Venerdì 4 aprile 2025

     

    4a Settimana di Quaresima

     

    Avvenne il 4 aprile…

    1815 –L’esercito napoletano di Gioacchino Murat sconfigge al Panaro, l’esercito austriaco.

    1885 – Gottlieb Daimler brevetta in Germania il progetto di un suo motore a scoppio;

    1922 – Stalin diventa Segretario generale del Partito comunista dell’Unione Sovietica;

    1948 – Il presidente Usa Harry Truman firma il piano Marshall: aiuti per 5 miliardi di $ a 16 paesi.

    1974 – 148 tornado colpiscono 13 Stati Usa in 26 ore, record nella meteorologia: 315 i morti e quasi 5.500 i feriti

     

    Aforisma Salmo 104,3-4

    “Gioisca il cuore di chi cerca il Signore. Cercate Dio e la sua potenza, cercate sempre il suo volto”.

     

    Preghiera

    Padre buono, supplichiamo la tua misericordia perché, purificati dalla penitenza e santificati dalle buone opere, possiamo camminare fedelmente nella via dei tuoi precetti e giungere rinnovati alle feste pasquali. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

     

    Santo del giorno

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    BENEDETTO MANASSARI nacque a S. Fratello (Messina) nel 1526 da genitori discendenti di schiavi africani. Curava il gregge di pecore del padre ma pregava sempre. Le sue doti umane e caritatevoli gli valsero il soprannome di “Santo Moro”: il giovane lavorava e faceva economie per mantenersi e aiutare i poveri.

    Purtroppo, a causa del colore della pelle, spesso veniva insultato e schernito. Ai suoi 21 anni un eremita francescano notò il suo comportamento paziente e mite di fronte alle provocazioni e capì che era un uomo molto buono e gradito a Dio. Così gli propose di entrare in convento. Benedetto sentì che questa era la sua strada.

    Vendette i buoi e donò il ricavato ai poveri, entrando in una comunità eremitica sul Monte Pellegrino: i confratelli gli fecero fare il cuoco; poi sebbene fosse analfabeta, lo nominarono superiore. Benedetto si cibava solo di legumi e conduceva una vita modesta. Visse 24 anni nel convento di S. Maria di Gesù a Palermo e morì nel 1589; è santo dal 1807.

     

    Parola di Dio del giorno Matteo 5,17-19

    Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.

    Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete.

    Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

     

    Riflessione A proposito di “Trasustanziazione”

    Anche nella chiesa si usano parole che come Alessandro Manzoni ha scritto nei Promessi Sposi sono “selvatiche e bisbetiche” al pronunciarsi, ma che nella loro complessità e apparente incomprensibilità rivelano un significato grande e misterioso che va mantenuto a tutti i costi.

    Una di queste è il termine transustanziazione che S. Giovanni Paolo II, nella sua enciclica “Ecclesia de Eucharistia” così spiega: “Con la consacrazione del pane e del vino nella celebrazione eucaristica (la S. Messa) si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione”.

    Queste le parole chiare e inequivocabili nel solco della tradizione cattolica, sono state confermate, anzi ribadite da Benedetto XVI: “La Transustanziazione non è un optional. Va bene l’ecumenismo, ma se il protestantesimo non accoglierà, umilmente, il mistero della Transustanziazione, è impossibile concedere loro una qualsiasi forma di inter-comunione.

    È il Signore Gesù che alla domanda di Pietro, circa le sue dure parole sul Mistero, risponde con una domanda dolorosa: “Volete andarvene anche voi? La risposta di Pietro a Gesù significa che non può esserci alcuna comunione con chi rifiuta questa divina Presenza reale”. Il desiderio di rendere facile la comprensione dei misteri cristiani è comprensibile, ma nella fede certe realtà misteriose diventano comprensibili solo se vengono accolte così come sono. E l’eucaristia (e di conseguenza anche la “transustanziazione”) è una di queste.

     

    Intenzione di preghiera

    Preghiamo perché lo Spirito Santo faccia fiorire nella Chiesa l’integrità della fede, la santità della vita, la carità fraterna, perché, stretta alla croce, innalzi i suoi germogli fino al cielo.

     

    Don’t Forget! Dante alighieri: Divina Commedia Inferno Canto III (parte 6.a)

    PERSONAGGI PRINCIPALI DEL 3° CANTO DELL’INFERNO

     

    1° PERSONAGGIO del 3° CANTO dell’INFERNO

    Il 1° “personaggio” del 3° canto è la PORTA. In realtà la porta è un oggetto, ma Dante l’ha quasi personificata: infatti essa è “parla”, avvisando – con la scritta posta sopra di essa– che si sta per accedere al luogo dell’«etterno dolore» e che non vi è alcuna speranza di tornare indietro. Nella scritta viene chiarito che a creare la porta, è stato Dio Trinità: il Padre, suprema Potenza, il Figlio, suprema Sapienza e lo Spirito Santo, supremo Amore.

    Dante prende l’idea della porta di ingresso agli inferi dalla tradizione religiosa: dal profeta Isaia (38,10): «A metà della mia vita me ne vado alle porte degli inferi» e da Matteo (7, 13): «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce a perdizione e molti sono quelli che entrano per essa».

    E dalla tradizione classica, da Virgilio (Eneide, VI): «facilis descensus Averno: / noctes atque dies patet atri ianua Ditis; / sed revocare gradum superasque evadere ad auras, / hoc opus, hic labor est». Scendere agli Inferi è facile: la porta di Dite è aperta notte e giorno; ma risalire i gradini e tornare a vedere il cielo – qui sta il difficile, qui la vera fatica.

     

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    2° PERSONAGGIO del 3° CANTO dell’INFERNO

    Nel Canto III troviamo il primo gruppo di peccatori: sono gli ignavi, coloro cioè che in vita non hanno mai preso posizione, eludendo il compito fondamentale di decidere. Il disprezzo di Dante per loro è totale, essendo venuti meno a una prerogativa morale dell’uomo che riguarda la sfera teologica (la scelta tra Bene e Male) e quella politico-sociale (schieramento politico e vita attiva nel Comune).

    Sottraendosi al compito primario, chi si macchia di ignavia non merita considerazione: per questo Dante accenna a «colui che fece per viltade il gran rifiuto». Per gli studiosi è Papa Celestino V. Pietro Angeleri, noto come Pietro da Morrone, nacque in Molise nel 1210, fu eletto Papa il 5-5-1294. Uomo di indole eremitica, Celestino 5° accettò l’incarico a malincuore ma, quando comprese di non riuscire a contenere le pressioni del re Carlo II d’Angiò e a sopportare le strumentalizzazioni di una parte della Chiesa, abdicò il 13-12-1294. 

    Per Dante la sua colpa fu aver rinunciato alla carica papale e di non aver mostrato responsabilità nei confronti del suo compito. Ma anche il fatto che l’abdicazione spianò la strada all’elezione di Bonifacio VIII causa, secondo Dante della corruzione della Chiesa e del proprio esilio. 

     

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