Mercoledì 1 aprile 2026

    Settimana Santa

     

    Avvenne il 1° aprile…

    457 – Il magister militum Maggioriano è acclamato imperatore romano d’Occidente dalle truppe.
    1939 – Termina la guerra civile spagnola.
    1976 – Steve Jobs e Steve Wozniak fondano la Apple Computer.
    1979 – Con un voto quasi plebiscitario l’Iran diviene Repubblica islamica dell’Iran.
    2001 – Il presidente Jugoslavo Slobodan Milošević è catturato da forze speciali di polizia perché responsabile di crimini di guerra.

    Aforisma da Isaia 50

    “Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso”.

    Santo del giorno

    Sant’Ugo di Grenoble venne alla luce nel 1053 a Châteauneuf-sur-Lers, nel Delfinato, e morì a Grenoble il 1° aprile 1132 dopo 52 anni di episcopato nella città francese. Nato da nobile famiglia, fu educato dalla madre a praticare l’elemosina nei confronti dei poveri, alla preghiera quotidiana e al digiuno frequente. A soli 27 anni era già vescovo di Grenoble. Da allora, per tutta la vita, conciliò con abnegazione l’attrazione fortissima verso la vita eremitica e il cenobio e la fedeltà al servizio episcopale, che svolse con grande ardore, secondo lo spirito di riforma della Chiesa che caratterizzò il pontificato di Gregorio VII. Quando a Grenoble giunse Bruno di Colonia, con un gruppo di compagni, il vescovo Ugo fu prontissimo ad aiutarlo, e nella zona montuosa detta Cartusia (Chartreuse, in francese) gli assegnò il territorio sul quale sorgerà la Grande Chartreuse, luogo di nascita dei monaci chiamati Certosini. Quando poi chiese al Papa di ritirarsi per anzianità, questi gli rispose: “preferisco te malconcio a ogni altro, anche giovane e robusto”.

    Preghiera Colletta

    Padre misericordioso, tu hai voluto che il Cristo tuo Figlio subisse per noi il supplizio della croce per liberarci dal potere del nemico: donaci di giungere alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

    Parola di Dio Matteo 26,14-25

    In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

    Riflessione Frammenti di vita

    «Che cosa devo fare. Posso fare come Pietro fu riammesso all’amore di Dio più di prima. Posso fare come Giuda e poi essere da Dio abbandonato».
    don Giuseppe Vavassori. (Diario 1964-1969).

    In questi giorni la liturgia focalizza l’attenzione su Pietro pronto a dare la vita per il Signore, ma poi, come gli aveva preannunciato Gesù, pronto a rinnegarlo non una, ma tre volte. Pietro ci assomiglia a questa nostra società, che si sta costruendo sull’immagine di sé, dove si fa di tutto e di più sempre più in fretta, si moltiplicano le attività e ci troviamo in continuo affanno. Così il Signore diventa non una persona che tiene viva e dà slancio alla giornata, ma un impegno in più. Lo stesso accade a Giuda che per trenta denari tradisce Gesù. Il buio li sommerge. Giuda non ne uscirà…Invece, le lacrime che sgorgano dagli occhi di Pietro indicano la piena disponibilità alla sequela di Gesù, quella che non vuole supereroi della fede, ma persone umane e reali, segnate dalle fatiche di tutti, che testimoniano prima di tutto l’amore di Dio, non la propria bravura. Gesù dà un messaggio chiaro a Pietro e a chiunque desidera essere discepolo del Signore: il desiderio di dare la vita per condividere la gloria del Cristo è una nobile aspirazione, ma non è esente da cadute, incomprensioni, dubbi, ripensamenti, tensioni…In un ritiro spirituale ai seminasti delle medie del nostro seminario don Giò disse: “Ammiro la fede e il coraggio di Pietro che non si è lasciato andare nonostante il suo momento buio del rinnegamento (12-5-1990).” Pietro vorrebbe godere dell’alba della risurrezione senza attraversare la notte della passione; vorrebbe arrivare alla meta senza troppa fatica. È apostolo entusiasta e focoso. Lo si vede nella concitazione dell’arresto di Gesù, quando i sfodera una spada e assesta un fendente che mozza l’orecchio destro del servo del sommo sacerdote. Poi ecco la notte del tradimento, del gallo che canta e le lacrime della conversione che fanno sorgere una nuova alba per Pietro, parallela ma più grandiosa di quella che era sorta anni prima sul litorale del lago di Galilea quando Gesù l’aveva convocato e cooptato tra i primi suoi discepoli. Pentito e purificato, potrà diventare d’ora innanzi il rappresentante visibile del Risorto, pietra di fondazione e guida della sua Chiesa.

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché la settimana Santa porti al mondo un po’ più di pace, alla chiesa un po’ più di fede e di speranza, a ogni persona un po’ più di serenità.

    Don’t Forget!

    Santi della carità
    Beato Giuseppe Girotti – Martire della carità
    1905-1945

    Giuseppe Girotti nacque ad Alba (Cuneo) il 19-7-1905 da umile ma stimata famiglia. A 13 anni entrò nel seminario domenicano di Chieri (TO) per soddisfare la sua vocazione religiosa e lì nel 1930 fu ordinato prete, l’anno successivo si laureò in teologia a Torino. Si specializzò presso la celebre “Ecole Biblique” di Gerusalemme e si dedicò all’insegnamento della S. Scrittura nel Seminario Teologico domenicano di ‘S. Maria delle Rose’ di Torino e nel Collegio dei Missionari della Consolata. Nel 1937, pubblicò il VI volume dell’Antico Testamento dedicato ai Libri della Sapienza, continuando il commento alla Sacra Bibbia iniziato dal domenicano padre Marco Sales, morto nel 1936. Nel 1942 pubblicò il VII volume sul Libro di Isaia; nei due volumi profuse tutta la sua profondità di studi, esposti con chiarezza apprezzata. Stimato per la sua vasta cultura, amava esercitare il ministero sacerdotale anche tra la povera gente, specie nell’Ospizio dei “Poveri Vecchi”, vicino al suo convento. Estese la sua pratica della carità cristiana agli ebrei, durante la persecuzione 2.a Guerra Mondiale. In campo religioso e politico era anticonformista, fu quindi colpito dalla sospensione dall’insegnamento e sorvegliato dal regime fascista. Per la sua opera a favore degli ebrei, il 29-8-1944 fu catturato e deportato in Germania nel campo di concentramento di Dachau, dopo essere stato detenuto a ‘Le Nuove’ di Torino, ‘S. Vittore’ a Milano ed a Bologna. In quel campo, alla periferia di Monaco, stette 6 mesi, sottoposto ai maltrattamenti, sopportati con umiltà, pazienza e mansuetudine, vivificati dalla preghiera e dallo studio della Parola di Dio. Per questo fu ammirato dagli altri religiosi e dai ministri di altre Confessioni religiose, prigionieri come lui; gli stenti e le violenze patite lo portarono alla morte a quasi 40 anni, nello stesso campo di Dachau, il giorno di Pasqua 1-4-1945, fra il rimpianto e la venerazione di tutti i deportati, i quali lo considerarono subito un santo. Nel 1988, presso la Curia di Torino iniziò il Processo di beatificazione e beatificando Giuseppe Girotti, il 26-4-2014, nella sua città natale, la Chiesa l’ha posto sopra il moggio per illuminare l’ordine di S. Domenico, la diocesi di Alba, la Chiesa tutta, il mondo intero.

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