’Ispanismo allora di moda, che cattura l’energia e la passione del flamenco gitano, con una ballerina al centro in posa dinamica, scialle ricamato e braccia estese, circondata da un’atmosfera carica di suono (clapping, chitarre, voci) e movimento, creando un’immersione totale dello spettatore nel ritmo e nell’esuberanza della performance, un’esplosione di vita e sensualità in scena.
La tela trasmette un forte senso di dinamismo attraverso la posa asimmetrica della ballerina, suggerendo un’azione in corso ed è una rappresentazione del fascino americano per la cultura spagnola, con influenze dell’impressionismo e del realismo. L’assenza di barriere fa sentire l’osservatore parte della scena, quasi potendo sentire i rumori (castagnette, voci, chitarre) e percepire il calore.
Più che un ritratto statico, EL JALEO è un’istantanea della “Vita medesima”, nel suo dinamismo, erotismo e pienezza. Dettagli: Il grande scialle ricamato, la posa canonica del flamenco, e la scritta “olé” sul muro contribuiscono alla teatralità.








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