Mercoledì 14 gennaio 2026

     

    I Settimana del Tempo Ordinario

     

    Avvenne il 14 gennaio…

    1301 – Con la morte del re Andrea III d’Ungheria si estingue la dinastia degli Arpadi.

    1784 – Il Congresso USA ratifica il trattato di Parigi che sancisce la fine della guerra d’indipendenza americana.

    1814 – La Danimarca cede la Norvegia alla Svezia.

    1968 – Il terremoto del Belice provoca vittime, ingenti danni e la distruzione di Gibellina, Salaparuta, Poggioreale e Montevago, che verranno poi ricostruiti

    2005 – La sonda europea Huygens atterra su Titano, la più grande delle lune di Saturno

    2019 – A 38 anni dall’evasione, l’ex terrorista Cesare Battisti viene espulso dalla Bolivia e riportato in Italia

     

    Aforisma di S. Giovanni Climaco

    “l termine dell’amore che ci conduce a Dio non ha termine. Non cesseremo mai di progredire in esso, ora e nell’aldilà, aggiungendo luce alla luce. Anche gli angeli progrediscono in esso, aggiungendo gloria alla gloria e conoscenza alla conoscenza.”

     

    Preghiera Colletta

    Ispira nella tua paterna bontà, o Signore, i pensieri e i propositi del tuo popolo in preghiera, perché veda ciò che deve fare e abbia la forza di compiere ciò che ha veduto. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Santo del giorno

    La memoria di san Felice da Nola è arrivata a noi grazie all’opera di san Paolino da Nola, che “valorizzò” il luogo della sua sepoltura. Felice era nato nel III secolo e fu collaboratore del vescovo Massimo: davanti alla persecuzione, però, il presule dovette rifugiarsi lontano dalla città. Felice, invece, fu catturato e torturato; secondo la tradizione venne salvato miracolosamente.

    Fu solo con la pace costantiniana nel 313 che il sacerdote poté tornare a Nola. Per questa prova egli è venerato come martire, anche se non venne ucciso dai persecutori.

    Non si consce l’anno della sua morte, alcuni dati dicono sotto Valeriano (258), ma come spiegare che sia lui, che il vescovo Massimo non furono uccisi, è probabile quindi che siano morti dopo la pace di Costantino, quindi dopo il 313. La comunità locale lo avrebbe voluto come vescovo ma lui oppose un deciso rifiuto e scelse di vivere in povertà fino alla morte.

     

    Parola di dio Marco 1,29-39

    In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati.

    Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava.

    Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.

     

    Riflessione del giorno

    La domenica è il giorno del Signore. Chi è nuovo [al Patronato S.V] avrà trovato che qui si va in Chiesa ogni/giorno e, come alla domenica e nei giorni festivi, vi è una funzione nel pomeriggio.  don Giuseppe Vavassori (18/10/1964 – Dialoghi domenicali).

    Sono lontani i tempi di don Bepo. Oggi corse, gite, mercatini…Per il Signore non c’è tempo. “Senza la domenica non possiamo vivere” è la risposta di un piccolo gruppo di cristiani di Abitene in Tunisia. Sorpresi in 49 a celebrare nonostante i divieti statali, al tempo della persecuzione di Diocleziano (304) furono arrestati, interrogati a Cartagine e, dopo aver rifiutato di abiurare, morirono martirizzati. Oggi non siamo nella persecuzione, ma certamente in una fase di indifferenza e di deserto spirituale che rende arduo il compito di testimoniare le ragioni della fede.

    Anni fa, al termine del congresso eucaristico nazionale, papa Benedetto esortò a intensificare l’impulso missionario per recuperare la domenica come giorno della festa della Chiesa e dell’uomo; E sollecitò a riscoprire il precetto festivo non come dovere imposto dall’esterno, ma come esigenza dell’anima. Partecipare alla Messa nutrirsi del Pane eucaristico dà l’energia necessaria per il cammino per seguire la strada indicata da Dio e iscritta nella natura dell’uomo”.

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché per intercessione di Maria SS. Dio ci conceda un anno di pace e di benedizione.

     

    Don’t Forget!

    In questo anno 2026 in cui la comunità del Patronato S. Vincenzo si è impegnata a realizzare l’adorazione continua dal 30-11-2025 al 29-11-2026, per sostenere l’intenzione di preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose e per il Seminario diocesano, come blog ci impegniamo a presentare ogni settimana una figura significativa del clero bergamasco. 

    Cominciamo con il fondatore del PSV stesso e cioè DON GIUSEPPE (BEPO) VAVASSORI

     

    GRANDI FIGURE DEL CLERO BERGAMASCO

    don GIUSEPPE (BEPO) VAVASSORI 1888-1975

    Nato a Osio Sotto nel 1888, GIUSEPPE VAVASSORI, quinto di 17 figli, fu ordinato prete nel 1912. Operò in alcune parrocchie dell’Alta Val Brembana (curato a Branzi e parroco a Trabuchello) prima di diventare cappellano delle truppe nella 1.a Guerra Mondiale. Ricevette decorazioni ed encomi per la generosità nell’assistenza ai soldati. Tornato dal fronte, fu prima nominato parroco a Olmo al Brembo (1921-’25) e poi direttore spirituale in Seminario. Incaricato dal Vescovo di seguire 12 ragazzi del Patronato S. Vincenzo, che allora aveva sede in Città Alta, fece di questo “lavoro marginale” l’opera della sua vita. Lo rifondò, trasferendolo in via Gavazzeni, e nel corso dei decenni accolse almeno trentamila orfani e giovani che non avevano né istruzione né lavoro.  Fu anche cappellano del carcere e per alcuni anni direttore de L’Eco di Bergamo. Prima e durante la 2.a Guerra Mondiale diede asilo a bambini ebrei, a partigiani, a politici di ogni colore che lui travestiva da preti.

    Don Bepo venne anche arrestato per questo, tradito da uno dei suoi ragazzi, al quale però non rimproverò mai nulla. Il Patronato col passare del tempo allargò le sue braccia aprendo centri di accoglienza in diversi paesi della provincia S. Brigida, S. Paolo d’Argon, Endine Gaiano, Opera Bonomelli, Istituto Carlo Botta, Sanremo, Clusone, Romano Lombardo, Nembro, Sorisole, Casa del Giovane…Per dare una casa ai suoi «figli», don Bepo realizzò il “Villaggio degli Sposi”, oggi popoloso quartiere di Bergamo. L’ultima sua impresa fu la missione diocesana in Bolivia: un suo prete, don Antonio Berta, a Cochabamba fondò “La Ciudad de los Niños”.

    Il segreto di don Bepo era la fede nella Provvidenza che egli vide agire come «una madre che ci culla nelle sue braccia». Molti, anche fra i sacerdoti, si preoccupavano del suo continuo indebitarsi per dar vita a nuove imprese. Lui rispondeva così: «Se facciamo i conti con i criteri dei ragionieri, che sono criteri umani diversi da quelli di Dio, non andremo lontano. Bisogna lasciare spazio alla Provvidenza. Altrimenti come fa a intervenire?». E il vescovo di quel periodo, a chi gli osservava che don Bepo non rispettava le disposizioni rispose: «È più grande di noi, bisogna lasciarlo fare».

    Don Bepo morì il 5 febbraio 1975 e l’Eco di Bergamo così ne diede la notizia: «Ieri alle 10.45, all’età di 87 anni, don Giuseppe Vavassori, fondatore del Patronato S. Vincenzo della nostra città, ci ha lasciato. E’ una notizia tristissima che ci aspettavamo, purtroppo, da quando venerdì, festa di don Bosco, nel giorno che gli era più caro, l’autolettiga della Croce Rossa lo aveva portato via dai suoi ragazzi smarriti, dopo un collasso che non lasciava speranza; ma questo non attenua minimamente il dolore nostro in quest’ora, di migliaia di giovani e di uomini che lo piangono come fosse improvvisa la scomparsa, di Bergamo che perde la figura che, dopo Papa Giovanni, l’ha più onorata in quest’ultimo mezzo secolo. Senza con ciò sminuire nessuno, si può dirlo con piena verità: è il nostro don Bosco, una figura da accostare al Palazzolo, a don Orione, a don Guanella, a don Murialdo, a don Botta, a Padre Orisio, cioè alle grandi figure dei sacerdoti della carità».

     

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