Martedì 10 marzo 2026

     

    III Settimana di quaresima

     

    Avvenne il 10 marzo…

    241 a.C. – Isole Egadi: la flotta romana distrugge quella cartaginese: finisce la prima guerra punica

    1208 – Innocenzo III chiama a raccolta la cristianità per la Crociata contro gli albigesi (1209-1229)

    1302 – Dante Alighieri viene esiliato da Firenze

    1945 – 2.a guerra mondiale: il bombardamento Usa su Tokyo provoca la distruzione di 267.000 edifici, pari al 25% della città, uccidendo più di 100.000 persone

    1952 – Fulgencio Batista riprende il potere a Cuba con un golpe, con riconoscimento degli USA.

    1959 – Rivolta in Tibet repressa dal governo cinese e Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama, fugge in India

    1977 – L’astronomo James Elliot comunica la scoperta degli anelli di Urano.

     

    Aforisma dei padri del deserto

    «La solitudine unita all’astinenza dal cibo donano l’acutezza agli occhi interiori».

     

    Santo del giorno

    Conosciamo Macario solo come vescovo di Gerusalemme. Ma al suo tempo Gerusalemme non c’è più. Già nell’anno 70 il Tempio era stato distrutto. Nel 135, poi, la città stessa è stata rasa al suolo: sulle sue rovine è sorta Aelia Capitolina, col suo Campidoglio costruito sul luogo della sepoltura di Gesù. Macario vive come vescovo un momento importantissimo. La “pace costantiniana” si estende a tutto l’Impero.

    Macario ottiene dal sovrano il consenso per abbattere il Campidoglio, e così fa tornare alla luce l’area del Calvario e del Sepolcro. Su di essa sorgerà più tardi la basilica grandiosa della Risurrezione. Qui verrà in pellegrinaggio anche Elena, madre di Costantino, prima della serie di pellegrini che dura fino a oggi.

    Macario si oppone alla dottrina ariana, e interviene poi nel maggio del 325 al Concilio celebrato a Nicea. Si ritiene che Macario sia stato uno degli autori del Simbolo niceno, ossia del Credo che ancora oggi pronunciamo ogni domenica nella Messa. 

     

    Preghiera Colletta

    Convertici a te, o Dio, nostra salvezza, e formaci alla scuola della tua sapienza, perché l’impegno quaresimale porti frutto nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

     

    Parola di dio Luca 6,36-38

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

    Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

    Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».».

     

    Riflessione Detti e Fatti dei Padri del deserto

    Alcuni fratelli andarono dall’abate Lucio; il vecchio chiese loro: “Che lavori state facendo?”. Dissero: “Noi non lavoriamo, ma, attenendoci alle parole dell’apostolo, preghiamo incessantemente”. Il vecchio disse: “Non mangiate mai?”. I fratelli risposero: “In verità, noi mangiamo”. L’abate Lucio li provocò: “E chi prega per voi mentre mangiate?”. Si fecero silenti.

    Lucio continuò: “E non dormite mai?”. Confessarono di dormire. “E chi prega per voi mentre dormite?”. Non avevano risposte. L’abate concluse: “Vedo che vi vantate di ciò che non sapete fare. Vi mostrerò dunque come si prega senza sosta. Sedetevi a lavorare, la mattina, fino all’ora consueta; intrecciate stuoie, fabbricate cestini.

    Intanto, pregate sussurrando queste parole: Signore, secondo la tua misericordia, perdona le mie offese, cancella la mia iniquità. Quando avete finito, vendete i cestini per del denaro: donate parte del denaro ai poveri, usate il restante per comprare del cibo. Quando mangerete e dormirete, i poveri che avrete soccorso riempiranno le lacune del vostro incessante pregare”.

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché i nuovi pericolosi fuochi di guerra divampati in Medio Oriente tra Pakistan e Afghanistan siano spenti prima possibile dal ricorso al dialogo e alla diplomazia.

     

    Don’t Forget! 1000 quadri più belli del mondo

    FERNAND KHNOPFF, JEANNE KÉFER 

    1885 – olio su tela, 80×80 cm, Getty Center, Los Angeles

    Il pittore belga FERNAND KHNOPFF (1858 – 1921) divenne un apprezzato ritrattista della società negli anni ’80 dell’800, utilizzando elementi che lo aiutarono a diventare un pittore simbolista d’avanguardia: il realismo visivo e l’atmosfera di silenzio, isolamento e fantasia.

    Spesso posava i suoi modelli appoggiati a una porta chiusa, appiattendo lo spazio e dando vita a una immagine meditativa ed ermetica. L’artista ha raffigurato la figlioletta di un amico compositore su un portico davanti a una porta chiusa: la bimba con il suo piccolo pollice afferra il bordo della sciarpa e infila la mano nel cappotto. Con questo piccolo gesto, Khnopff è riuscito a catturare la vulnerabilità e l’incertezza della bambina nell’affrontare il mondo esterno.

    Per evocare ulteriormente la percezione infantile di un mondo a misura di adulto, ha inquadrato il piccolo corpo di Jeanne Kéfer contro la porta a misura di adulto e ha inclinato leggermente il pavimento. La bambina è ulteriormente isolata dalla pennellata libera e astratta che si riflette sulla porta-finestra alle sue spalle. Come è tipico di Khnopff, la piccola Jeanne risulta isolata sullo sfondo poco profondo, con lo sguardo fisso e un po’ inquietante sul volto.

     

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