Lunedì 23 dicembre 2024

     

    4° Settimana di Avvento

     

    Avvenne il 23 dicembre…

    1339 – Simone Boccanegra eletto Doge di Venezia

    1569 – Russia. Lo zar Ivan IV fa incarcerare e strangolare il metropolita di Mosca Filippo II

    1913 – viene istituita la Federal Reserve negli USA

    1961 – Disastro ferroviario sulla linea Cosenza Catanzaro: 71 morti.

    1979 – Truppe sovietiche occupano Kabul capitale dell’Afghanistan.

    1990 – La Slovenia vota per l’indipendenza dalla Repubblica Jugoslava

    2008 – un terremoto colpisce le zone di Parma e Piacenza: nessun morto né ferito, ma molti danni.

     

    Aforisma Antifone dell’Avvento – Novena di Natale   

    “O Radice di Jesse, che sei un segno per i popoli, innanzi a te i re della terra non parlano, e le nazioni ti acclamano: vieni e liberaci, non fare tardi”.

     

    Preghiera colletta

    Dio onnipotente ed eterno, contemplando ormai vicina la nascita del tuo Figlio, rivolgiamo a Te la nostra preghiera: ci soccorra nella nostra indegnità il Verbo che si è fatto uomo, nascendo dalla Vergine Maria e si è degnato di abitare in mezzo a noi.

    Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Santo del giorno

    S. Giovanni da Kety (Canzio) nato a Kety in Polonia nel 1390 da pii genitori, compì gli studi nell’Università di Cracovia dove fu insignito dei gradi di professore e dottore.

    A 34 anni fu ordinato prete, e continuò a insegnare. Nominato parroco a Olkusz, si fece ammirare come modello di pietà e carità verso il prossimo. Nel 1440 riprese la docenza a Cracovia e contruibuì all’educazione del principe Casimiro.

    Morì durante la Messa della vigilia di Natale del 1473. Docente e amico degli ultimi, la gente lo conisderava santo ricordando le sue lezioni di amore tra i malnutriti e i malati. È stato canonizzato da Clemente XIII nel 1767.

    «All’Ateneo da me tanto amato auguro la benedizione della SS. Trinità e la perpetua protezione di Maria, Sede della Sapienza, come anche il patrocinio fedele di san Giovanni da Kety, suo professore più di 500 anni fa». Così durante la visita a Cracovia del 9 giugno 1979, Giovanni Paolo II ricordò il professore santo di quell’Università.

     

    Parola di Dio Luca 1,57-66

    In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.

    Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».

    Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.

    Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.».

     

    Riflessione Frammenti di vita

    Un episodio mi ha ricordato uno dei detti dei padri (e madri) del deserto: “Diventare prudenti come serpenti e innocenti come colombe (Mt 10,16) vuol dire non ignorare le astuzie del diavolo perché il simile riconosce subito il simile” (S. Sincletica).

    Un brav’uomo da tutti ritenuto un pezzo di pane, ha rischiato di vedere la propria onorabilità trascinata nel fango per aver dimenticato di coniugare l’innocenza della colomba con la prudenza del serpente.

    Incapace di dire di no a chicchessia, è stato più volte raggirato da approfittatori senza scrupoli, rimanendo col portafoglio vuoto e a volte persino senza scarpe…Tempo fa decise di aiutare una coppia e siccome era incapace di pensar male degli altri, non si accorse che i due a forza di menzogne lo stavano sfruttando fino quasi a ridurlo in miseria.

    La cosa andò avanti fino a quando il nostro si sfogò con un amico che cercò di aiutarlo a mettere fine all’abuso. Facile a dirsi, ma non a farsi. Quando infatti i due se ne resero conto, si impossessarono del cellulare del benefattore e lo manipolarono con frasi e immagini compromettenti che avrebbero usato contro di lui se avesse smesso di finanziarli.

    L’amico era disposto a denunciare i due serpenti, ma lui è convinto che riuscirà a cambiarli con le buone maniere e intanto continua a pagare. Eppure il Vangelo insegna che la bontà non è più tale, quando è priva di discernimento.             

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo per le tutte le vittime del terrorismo, delle guerre e della violenza diffusa anche nel mondo progredito al quale ci vantiamo di appartenere.

     

    Don’t Forget! Le più belle natività nell’arte

    GIOTTO NATIVITÀ di GESÙ – 1304-1306 – 200×185 cm affresco Cappella Scrovegni Padova

    …ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο

    καὶ ἐσκήνωσεν ἐν ἡμῖν…

    Un paesaggio roccioso fa da sfondo alla scena della Natività, con Maria distesa su un declivio, coperto da una tettoia lignea, che ha appena partorito Gesù, mettendolo, già fasciato, nella mangiatoia; l’aiuta un’inserviente, davanti alla quale sostano il bue e l’asinello. Giuseppe è seduto in basso dormiente a sottolineare il suo ruolo non attivo nella procreazione; la sua espressione è incantata e sognante.

    Il manto di Maria, un tempo azzurro lapislazzuli steso a secco, è andato oggi in larga parte perduto, scoprendo la veste rossa sottostante. A destra l’angelo annuncia la nascita del Salvatore ai pastori, in questo caso solo due, raffigurati di spalle presso il loro gregge, mentre altri quattro angeli volano sopra la capanna, in atteggiamento di preghiera verso il bimbo appena nato e di lode a Dio nei cieli.

    Originale è il taglio prospettico della struttura, che rinnova la statica tradizione iconografica bizantina delle icone. Solide sono le figure, soprattutto quelle di Maria e Giuseppe. La delicatezza e l’attenzione che Maria rivolge al figlio è brano di grande poesia, che scioglie in un’atmosfera umana e affettuosa il racconto sacro. Con Giotto l’eternità si fa storia e il divino si incarna nell’umano.

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