II Settimana di Natale
Avvenne il 3 gennaio…
1117 – Nord Italia: terremoto del 3-1-1117 (circa 30 000 vittime).
1496 – Leonardo da Vinci sperimenta senza successo una macchina volante.
1521 – Papa Leone X scomunica Martin Lutero con la bolla “Decet Romanum Pontificem”.
1889 – Torino: crollo mentale in pubblico del filosofo Friedrich Nietzsche.
1954 – Iniziano le trasmissioni del Programma Nazionale della Rai Radiotelevisione Italiana
1961 – gli Usa rompono le relazioni diplomatiche con il nuovo governo di Cuba (Fidel Castro).
1986 – L’Unione europea adotta la bandiera europea.
Aforisma dalla 1.a lettera di Giovanni Apostolo
“Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui”.
Santo del giorno

È nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che vive ogni respiro della propria esistenza un cristiano. Lo si esprime con un gesto semplice ma potente, il segno della Croce, che è un modo per mostrare la scelta di portare nel mondo il messaggio di Gesù, morto e risorto. E nel nome di Gesù le prime comunità cristiane trovarono la loro radice, perché proprio la loro fede in una persona le distingueva e ne definiva l’identità.
Per questo la devozione per il nome di Gesù, autentica “formula” per la santità, ha sempre accompagnato la storia della Chiesa, raggiungendo il proprio apice tra il XIV e il XV secolo quando san Bernardino da Siena realizzò il trigramma con le lettere IHS (prime tre lettere del nome di Gesù in greco), all’interno di un sole con 12 raggi su sfondo azzurro.
Grazie a questo santo il culto si diffuse fino a entrare nel calendario liturgico. Nel 1530 Papa Clemente VII autorizzò l’Ordine francescano a recitare l’Ufficio del Santissimo Nome di Gesù. Giovanni Paolo II ha ripristinato al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario Romano.
Preghiera Colletta
O Dio, tu hai voluto che l’umanità del Salvatore, nella sua mirabile nascita dalla Vergine Maria, non fosse sottoposta alla comune eredità dei nostri padri: fa’ che, liberati dal contagio dell’antico male, possiamo anche noi far parte della nuova creazione, iniziata da Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Parola di dio Giovanni 1,29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Riflessione Monsignor Ravasi Mattutino
“Nella nostra epoca gli uomini sembrano più portati a confondere la saggezza con la dottrina e la dottrina con l’informazione. Si sta sviluppando una nuova specie di provincialismo, fatto non di spazio ma di tempo: il mondo è proprietà esclusiva dei vivi, una proprietà di cui i morti non possiedono azioni”. È morto da più di mezzo secolo, nel 1965, eppure le parole di uno dei massimi poeti del Novecento, Thomas S. Eliot, colpiscono nel segno la società e la cultura in cui oggi viviamo.
Non è forse vero che anche la scuola si sta adeguando a venerare la nuova trinità “Internet-Inglese-Impresa”, fissandosi tutta sul presente, sull’utilitarismo, sull’informazione? È un provincialismo temporale (e non solo spaziale: c’è anche quello): la grande eredità civile, culturale e spirituale del passato è ormai ostracizzata o ignorata; ben altre sono le questioni che premono, quelle appunto dell’efficienza, della logica di mercato e di consumo, della produttività.
E, così, si scambia la sapienza, che è visione d’insieme, con le teorie di una tecnica sofisticata ma disumana e amorale, e si confonde la dottrina teorico-pratica con una superficiale informazione. È, dunque, necessario non aver timore di riproporre, anche nella religione, la conoscenza seria del grande lascito che sta alle nostre spalle, evitando la riduzione all’immediato, all’utilitaristico, alla superficialità.
Bisogna ritornare al rigore della ricerca non solo scientifica, ma anche umanistica. Aveva ragione il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau quando, nella Nuova Eloisa, scriveva: «L’arte di interrogare non è facile come si pensa. È arte più da maestri che da discepoli: bisogna aver già imparato molto per saper domandare ciò che non si sa».
Intenzione di preghiera
Preghiamo per i giovani morti nella notte di capodanno nella terribile tragedia di Crans Montana in Svizzera e per le loro famiglie devastate dal dolore
Don’t Forget! Le più belle natività Lombarde
ALESSANDRO BONVICINO detto il MORETTO: NATIVITÀ DI GESÙ CON S. GIROLAMO e un DONATORE GEROLIMINO
1550 circa, 412 × 276 cm, Pittura ad olio su tela, Pinacoteca TOSIO MARTINENGO Brescia

Il dipinto “Natività con S. Girolamo e un donatore girolimino” del pittore bresciano Alessandro Bonvicino detto il “Moretto” (1492 – 1554), ma la cui famiglia era originaria di Ardesio (Bg) è un’opera significativa del tardo periodo dell’artista, caratterizzata da atmosfere intime e spirituali, dove il tema sacro si fonde con la devozione privata del donatore, un monaco eremita di S. Girolamo, creando un dialogo tra il Divino Bambino e i santi intermediari.
Il centro è la Natività, ma la scena è arricchita dalla presenza di San Girolamo, inginocchiato in preghiera, e dal donatore inginocchiato accanto a lui, un monaco eremita (girolimino), che offre la sua devozione al Bambino. Dipinto nel periodo della Controriforma (primi anni ’40 del Cinquecento), riflette le esigenze di devozione e intimità richieste dalla Chiesa, con un uso sapiente di toni smorzati e una luce che suggerisce la presenza divina, tipici del Moretto tardo.
San Girolamo, traduttore della Bibbia e padre del deserto, e il donatore (l’eremita) incarnano la ricerca di ascesi e di contemplazione, creando un ponte tra il mondo terreno e la scena sacra. L’opera è nota anche per dettagli curiosi, come una mappa nascosta nell’Oceano Indiano nei mosaici in rovina sullo sfondo, aggiungendo strati di significato e di erudizione. È considerato uno dei capolavori estremi del Moretto, dimostrando la sua capacità di fondere spiritualità profonda, realismo e un’eleganza compositiva che lo rende un maestro del Rinascimento bresciano, insieme a Romanino e Savoldo.








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