II Settimana di quaresima
Avvenne il 7 marzo…
1798 – L’esercito francese entra a Roma: nasce la Repubblica Romana
1799 – Napoleone conquista Giaffa in Palestina e per garantire la ritirata dei suoi uomini, procede all’uccisione di oltre 2000 prigionieri musulmani.
1876 – Lo statunitense Alexander Graham Bell ottiene il brevetto per l’invenzione del telefono.
1912 – La spedizione di Roald Amundsen raggiunge il Polo sud.
1996 – In Palestina viene formato il primo parlamento democraticamente eletto.
Aforisma dei padri del deserto
“L’uomo è come un albero, la fatica del corpo sono le foglie, la custodia del cuore il frutto.”
Santo del giorno

Chiusa in carcere aspettando la morte, una giovane tiene una sorta di diario dei suoi ultimi giorni, descrivendo la prigione affollata, il tormento della calura; annota nomi di visitatori, racconta sogni e visioni degli ultimi giorni. Siamo a Cartagine, Africa del Nord, anno 203: chi scrive è la colta gentildonna Livia Perpetua, 22 anni, sposata e madre di un bambino.
Nella folla carcerata sono accanto a lei anche la più giovane Felicita, figlia di suoi servi, e in gravidanza avanzata; e tre uomini di nome Saturnino, Revocato e Secondulo. Tutti condannati a morte perché vogliono farsi cristiani e stanno terminando il periodo di formazione; la loro «professione di fede» sarà il martirio nel nome di Cristo.
Le annotazioni di Perpetua verranno poi raccolte nella «Passione di Perpetua e Felicita», opera forse di Tertulliano, testimone a Cartagine. Il loro martirio si scolpì a fondo nelle menti dei Cristiani, i quali ogni anno ne celebrarono con grande solennità la data della loro nascita al cielo. I nomi delle due sante sono stati inseriti nel canone romano della S. Messa.
Preghiera Colletta
O Dio, che con i tuoi gloriosi doni di salvezza ci rendi partecipi sulla terra dei beni del cielo, guidaci nelle vicende della vita e per l’intercessione delle Sante Martiri Perpetua e Felicita accompagnaci alla splendida luce della tua dimora. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Parola di dio Matteo 21,33-43.45
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Riflessione Di Mons. Ravasi “Mattutino”
L’uomo non si deve accontentare di un Dio pensato perché così, quando il pensiero ci abbandona, ci abbandona anche Dio. “La pensée fait la grandeur de l’homme”: non c’è bisogno di tradurre questo che è uno dei Pensieri del grande filosofo francese Pascal. Il suo contemporaneo e altrettanto celebre Cartesio aveva coniato quel Cogito, ergo sum che abbiamo imparato a scuola e che univa intimamente essere e pensiero umano. Ma molti secoli prima, nella lontana India, tra le sentenze buddhiste del Dhammapada si leggeva: «Tutto quello che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato: è fondato sui nostri pensieri, è formato dai nostri pensieri».
Lode, quindi, al pensiero umano, che si inoltra nei meandri dell’essere, dell’esistere e del mistero. C’è, tuttavia, un «ma» che proprio Pascal ha scritto subito dopo nei suoi Pensieri esaltando, come è noto, le «ragioni del cuore» e concludendo che «l’ultimo passo della ragione è riconoscere che ci sono infinite cose che la sorpassano». A questo punto entra in scena la fede, una conoscenza che segue un altro percorso parallelo a quello dell’amore.
E qui vale la considerazione sopra citata sul Dio solo «pensato» che faceva Meister Eckhart, un geniale mistico e teologo domenicano tedesco contemporaneo di Dante. Nei suoi scritti egli spesso procedeva quasi sulla lama di un coltello, inoltrandosi nel mistero divino o in quello dell’essere e del nulla, lungo territori labili di frontiera. Un Dio che alberga solo nel ragionamento è insufficiente perché, se dovesse scricchiolare l’argomentazione razionale, anch’egli si dissolverebbe. Esemplare l’itinerario di Giobbe che a lungo s’interroga su Dio, ma alla fine è l’incontro a svelarlo: «Io ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono».
Intenzione di preghiera
Preghiamo perché i pericolosi fuochi di guerra divampati in Medio Oriente tra Pakistan e Afghanistan siano spenti prima possibile dal ricorso al dialogo e alla diplomazia.
Don’t Forget!

Mappa traffico aereo nel Medio Oriente dopo l’attacco di Israele e USA all’Iran del 28-3-2026








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